<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819</id><updated>2012-02-16T10:37:30.232-05:00</updated><category term='minuetto'/><category term='Segnalazioni - Letture'/><category term='fumetto e letteratura'/><category term='memoria di uno qualsiasi'/><category term='Testi'/><category term='idee e ricerche'/><category term='cronache dalla restaurazione'/><title type='text'>verde memoria</title><subtitle type='html'>non propriamente barbari... diversamente latini.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>43</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-5280001347713356497</id><published>2007-12-10T06:07:00.000-05:00</published><updated>2007-12-17T09:30:58.600-05:00</updated><title type='text'>sicilia verde irlanda: il festival, il cortile dei marchesi, sannelli</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/R10yz2zLBwI/AAAAAAAAAE0/87_3BSLRcM4/s1600-h/veduta_Caltagirone2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5142322215991838466" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/R10yz2zLBwI/AAAAAAAAAE0/87_3BSLRcM4/s200/veduta_Caltagirone2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Si è concluso ieri con la lezione di Andrea Cortellessa e le letture incrociate di Sara Ventroni e Aldo Nove il festival &lt;a href="http://www.comune.caltagirone.ct.it/index_1456.html"&gt;"Tutto il resto è poesia"&lt;/a&gt; che ha avuto luogo dal 2 al 9 dicembre nella splendida cornice barocca del palazzo municipale di Caltagirone, il posto con più chiese, ceramica, e scale al mondo. La Las Vegas dei presepi, con persone che per un euro e cinquanta ti invitano ad entrare in botteghe dove espongono rappresentazioni di ogni tipo, giganti e mignon; presepi in cotone, viventi, meccanici, in ferro, tradzionali, coi pupi, in terracotta, in ceramica. S. Maria del Monte domina dall'alto la celebre scalinata che, salendo, non concede di trovare cadenza e passo. Turi Volanti e Ballarò espongono in permanente al museo di Arte Contemporanea e nei caruggi (li chiamano come a Genova) può capitare d'incontrare nel saliscendi punti invece di strutturato livellamento, pianura, interni, architetture che nella loro sostanza arrivano a comunicare epifanie improvvise, chiarimenti di senso che si esperiscono solo intravedendo l'anima dei luoghi. Un anima che non appartiene al qui e ora del posto, ma istituisce un'analogia profonda, un incontro. A me è capitato nel cortile dei marchesi di Santa Barbara, ammirando l'asimettria delle aperture circolari del palazzo in rapporto all'altezza del palazzo e alla diagonale del cortile. Era come un Piranesi caduto nel pozzo... un acquario d'ombra, e io dentro. Sono grato al festival organizzato dall'intaprendente &lt;strong&gt;Josephine Pace&lt;/strong&gt;, sotto la tutela ideale di Maria Attanasio, per avermi dato la possibilità di saggiare l'epifania del cortile dei marchesi di santa barbara e nel contempo conoscere l'opera meritoria di alcuni piccoli editori, che con il loro lavoro offrono la vera alternitava al mercato generalista. La &lt;strong&gt;Gepas &lt;/strong&gt;di Orazio Parisi, di Avola, ad esempio, o le milanesi edizioni &lt;strong&gt;Il Faggio &lt;/strong&gt;di Franco Ambrosio, o la &lt;strong&gt;Rosa rossa/il raggio verde &lt;/strong&gt;di Vitaldo Conte e infine la &lt;strong&gt;Altavoz&lt;/strong&gt; di Caltagirone (che propone tra gli altri titoli il poeta algerino &lt;strong&gt;Habib Tengour&lt;/strong&gt;, ben tradotto da Manuela Cardinel). Ho avuto modo di parlare un poco del rapporto tra editoria e poesia, dicendo che tale rapporto è serenamente allo stremo, ma che non è quello l'importante. La mia personale idea di un'era che spesso definisco affetta dalla "sindrome Fausto Zafferoni", mi pare trovi conferma in chi da anni lavora incessantemente per un risultato. A proposito, a scoraggiore nuovi poeti, o, se abbastanza decisi, a fecondarli, indico spesso il nome e l'esperienza di Massimo &lt;strong&gt;Sannelli&lt;/strong&gt; che considero il poeta insieme più attivo e consapevole della sua generazione, di intensità sempre sconcertante. Consiglio di leggere attentamente &lt;a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/12/03/al-lettore-per-una-seconda-scuola-di-poesia-di-massimo-sannelli/"&gt;quanto scrive &lt;/a&gt;e anche tutto &lt;a href="http://www.massimosannelli.splinder.com/"&gt;il suo sito&lt;/a&gt;; considerare che mancano le pubblicazioni accademiche, poi leggere ancora che "occore perdere anche il proprio nome" e guardarsi dentro. Paragonare il probabile vetrino, la coltivazione di microbi che avete (abbiamo) in serbo nel freezer e chiedere perché la vostra (nostra) esile biologia virale dovrebbe infettare un mondo impermeabile, mentre un mondo già all'età del ferro, ruota da quindici anni mutando pelle, squassandosi in eruzioni, tremando emozione che vibra. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-5280001347713356497?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/5280001347713356497/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=5280001347713356497' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/5280001347713356497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/5280001347713356497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/12/sicilia-verde-irlanda-il-festival-il.html' title='sicilia verde irlanda: il festival, il cortile dei marchesi, sannelli'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/R10yz2zLBwI/AAAAAAAAAE0/87_3BSLRcM4/s72-c/veduta_Caltagirone2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-7453605425003465571</id><published>2007-12-07T12:08:00.000-05:00</published><updated>2007-12-07T12:12:52.685-05:00</updated><title type='text'>lo scrittore e la traiettoria unica</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/R1l-82zLBvI/AAAAAAAAAEs/_ILb0pF7RTM/s1600-h/EN060205.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5141280033587529458" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/R1l-82zLBvI/AAAAAAAAAEs/_ILb0pF7RTM/s200/EN060205.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La grandezza della scrittura ha un rapporto con la grandezza della storia che ci consegna. Così, Camon, perentorio, a spiegare che i tempi del minimalismo sono molto lontani. E spiega: «Nell’opera e nella vita di Giuseppe Pontiggia (1934-2003) c’erano dieci-quindici storie: guerra, dopoguerra, penuria, boom, comunismo, consumismo, fine del comunismo, impero americano, crisi dell’impero americano, terrorismo interno, terrorismo internazionale, avvisaglie dell’Islam. Oggi invece si ragiona di storie, di trame, di plot, di fiction, sull’importanza della narrazione di per sé, del raccontare storie. Invece, dice Camon, “La situazione oggi è tale che non si può non ascoltare-guardare la storia: come nel felliniano Prova d’orchestra, la grande palla demolitrice ha battuto sul muro portante del nostro edificio sfondandolo, non possiamo non guardare il buco, la minaccia. È in ballo non solo il senso di quello che scriviamo, ma anche il senso di quello che siamo”.&lt;br /&gt;Ma la storia è quella delle cinque giornate di Milano, gli ultimi trenta anni del secolo scorso, su cui c’è più presa? «“La situazione oggi è tale che non si può non ascoltare-guardare la storia”. Siamo in crisi d’identità. Perciò abbiamo, vattimianamente, una “scrittura debole”». Allora ci si domanda, perché esistono opere e scrittori importanti, destinati a discussione, e a memoria? A proposito Ferdinando Camon è molto chiaro: «Non è solo questione di riuscita estetica delle loro opere, ma anche di stabilità della storia dentro la quale vivono e scrivono: questo appare più chiaro se andiamo a ripescare autori che non ci sono più, Moravia (1907-1990) [ma anche Piovene (1907-1974) e Bilenchi (1909-1909) Pavese (1908-1950)] Pratolini (1913-1991), Tobino (1910-1991), Bassani (1916-2000), Volponi (1924-1994), Parise (1929-1986): vivevano e descrivevano un’esperienza coerente, le loro opere formano un blocco. Tra gli ultimi grandi autori dotati di questa coerenza e questa grandezza unitaria, ci sono Primo Levi, Rigoni Stern, Fenoglio. Il loro essere-per-sempre ha un prezzo: non erano visti quando si faceva il punto su un momento della letteratura, un quinquennio o un decennio. Non ricordo un solo convegno letterario a cui sia stato invitato Levi o Rigoni o Tobino o Fo. La Storia della letteratura italiana più diffusa nelle nostre scuole, per tutta la seconda metà del secolo scorso, quella di Natalino Sapegno, per ben 43 edizioni non dedicava una riga a Primo Levi. Non lo vedeva proprio. Non sapeva che esistesse. Sapegno rimediò alla lacuna inserendo Levi con la formula: «È forse il più grande scrittore italiano del secolo». Ma se era il più grande, come faceva a ignorarlo per mezzo secolo?Lo scrittore e l’opera destinata a durate si pone di traverso rispetto alla storia, si confronta con la storia in una dialettica più ampia, scopre valori e li confronta. Lo scrittore di romanzi secondo Camon vive una “crisi di identità” e deve invece avere ben chiaro almeno un elemento: «Sappiamo soltanto una cosa: che dobbiamo capire chi sono [gli scrittori] e fargli capire chi siamo». Il gioco a nascondere del postmoderno è finito ma ci ritroviamo nel dominio del curriculum, nella posizione e condizione post-coloniale che ho tentato di azzardare parlando di Saviano o della Bahatt: “la novità può venire da tutte le parti dell’orizzonte, Islam, Stati Uniti, Cina, Terzo Mondo, Quarto, Est europeo, Patagonia, Africa… Più una biografia è sbalestrata, più è autorevole. Il Nobel di quest’anno vive a Londra, ma ha lavorato nello Zimbabwe ed è nato in Persia, attuale Iran: se gli togliete la Persia, gli togliete il Nobel”. Doris Lessing effettivamente ha questo problema. Ricordate cosa si diceva a proposito dell’abbaglio dei cinque cubiti? Solo che adesso, dopo aver avuto bisogno di premiare gli autori dell’alterità, promuoviamo chi con tale alterità aveva convissuto da tempi “non sospetti”. Ancora una volta il premio come istituzione spiega gli artifici e l’esistenza del canone, il suo senso profondo, il suo essere un termometro, giusto o sbagliato, del clima culturale di un periodo, un’istantanea del clima. Chissà come sono rimasti, nella foto, Mariolina e la sua Squadra? E il termometro, dove ce lo nascondiamo?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-7453605425003465571?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/7453605425003465571/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=7453605425003465571' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7453605425003465571'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7453605425003465571'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/12/lo-scrittore-e-la-traiettoria-unica.html' title='lo scrittore e la traiettoria unica'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/R1l-82zLBvI/AAAAAAAAAEs/_ILb0pF7RTM/s72-c/EN060205.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-2791164624958389388</id><published>2007-11-30T09:44:00.000-05:00</published><updated>2007-12-18T07:29:51.701-05:00</updated><title type='text'>Il belgio, Borghezio e la pietra filosofale.</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5138644711752629074" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/R1AiI770e1I/AAAAAAAAAEk/jEzvWcp7LaM/s200/2e8cea116a09e564ed22b84594eea6af.jpg" border="0" /&gt;Non so perché negli spogliatoi della piscina, con l’avvocato si finì a parlare di Borghezio e della faccenda dei treni disinfettati dagli extracomunitari. Il giorno dopo ritrovo il grand’uomo della lega sul volo per Bruxelles e lo scrivo all’avvocato. “Peccato non avere il disinfettante”. E lui: “fai le puzze”. Dopo due giorni di convegno ad Anversa e mezza giornata a Lovanio, in aeroporto al &lt;em&gt;check in&lt;/em&gt;, ancora Borghezio. Questa volta ho finito i soldi sul cellulare, allora con due colleghe del convegno anche loro ritorno sullo stesso volo, vado al Pizza Hut, in allegria. Una birra, sigaretta fuori e poi all’improvviso barcollo, rientro nell’aeroporto, guadagno una sedia, dolori lancinanti al fianco sinistro, impallidisco, sudo, le mani formicolano, vista scura, ballo l'occhio. Le colleghe chiamano un medico e mi portano ombrello e i bagagli al Meda Luchthavendokters del Bruxelles Airport, dove mi diagnosticano un attacco acuto di calcoli. Niente di epico ma quelli volevano tenermi e io avevo alcuna intenzione di essere ricoverato, tanto meno lì. Il Dr House sconsiglia: “il reviendra”. Ma è possibile firmare e fuggire mostrando il biglietto aereo per ricevere indicazioni su dove andare: “floor three, left, gate sixty-eight. Forty-five euros, please”. Pago, vado, sbaglio e imbocco per i voli extraeuropei superando senza sospetti una coda di africani e cinesi in coda con spiegazioni goffe e un milione di “sorry”. Torno indietro verso un’enorme “EU” circondata da stelline su fondo blu e imbocco la corsia giusta. Qui la cosa è più rapida ma devo ancora passare i metal detector e i raggi x per i bagagli a mano, più una serie interminabile di scale mobili. Quando credo di essere allo stremo un cartello minaccia “Gate 60-70 time expected 10-15 min.” e una sfilza di tapis roulant si srotola in uno spazio enorme, una distesa deserta, che scorre in automatico, come in un disegno di Buzzati. Io e la mia carta d’identità scaduta da un giorno vediamo sfilare i grandi numeri, sudando, verso il 68. All’imbarco, dietro una scrivania posticcia blu elettrico un ragazzo sorride complice come fossi uno che acciuffa per la rotta di collo il volo di ritorno che tiene su la tresca con l’amante e dice il mio nome, quasi fossi atteso per cena: “Mr. A.a. I guess…” “Of course”, ansimo, “di corsa”. A bordo ritrovo Giulia e Francesca, le colleghe che pietosamente mi avevano dato una mano e mi accomodo raccontando della faccenda. La mia situazione, palese tra le ultime file del volo che seguono la storia dell’avventura ospedaliera del ritardatario, desta anche l’attenzione del mio vicino, cordiale, ben piantato, segnato da un taglio fresco che dalla fronte si sposta per tratti irregolari lungo la dorsale del naso, a croste irregolari. È cordiale, del sud, molto scuro. Parliamo di gusto. Con il mio accento piemontese faccio qualche battuta sulla Lega, lui ride. Poi mi racconta che si è fatto male riparando il muso di un muletto. La sua ditta ha sede a Torino e affitta macchinari in tutta Europa. Quando si guastano a lui tocca partire ed andare a metterli a posto. Ha sentito che non ho voluto ricoverarmi e mi dice che anche lui ha rifiutato i punti. “Tanto va a posto”. Poi mi mostra anche la cicatrice di una scheggia di metallo in una mano che però aveva dovuto togliere perché era quasi arrivata al tendine. Uno dei tanti segni del lavoro che si fa. L’iniezione di Toradol, i 40 mg di piroxicam e il mio anonimo e cordiale interlocutore garantirono un buon volo. Entrambi in viaggio di lavoro, entrambi abbastanza soddisfatti nonostante l’infortunio, dormiamo. Nobilitato dal raffronto penso con autoindulgenza a quanto è forte il senso di colpa dei poveri intellettuali che hanno scelto di non fare la voce grossa, di rimanere uguali a tutti. Lui mi dice di non preoccuparmi per i calcoli: al cognato camionista dopo un paio di attacchi glieli hanno tolti e adesso sta benissimo. Problemi legati al lavoro, autotrasportatore o aspirante saggista è lo stesso. Così mentre m'assopisco ripenso al cammello azzurro che si affaccia sulla piazza della stazione di Anversa a presidio di uno zoo di inizio secolo, ad “Antwerpen” la poesia di Ford che Eliot generosamente considerava tra le migliori in assoluto sulla prima guerra mondiale («For there is no new thing under the sun, / Only this uncomely man with a smoking gun»); al convegno di Genova e a quello appena passato grazie a cui ero su quel volo, a Sigfried Sassoon imitato da Levi e a quella generazione parallela che cercando una cultura comune e si trovò a combattere su fronti opposti due volte nel giro di nemmeno quarant’anni. Mentre mi assopisco torna anche Montaigne e il suo viaggio in Italia in cerca di terme e il capitolo &lt;em&gt;Dell’Esperienza&lt;/em&gt; che chiude il terzo e ultimo volume dei &lt;em&gt;Saggi&lt;/em&gt; :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Mais est-il rien doux, au prix de cette soudaine mutation; quand d'une douleur extreme, je viens par le vuidange de ma pierre, à recouvrer, comme d'un esclair, la belle lumiere de la santé: si libre, et si pleine: comme il advient en noz soudaines et plus aspres coliques? Y a il rien en cette douleur soufferte, qu'on puisse contrepoiser au plaisir d'un si prompt amendement? De combien la santé me semble plus belle apres la maladie, si voisine et si contigue, que je les puis recognoistre en presence l'une de l'autre, en leur plus hault appareil: où elles se mettent à l'envy, comme pour se faire teste et contrecarre!" (ed. it. Adelphi, p. 1464)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La filosofia dell’esperienza di un sedentario viaggiatore che cercò il confronto e la differenza a dispetto di tanti piagnistei. Dentro, un sorriso di gratitudine per quel misterioso piccolo mondo sospeso a novemila metri, Borghezio incluso: «Pour m’estre dés mon enfance, dressé à mirer ma vie dans celle d’autruy…» (p. 1439).&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-2791164624958389388?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/2791164624958389388/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=2791164624958389388' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/2791164624958389388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/2791164624958389388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/11/il-belgio-borghezio-e-la-pietra.html' title='Il belgio, Borghezio e la pietra filosofale.'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/R1AiI770e1I/AAAAAAAAAEk/jEzvWcp7LaM/s72-c/2e8cea116a09e564ed22b84594eea6af.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-1313543617498986400</id><published>2007-11-09T12:16:00.001-05:00</published><updated>2007-11-09T12:28:01.877-05:00</updated><title type='text'>neo settantasette</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RzSW3ZXtpDI/AAAAAAAAAEc/VBOXyqWpiA4/s1600-h/hippies-1970-rotterdam.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5130891753929155634" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RzSW3ZXtpDI/AAAAAAAAAEc/VBOXyqWpiA4/s200/hippies-1970-rotterdam.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Dopo il &lt;em&gt;Settanta &lt;/em&gt;di &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/10/belpoliti-e-il-settanta-che-manca.html"&gt;Belpoliti &lt;/a&gt;torno sull’argomento riportando (da «&lt;a href="http://www.sagarana.it/"&gt;Sagarana&lt;/a&gt;» n. 28) un pezzo di Lucia Annunziata dal suo nuovo libro &lt;em&gt;1977 - L'ultima foto di famiglia&lt;/em&gt;, Einaudi, Torino, 2007 . Perché abbia interessato di più il trentennale del 1977 che il ’67 non è facile dirlo; forse perché il movimento del 1977 è un fenomeno nazionale rispetto all’internazionale 1968, come ricorda Marco Grispigni in &lt;em&gt;1977&lt;/em&gt; (manifestolibri, 2° edizione 2007), e poi perché si pone in modo radicalmente differente rispetto al ’68: l’imperativo è “soddisfare i bisogni” e lasciare che il confine tra necessario e contingente sfumasse nell’ironico, nel contraddittorio, nello sfottò. La società della comunicazione che domina il decennio successivo è nata lì, i suoi valori non sono poi così lontani; l’intransigente suffisso &lt;em&gt;post-&lt;/em&gt; caratteristico dei Settanta si volge in pochissimi anni nell’algido &lt;em&gt;Neo-: &lt;/em&gt;un'epoca apparentemente molto distante, è in realtà contigua. L’ossessione per l’io era dietro l’angolo, appena lasciato il corteo...&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ritrovo sui giornali il nome di Gustave Le Bon, uno dei filosofi preferiti di Mussolini. La sua &lt;em&gt;Psicologia delle folle &lt;/em&gt;ha ancora il “tiro narrativo” di un &lt;em&gt;best sellers &lt;/em&gt;alla Rifkin; stupisce però che potesse avere tanta ragione negli anni Venti e tanto torto una cinquantina di anni dopo. Negli anni Settanta l’idea di folla è cambiata radicalmente: ha scoperto il principio di “collettività” e insieme quello di “individuazione”; le persone si sono guardate in volto invece di rivolgersi ad un palco. Ed è stato quello che è stato; le basi del postmoderno saldamente poste, iniziava il dominio del media, della visibilità, dell’affermazione presente. Ancora negli anni Cinquanta per un’artista morire sconosciuto, incompreso dalla sua epoca, era una prospettiva plausibile o almeno possibile: un valore non riconosciuto nel presente poteva attendere futuro. Oggi quest’attesa di futuro è del tutto azzerata. Avendo trionfato il pop, anche a noi toccherà di essere scoperti e consumati in quindici minuti di fama.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Lucia Annunziata, 1977 - &lt;em&gt;L'ultima foto di famiglia&lt;/em&gt;, Einaudi, Torino, 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(...) Il movimento del '77 nasce con un'acuta consapevolezza dei media. O meglio, nasce all'interno dei media e con i media al suo interno.&lt;br /&gt;La rivoluzione piú potente di quell'anno - e quella che per molti versi avrebbe avuto effetti piú lunghi - è proprio la scoperta e invenzione della mediaticità. La destrutturazione del linguaggio della comunicazione è anch'essa comunicazione.&lt;br /&gt;La produzione intellettuale di quell'anno è monumentale, non solo per quantità ma per la continua sollecitazione che innesca. Delle radio e dell'uso dei quotidiani abbiamo detto. Va aggiunta la sperimentazione: la piú interessante e proficua è quella che nasce dalla rivista "Attraverso" fondata da un collettivo di cui facevano parte Franco Berardi (Bifo), Stefano Saviotti, Maurizio Torrealta e che si rifà ad Antonin Artaud e alla sua teoria del linguaggio corporale, alla separazione dell'arte nella vita del processo rivoluzionario, dell'intelligenza tecnico-scientifica. La rivista è un modello per molte altre che ne riprodurranno il linguaggio, e di cui la barra separativa è ancora oggi il simbolo. C'è poi "Zut", rivista dada-situazionista romana, curata da Angelo Pasquini, che usava parodia e paradosso come destrutturazione: il gruppo di "Zut" crea il Cdna (Centro diffusione notizie arbitrarie), incaricato di diffondere notizie inventate di sana pianta capaci talvolta di produrre eventi veri.&lt;br /&gt;Nello stesso filone ci sono poi " Oask ? ! " degli indiani metropolitani, la napoletana "Wam" e la romana "Abat/Jour". I Circoli del Proletariato giovanile avevano invece "Viola", nata nel 1976, rivista dura della rabbia giovanile underground. Nel marzo 1977 le si affianca "WoW" di Dario Fiori, presentata come "il foglio dei circoli proletari giovanili in decomposizione", e si reclamò "WoW totoista" in critica al maoismo ancora imperante in molte altre esperienze, inclusa "A/tra-&lt;br /&gt;verso". L'elenco è sterminato: ogni gruppo tendeva a fare comunicazione in proprio, per delimitare strettamente la propria area.&lt;br /&gt;Lo stesso atteggiamento privatistico si ritrova nei consumi culturali: una ricerca di separatezza assoluta dai sentieri della cultura maggioritaria, anche di quella ribelle nata nel '68. Il movimento fa suoi alcuni "testi" classici della controcultura, come quelli della protesta pacifista e radicale americana, da Bob Dylan ai Fugs, i Jefferson Airplane, Country Joe, Frank Zappa, Joni Mitchell e il supergruppo Crosby, Stills, Nash e Young; ama i cantautori in rotta di avvicinamento all'impegno politico, come Francesco Guccini (fin dai primi testi scritti per i Nomadi) o Fabrizio De André e ancora Francesco De Gregori o per altri versi Edoardo Bennato. Ma canta soprattutto la canzone militante, di lotta, intrecciata strettamente alla canzone popolare - anche di sapore internazionalista, basti ricordare gli Inti Illimani.&lt;br /&gt;Il repertorio basico è costituito dagli autori classici già colonna sonora degli anni sessanta: Ivan Della Mea, Paolo Pietrangeli, Giovanna Marini, Gualtiero Bertelli. "E chi può affermare che un sampietrino non fa arte?", scriveva Ivan Della Mea. "Può servire De Gregori? Non ho dubbi: che cominci però anche lui a prendere le pietre, a guardare come sono fatte e a lanciarle. Irrobustisce il bicipite e l'accordo di chitarra si strappa piú duro". A metà degli anni settanta e quindi nel pieno del '77 questi autori saranno raggiunti da altri, come Claudio Lolli (Ho visto anche degli zingari felici) o il duo Ricky Gianco e Gianfranco Manfredi. Nessuno piú di Manfredi e Gianco saprà dare voce allo spirito del '77 con canzoni-manifesto come Zombie di tutto il mondo o Dagli Appennini alle bande (una sorta di mistica del clandestinismo), Ultimo mohicano ("...sampietrino in mano", proseguiva la canzone), Non si paga (un inno alle autoriduzioni nei cinema e ai concerti), Avanguardo (satira del perfetto militante di Pdup e Ao).&lt;br /&gt;Nelle canzoni di Manfredi c'è la sintesi perfetta del '77: amore, violenza, sogno, allucinazione e una satira autoironica feroce, come nella canzone Compagno si, compagno no, compagno un cazzo. Oppure in Ma chi ha detto che non c'è: "Sta nel fondo dei tuoi occhi, sulla punta delle labbra, sta nel mitra lucidato, nella fine dello Stato, nella gioia e nella rabbia, nel distruggere la gabbia, nella morte della scuola, nel rifiuto del lavoro, nella fabbrica deserta, nella casa senza porta..."&lt;br /&gt;Al cinema si guarda ancora Fragole e sangue di Stuart Hagman, realizzato nel 1969, vero film culto sul '68 a Berkeley. Ma a Roma è il tempo della fioritura dei cineclub, il Filmstudio, il Politecnico e l'Officina. Cinema d'autore e carbonaro, insomma. Nell'agosto 1977 il vulcanico Renato Nicolini dà vita alla rassegna cinematografica dell'Estate romana, nella Basilica di Massenzio, e realizza con successo un'operazione di ricucitura culturale tra generi: tra il cinema alto dei classici di Hollywood e del cinema italiano e quello degli horror di serie B, delle commedie scollacciate, dei polizieschi, dei peplum, degli spaghetti western.&lt;br /&gt;Fra i libri spopola, accanto agli amatissimi Roland Barthes e Jürgen Habermas, ogni sorta di testo e libello dell'editore Savelli: da Porci con le ali al celebre In caso di golpe. Manuale teorico-pratico per il cittadino di resistenza totale e di guerra di popolo, di guerriglia e di controguerriglia, con prefazione del compagno Vincenzo Calò. Sottotitolo: Quello che i golpisti sanno già e che ogni democratico dovrebbe sapere.&lt;br /&gt;Il movimento insomma è impegnato soprattutto a raccontare se stesso, per se stesso. Questa passione per la "fotogenia" di sé non è narcisismo, ma un atto rivoluzionario, anzi la rivoluzione in sé. Cos'altro sono infatti tutte queste invenzioni e sperimentazioni linguistiche, le esibizioni della violenza, se non l'anticipazione di "altro" attraverso la distruzione del presente per mezzo del linguaggio che lo rende reale? In quegli anni, scrive Aldo Bonomi, "molti compagni sono arrivati alla convinzione che occuparsi di comunicazione contenesse già un progetto. Significava comunicare un immaginario, fare propaganda all'interno dei processi di trasformazione in atto".&lt;br /&gt;Ecco una differenza enorme con il '68, che si era anch'esso molto piaciuto, ma che non si era mai guardato: preferiva farsi guardare. Voleva essere "capito" e "ammirato", non per com'era, tuttavia, ma per quello che faceva. Il '68 aveva la missione di cambiare il mondo ed era dunque impegnato a infiltrarsi nei media per cambiarli (in questo senso non è un caso che quell'anno abbia prodotto una massa enorme di giornalisti). Il '77, che non crede nelle istituzioni e dunque nel cambiamento, è invece impegnato soprattutto a raccontarsi, come atto di affermazione di indipendenza dalle convenzioni di cui le istituzioni rappresentano l'organizzazione finale.&lt;br /&gt;Un movimento che si specchia e si autorappresenta: che nessuno dunque può davvero raccontare, tanto meno capire.&lt;br /&gt;In questa identità c'è il seme della follia: quello che gli altri, cioè la stampa, dicono del movimento diventa la comparazione fra quello che si vede di sé nel proprio specchio e quello che vedono gli esterni. Il '77 compra ossessivamente i giornali per leggere delle proprie manifestazioni, guarda la Tv per vedersi sfilare, ma ogni volta è una delusione, una deformazione: dalla mediazione del giornalista, persino di quelli molto vicini, rimane sempre deluso. Lo specchio dei media, per il movimento, è sempre deformante. I giornalisti infatti danno giudizi, scelgono, scrivono, riorganizzano la realtà. Il movimento vuole invece una rappresentazione continua e diretta: non a caso l'unica forma di narrazione giornalistica in cui si riconosce e che accetta è la rubrica delle lettere di "Lotta continua", cioè una sorta di flusso di autocoscienza ininterrotto, senza che nessuno ci metta le mani. E, a ben vedere, un desiderio che anticipa Internet e i blog - un po' come l'altro strumento popolare di allora, la radio.&lt;br /&gt;Del resto, potrebbe essere altrimenti? I giornali sono istituzioni, e quale istituzione potrebbe comprendere il movimento? I giornalisti dunque randellano (come "L'Unità"), aizzano (come il "Corriere"), denunciano (come il "Giornale Nuovo") e, soprattutto, spiano. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-1313543617498986400?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/1313543617498986400/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=1313543617498986400' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/1313543617498986400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/1313543617498986400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/11/dopo-il-settanta-di-belpoliti-torno.html' title='neo settantasette'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RzSW3ZXtpDI/AAAAAAAAAEc/VBOXyqWpiA4/s72-c/hippies-1970-rotterdam.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-6081604356732040679</id><published>2007-11-08T04:51:00.001-05:00</published><updated>2007-11-09T12:25:52.991-05:00</updated><title type='text'>Il “signor rosmarino”. (Moresco saggista III)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5130405688185300002" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RzLcypXtpCI/AAAAAAAAAEU/D3sOcuIt4Hs/s200/copamj.jpg" border="0" /&gt;Alle missive che compongono le &lt;em&gt;Lettere Nessuno &lt;/em&gt;se ne potrebbe aggiungere una, forse la più radicale scritta, indirizzata a Papa Benedetto XVI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Caro Benedetto XVI, scusi il modo diretto con cui mi rivolgo a lei, senza i soliti appellativi che si usano in questi casi. Non è per mancanza di rispetto ma per un bisogno di verità e confidenza con la sua persona prima ancora che con la sua figura istituzionale. Lei di certo non mi conosce. Perciò mi presento. Io non sono né un ateo devoto né un devoto ateo. Sono solo uno scrittore che in un suo libro ha immaginato un papa che, appena eletto, dopo duemila anni, scioglie la Chiesa".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è il “gesto estremo” che Moresco chiede a Benedetto. Lasciare che la Chiesa conosca la sua morte, per poter risorgere veramente. Questa è la prova. Questa è l’oltranza, questa la fede richiesta da Moresco. Fin troppo facile deridere quest’idea associandola a quella dei santoni che ti fanno crepare dicendoti che ti risveglierai su un pianeta riscaldato da Proxima centauri. Fin troppo facile far finta di non comprendere la portata simbolica “immanente” di tale proposta. Penso alle argomentazioni facilmente confutabili di Oddifreddi e alle più sottili argomentazioni di Ferraris sulla “reale presenza” e altre aporie della fede come consumo. Dietro o sotto questo secondo discorso, apparentemente formale, ci sta il vero problema di un cadavere trafugato o assunto, carne e ossa, nell’invisibile. Bene se non ci crediamo più, alla lettera, bisogna dirlo. La vita eterna non è la resurrezione e se si vuole davvero risorgere, testimoniare che la resurrezione è data bisogna avere il coraggio non di praticare un suicidio, ma di accettare, la morte. Un disperato gesto di fede: «Se anche la Chiesa si vuole salvare, si perderà nei tempi che ci aspettano». (sul concetto di accettazione vedi quanto detto nella &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/10/moresco-saggista-2-il-conflitto-di-un.html"&gt;parte II&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Mi rendo conto di quanto sia ingenuo e abnorme quello che le sto chiedendo. E so bene che mi si potrà rispondere: nessun uomo può sciogliere la Chiesa, perché è stata istituita dal Figlio di Dio. Ma c'è bisogno di liberare tutta la spiazzante potenza resurrettiva del cristianesimo. Bisogna che si liberi dall'interno del suo vuoto una potenza nuova ancora sconosciuta, proporzionale a quanto ci sta succedendo. Che si liberi la potenza creativa e resurrettiva dell'umanità femminile che è imprigionata anche al suo interno. Che la Chiesa non rimanga bloccata in una sterile guerra di posizione tra le altre potenze secolari imperiali. […] La salvezza non ci può venire solo dalla politica, dall'economia e dalla tecnica. La sfida è estrema. Bisogna liberare una enorme forza latente che -forse- è imprigionata da qualche parte. Bisogna pensare l'impensato perché l'impensato è esattamente ciò che ci sta succedendo. L'idea più estremistica e grande del cristianesimo è quella della resurrezione. C'è bisogno di questo estremismo in questo passaggio di specie su questo pianeta sovrappopolato e stremato. Servirebbe un gesto estremo, impensabile, irradiante, compiuto da chi avrebbe la potenza esemplare per farlo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea heidegerriana “di procedere verso l’impensato che bisogna pensare”, ripetuta alla nausea dai tanti alfieri della reazione (che pensano e scrivono continuamente il già pensato e già detto) qui si carica di una luce “immanente” sconosciuta ai tanti che di questa celebre frase si sono impossessati. La portata vertiginosa delle parole di Moresco però eccede ulteriormente questo piano che ancora in qualche modo potrebbe definirsi critico e storico quando sfocia nell’idea del sogno come creazione. Creazione di una forma antropomorfa consustanziale al senso antropologico e umano della profezia come “incarnato” “in figura” ancor prima che “in narrazione”. Infatti anche la forma della lettera sparisce, sparisce l’interlocutore, sparisce l’emittente. Resta la visione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ecco, io vorrei arrivare con i miei sogni fino ai sogni del Papa, entrare nel regno dove i sogni del Papa si uniscono al resto della massa elettrica e spirituale di tutti i sogni sognati. Forse, di tanto in tanto, bisbiglia qualcosa nel sonno, anche se nessuno la sente. O forse qualcuno sì, chi può dire… Forse, quando è tutto buio e silenzio nelle sue stanze, un signore alto si avvicina al suo letto, si siede sulla poltroncina lì a fianco. La guarda dormire, in silenzio, assorto. Ascolta le parole che le sfuggono dalle labbra mentre sogna. Chi sarà mai questo signore? Come si chiamerà? Ma sì, diamogli un nome, un nome dolce, gentile, chiamiamolo il signor Rosmarino, perché lascia dietro di sé un leggero profumo di rosmarino. È quello che avverte anche lei la mattina quando si sveglia, e magari lo scambia per qualche profumo liturgico emanato dai suoi abiti durante la notte. Il signor Rosmarino la guarda in silenzio, nella penombra, ascolta le sue parole sussurrate a fior di labbra nel sonno. Poi, alle prime luci dell'alba, così come era arrivato, senza che nessuno lo veda, si allontana".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dire con la voce la visione, una figura del sogno che nulla, assolutamente nulla condivide con il surreale, è un progetto destinato a debordare i confini di ciò che si può intendere come “lettera aperta a” o “discorso critico a partire da…”: è un’idea e una pratica di creazione destinata a resistere al di là delle proponibilità o della reale possibilità che propone. Nel contemplare questo inesausto “fiorire” di figure emblematiche si prova lo stesso senso di spiazzamento profondo e imbarazzante che si può provare di fronte ad alcune lettere di Giordano Bruno o di Tommaso Campanella; quelle lettere che partono con un fine politico e critico ma sfondano in tutt’altro, in un invenzione unica, allegorica, illustrata, inusitata, di nuova potenza (invenzione poi tradita e perversa del mistero e dell’iniziazione di una tradizione risorgimentale e massonica, settaria). Moresco ripete di continuo la necessità di fronteggiare questa mutazione radicale, questo salto di specie in arrivo e insieme già arrivato; non a caso Bruno e Campanella attraversavano una sconvolgente mutazione epistemologica, e con le loro opere abnormi furono i testimoni, prima di Galileo, di tale profondo sconvolgimento. L’apparentemente umile, laico buon senso sperimentale dello scienziato appoggia sui furori dissennati e sulla dissimulata pazzia di uomini visionari, incapaci di prudenza, di pazzi che profetizzavano mutazioni poi occorse ma allora ragionevolmente imprevedibili; che mischiavano astrologia e magia con scienza naturale, fandonie e verità sensibili. Visoni aurorali, scomposte, partorite da carni abituate al supplizio, in condizioni impossibili. Concludendo, la prospettiva di una liberazione come pensiero e discorso in Moresco mi pare annullata dall’incarnazione. Da un signor Rosmarino qualsiasi, arbitrario, potentissimo e disarmato, che si prende tutto sulle spalle, come un re africano che pedala su una bicicletta da camera per tenere il mondo nella sua orbita: impensabile. Irragionevole come la volontà di un ciabattino calabrese che, dal fondo di una prigione, pretenda di comprendere e riformare il suo mondo, di parlare a papi e imperatore. Un tizio come Campanella che studiava la visione attraverso le anatomie dei bulbi, che fu capace di comprendere che la febbre non era una malattia ma la reazione fisiologica ad un male, che seppe illustrare l’eugenetica e i nessi ecologici tra piante, animali e ambiente; che profetizzò di vascelli capaci di navigare senza vento né remi, di telepatia, di apparati acustici capaci di captare suoni dagli spazi siderali. Un pazzo che fu un poeta straordinario, la cui oltranza riverbera nel Novecento con risultati tra loro molto diversi: la mistica di Rebora frammento lirico 68 (cfr. il sonetto &lt;em&gt;Della Plebe &lt;/em&gt;di Campanella), la militanza di Leonetti ("La voce è quella di Campanella e / dei vociani con militanza moderna, / addolcita dei suoni di Bologna", &lt;em&gt;La voce del Corvo&lt;/em&gt;) o l’Invenzione di Moresco di cui ho presentato un esempio. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-6081604356732040679?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/6081604356732040679/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=6081604356732040679' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/6081604356732040679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/6081604356732040679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/11/il-signor-rosmarino-moresco-saggista.html' title='Il “signor rosmarino”. (Moresco saggista III)'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RzLcypXtpCI/AAAAAAAAAEU/D3sOcuIt4Hs/s72-c/copamj.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-1365291551991954751</id><published>2007-11-02T14:04:00.001-05:00</published><updated>2007-11-02T14:26:28.321-05:00</updated><title type='text'>Provincia morta. Un poeta di Albisola</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Ryt1Dl0YPnI/AAAAAAAAAEM/drcbgkDB4H4/s1600-h/013.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128321305243303538" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Ryt1Dl0YPnI/AAAAAAAAAEM/drcbgkDB4H4/s200/013.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Per quanto mi è dato sapere transita impercettibile nel silenzio quasi assoluto il quarantennale dalla morte di un poeta dimenticato. Angelo Barile, nato ad Albisola Marina nel 1888 e ivi morto nel 1967. Vicino in gioventù alla prima Democrazia Cristiana di Murri, dedicò attenzione ai problemi religiosi (negli anni universitari, importante l’amicizia con il barnabita G. Semeria, portavoce del modernismo). Dopo la laurea in giurisprudenza a Genova frequenta corsi di lettere all’Università di Torino. Partecipò alla prima guerra mondiale come ufficiale di fanteria e tornato dal fronte non si allontanò più da Albisola, attendendo per molti anni alla sua azienda di terraglie. Durante il fascismo era vissuto appartato, ma avverso al regime: venne arrestato dai tedeschi nel ’43 e solo per un caso scampa alla fucilazione. Poeta dalla gioventù decise di pubblicare molto tardi su varie riviste tra cui «Solaria », «Circoli», «Maestrale», «Il Frontespizio». All’impegno politico Barile tornò solo nel secondo dopoguerra, svolgendo un’intensa attività pubblica come amministratore comunale e provinciale. Due anni prima della morte nel 1965 Vanni Scheiwiller decise di pubblicare il libro che conteneva le sue &lt;em&gt;Poesie (1930-1963) &lt;/em&gt;(1965) che raccoglie le ormai introvabili raccolte precedenti &lt;em&gt;Primasera&lt;/em&gt; (1933) e &lt;em&gt;Quasi sereno &lt;/em&gt;(1957) e cui si aggiunge la sezione &lt;em&gt;A sole breve&lt;/em&gt; che raccoglie le liriche degli ultimi anni.&lt;br /&gt;Quest’autore mi piace non solo perché conosco e frequento i luoghi in cui e di cui scrisse, ma per il suo aver saputo essere infinitamente meno vistoso del suo concittadino Tullio Mazzotti (1899-1971) e per non avere avuto, in fondo, nemmeno la vanità di creare un &lt;em&gt;livre&lt;/em&gt;. Barile negli anni Trenta come gran parte dei poeti della sua generazione ha letto Blake e ha avvertito &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;«la necessità di fondere assieme i contrari: intensità e chiarezza, spontaneità e rigore... non è la poesia un equilibrio di resistenze? Il giuoco della libertà più aperta nei termini della legge più rigorosa. Ma come difficile, disperatamente difficile lo sposalizio. Impossibile senza la grazia. Sentivo che la poesia è un fatto del tutto insolito e raro, un dono dell'intima trasparenza. Quante volte in una vita ci viene direttamente incontro? Poche - se pure - anche a quelli che sono i più bravi. Donde l’utilità delle vigilie e delle astinenze. Facevo mie le parole, non più dimenticate, di Boine: “Bisogna lasciar correre l’acqua, sporcar meno carte, aspettare. Lascia, lascia sbollire, butta via! che le cose importanti son poche e le cose belle rade... non si è padroni che delle cose inutili e le essenziali si fanno da sé, ci violentano».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest’idea dell’opera essenziale che si fa da sé, o quasi a scapito dell’autore, “violentandolo”, viene direttamente dalla prefazione a Quasi sereno e mi pare molto importante. Coerente con queste intenzioni Barile costruisce i propri strumenti sintattici e verbali con lo scrupolo quasi didattico che Pasolini indicò in un “ostinata tensione” esercitata sulla lingua per realizzare «il miracolo della fusione... tra sensibilità soggettiva e presenza oggettiva del divino». Tuttavia etichettò Barile come esempio di un «cattolicesimo disperato ed estetizzante» emarginandolo in una zona periferica, tra il pascoliano-crepuscolare e l’ermetico, cui lo avrebbero condannato virtuosismo e indifferenza ai contenuti della storia, messa tra parentesi dalla sua esclusiva tensione alla «purezza». In realtà forse Pasolini non comprese che Barile demandava l’«enorme antefatto della storia» all’«idea di eterno » (come scrive Carlo Bo): un’idea, o piuttosto, un sentimento che egli verificava nello sbriciolarsi del quotidiano entro un’unica cornice privilegiata: la «piccola patria» ligure di Albisola Marina dalla quale non si staccò per l’intera esistenza; e anche per questo volontario isolamento egli poté apparire defilato dalla temperie culturale del ’9oo. In realtà Barile fu del proprio tempo testimone e protagonista (si pensi anche solo a «Circoli», la rivista da lui fondata assieme a Adriano Grande e sovvenzionata da Guglielmo Bianchi; vedi anche F. Contorbia, &lt;em&gt;Lucia Rodocanachi. Le carte la vita&lt;/em&gt;, Società Editrice Fiorentina, 2006), ma lo fu nella misura discreta e congeniale alla finezza di sentimenti che lo portò a diventare punto di riferimento e di magistero per molti poeti. «Giudice segreto», lo ha definito sempre Bo in occasione della sua morte e, in effetti, tutto ciò che si faceva a Roma o a Firenze fra le due guerre aveva un’eco immediata nel «piccolo laboratorio» della sua casa. Inutile forse ricordare l’amicizia con il coetaneo Sbarbaro, nata sui banchi del liceo e durata una vita, e il fatto che Montale lo eleggesse a primo giudice dei “rottami” che avrebbero poi costituito il primitivo nucleo degli &lt;em&gt;Ossi di seppia&lt;/em&gt;; meno noto forse il legame con Adriano Sansa (Pola 1940) cui scrisse la prefazione a &lt;em&gt;Vigilia&lt;/em&gt; (Sabatelli Editore); sindaco di Genova dal 1993 al 1997 condirettore della rivista «Resine» - e autore di &lt;em&gt;Affetti e indignazione &lt;/em&gt;(Scheiwiller) e &lt;em&gt;Il dono dell’inquietudine &lt;/em&gt;(Il nuovo Melangolo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primasera&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accompagnarmi sottobraccio al primo&lt;br /&gt;che passa!&lt;br /&gt;Foresto: a me lo simulo fratello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sporgo a ogni speranza più leggera&lt;br /&gt;d’incontri, mi sorprendo mentre piego&lt;br /&gt;a spalle immaginate&lt;br /&gt;il capo.&lt;br /&gt;Ora sento da questo&lt;br /&gt;che ogni giorno mi cresce desiderio&lt;br /&gt;di udire voci di stringere mani&lt;br /&gt;di fare insieme a chi trovo, chiunque trovo, la strada,&lt;br /&gt;sento il mio cielo che scolora e presto&lt;br /&gt;si annera.&lt;br /&gt;Un’urgenza affettuosa mi preme.&lt;br /&gt;Da stanche luci di greppi pe’l fitto&lt;br /&gt;del bosco a gradi precipiti calo&lt;br /&gt;trafitto da richiami&lt;br /&gt;a piana terra.&lt;br /&gt;La ripa erbosa mi sfugge, m’afferro&lt;br /&gt;alla pungente carità dei rami.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-1365291551991954751?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/1365291551991954751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=1365291551991954751' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/1365291551991954751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/1365291551991954751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/11/provincia-morta-un-poeta-di-albisola.html' title='Provincia morta. Un poeta di Albisola'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Ryt1Dl0YPnI/AAAAAAAAAEM/drcbgkDB4H4/s72-c/013.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-2397969176832833815</id><published>2007-10-29T04:52:00.000-05:00</published><updated>2007-10-29T04:59:22.312-05:00</updated><title type='text'>tema in classe</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RyWt7afxxZI/AAAAAAAAAEE/xpGl4GcTKAY/s1600-h/bangnk5.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5126694987067671954" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RyWt7afxxZI/AAAAAAAAAEE/xpGl4GcTKAY/s200/bangnk5.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Al termine di una lunga requisitoria, i Pm di genova Anna Canepa e Andrea Canciani hanno richiesto una pena complessiva di 225 anni di carcere per i 25 manifestanti, imputati per devastazione e saccheggio nel processo sui fatti avvenuti durante il G8 del 2001 a Genova. La pena più pesante, 16 anni, è stata chiesta per la 41enne lecchese Marina Cugnaschi, imputata anche per altri due reati e considerata dagli inquirenti membro dei "black block"; richieste di condanne ultradecennali anche per Alberto Funaro e Francesco Puglisi (15 anni a testa), Vincenzo Vecchi (14 anni e 2.500 euro dei multa), Luca Finotti e Carlo Cuccomarino (12 anni). Per gli altri sono state proposte pene comprese tra 10 e 6 anni. «Chiedo a voi tutti - ha detto Canciani in aula - una volta accertata la responsabilità delle persone, di avere il coraggio di chiamare le cose che abbiamo visto con il loro nome, devastazione e saccheggio, come avremo il coraggio di chiamare massacro quello che è avvenuto alla scuola Diaz». Le cose, in effetti bisogna avere il coraggio di chiamarle col loro nome. Accettiamo l’invito e traiamo qualche conclusione. Devastazione e massacro. Della prima sono responsabili i civili, della seconda le forze dell’ordine. Sta bene. Vediamo allora di ragionare di conseguenza. Anni di carcere per chi ha spaccato macchine e vetrine, ancora più carcere per chi ha spaccato teste a persone. Sono più importanti gli uomini o le cose? La risposta è ovvia ma credo che la violenza di Bolzaneto non sarà stanata alla radice. Per i 45 imputati per i fatti della caserma aleggia la prescrizione. Ugualmente si prospetta indulto e prescrizione per i 29 agenti di polizia riconosciuti tra i responsabili della scellerata irruzione alla Diaz. Da una parte i “colpevoli” in carne ed ossa, capri espiatori, i “violenti contro le cose”, dall’altra “i servi dello stato”, i garanti dell’ordine, tutelati dal sistema che garantiscono, cui dobbiamo essere grati per un magnifico pregiudizio e per un maldigerito senso di colpa. “I servi io li tratto bene”. “I servi bisogna rispettarli, fanno il lavoro sporco che noi signori non vogliamo fare”. “Conservano le cose che possono o potrebbero essere mie”. “Possiamo punirli sì, colpevolizzarli mai”. Spaventosa ipocrisia del linguaggio. Servi. Gesù sarebbe stato coi servi. Pasolini pure. Allora tutti se la presero. Lui disse che era una poesia ironica. Forse lo era davvero. Sicuramente ironica l’idea di pensare che da una parte “giustizia è fatta” perché ci sono i colpevoli in carne ed ossa, e dall’altra “giustizia è fatta” per un risarcimento. Senza colpevoli. Infatti lo Stato è stato condannato a risarcire Marina Spaccini, 50 anni, pediatra triestina, volontaria per quattro anni in Africa, per il pestaggio che subì da parte della Polizia. Come decine di migliaia di militanti cattolici della Rete Lilliput, era seduta, con le mani in alto e fu massacrata di botte senza ragione. Per il giudice Angela Latella la selvaggia repressione genovese è coperta da una vergognosa cortina di menzogne e depistaggi da parte della Polizia di Stato, e, ben più grave, la sentenza genovese certifica che quella violenza non fu un’iniziativa isolata, ma avvenne in un preciso contesto. Un’altra brutta pagina di una democrazia imperfetta che ancora tende a lisciarsi il pelo parlando di “buona giustizia” (Lucia Annunziata). Forse in senso tecnico è così. Ma il discorso è diverso. Si tratta di responsabilità individuali, e la storia non possono farla le sentenze. E invece in Italia la giustizia è l’anticamera della storia; l’una si è sporta naturalmente verso l’altra in un abbraccio inquietante, in una farsa grottesca, l’una dilatando a dismisura i tempi, l’altra restringendoli. Una roulette russa tra “sommersi” e “graziati”. E che grazia. Cinquemila euro di rimborso alla pediatra e nessun colpevole a fronte a 225 anni di carcere. A luglio a Rostock ci furono quasi mille feriti e 130 arresti. Entro i primi giorni dall’arresto ci furono i processi: un 31enne fu condannato a dieci mesi di reclusione senza la condizionale per aver lanciato sassi, bottiglie e altri oggetti a ripetizione contro a polizia nei disordini. Pur nella sua brutalità, questa giustizia ha un senso. Magari è ingiusta subito, ma evita di proiettare la sua distorsione. E invece, così, abbiamo il tardivo rimborso e l’altrettanto tardiva pena esemplare, forse ancor più temibile perché parafrasando Leopardi “il male atteso è sempre maggiore del male presente”. Il messaggio è chiaro. Anzi sono due. Prima di tutto la magra giustizia non può che arrivare come grazia personale; come riconoscimento di un percorso di purificazione dovuto all’abnegazione del questuante e non a un riconoscimento dell’istituzione “in fallo”. “Devi meritarti il rispetto, tornare a parlarci”. “Gioca secondo le regole e saremo comprensivi”, “Te l’eri cercata ma ti è andata bene”. Di là invece i colpevoli veri, in carne ed ossa. Quelli che hanno attentato alla “Roba”. L’unica cosa più vera dei corpo.&lt;br /&gt;La “pena esemplare” per l’arroganza, la sete di violenza, il fascismo esibito, l’uso arbitrario della forza, per la volontà di colpire innocenti; insomma, il risolutivo faccia a faccia con i reparti creati &lt;em&gt;ad hoc&lt;/em&gt; come i &lt;em&gt;Canterini Boys&lt;/em&gt; o i &lt;em&gt;Ccir&lt;/em&gt;, i famigerati contingenti di carabinieri per gli interventi risolutivi, sono ancora là da venire. Già così il processo potrebbe costare allo Stato tra i 7 e gli 8 milioni di euro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-2397969176832833815?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/2397969176832833815/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=2397969176832833815' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/2397969176832833815'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/2397969176832833815'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/10/tema-in-classe.html' title='tema in classe'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RyWt7afxxZI/AAAAAAAAAEE/xpGl4GcTKAY/s72-c/bangnk5.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-712831638834703557</id><published>2007-10-14T10:17:00.000-05:00</published><updated>2007-10-14T10:23:41.900-05:00</updated><title type='text'>Letteratura Postcoloniale e della migrazione. Il caso Bahatt.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RxIz_0L_pkI/AAAAAAAAAD8/B9VpjzoBsB0/s1600-h/Sujata_Bhatt.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5121212897707402818" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 160px; CURSOR: hand; HEIGHT: 180px" height="200" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RxIz_0L_pkI/AAAAAAAAAD8/B9VpjzoBsB0/s200/Sujata_Bhatt.jpg" width="160" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;strong&gt;Ron Kubati&lt;/strong&gt; è nato a Tirana nel 1971, da anni vive in Italia e ha pubblicato diversi libri. Carla Benedetti recensendo il suo ultimo romanzo scrive «sulla "letteratura migrante", che ormai è una realtà cospicua del nostro paese, sull'arricchimento che porta, sul suo valore non solo documentario ma anche letterario, è già stato detto molto. E anche sul rischio che la categoria, ormai diventata anche un genere editoriale, possa ingabbiare le diverse voci dentro a uno stereotipo. Ma questa è oggi la sfida di tutti quelli che scrivono. Viviamo in una società normalizzatrice in cui ogni singolarità è mal tollerata, criminalizzata, oppure ritenuta poco spendibile nella comunicazione e nel mercato».&lt;br /&gt;Tutto molto vero, o quasi. Nei paesi di lingua inglese sono venticinque anni che razza e genere si mettono sullo stesso piano vendendosi infatti un sacco di opere di non inglesi che scrivono in inglese e di non eterosessuali che scrivono della loro non eterosessualità. Ma la fornace vera, l’industria, è quella della critica che va a braccetto stavolta sia con gli scrittori, sia con il mercato editoriale. Da un po’ mi trovo a meditare su questioni e una splendida risposta ad alcune mie idee la trovo in &lt;em&gt;Cancellazione&lt;/em&gt; di &lt;strong&gt;Parcivall Everett&lt;/strong&gt;, romanzo che consiglio. Il fenomeno che questo romanzo tematizza con ironica grazia, avevo cercato di esprimerlo recensendo Il colore della solitudine, di &lt;strong&gt;Sujata Bhatt&lt;/strong&gt;, poetessa indiana di espressione inglese (trad. Paola Splendore, Roma, Donzelli, 2005). Il pezzo, chiestomi dall’“Indice” non si confaceva forse alle esigenze della rivista e giustamente non fu allora pubblicato. Lo ripropongo ora in questa sede ritenendo che tale discorso vada stimolato, e non sopito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il poeta romantico in lingua gujarati Narmad (1833-1886) seppe rapidamente appropriarsi di alcuni tratti fondamentali dell’occidente (fondò, tra l’altro, «Dandiyo», un foglio sul modello dello «Spectator») e scrisse una celebre canzone ricordata dal Mahatma Gandhi nelle sue memorie che diceva: «Guardate come i forti inglesi dominano i piccoli indiani  Siccome mangiano carne, sono alti cinque cubiti». Oggi fortunatamente, e ormai da una trentina d’anni l’ipernutrita cultura anglofona dall’alto dei suoi cinque cubiti ha cominciato a guardare con interesse alla cultura delle ex colonie ed in particolare agli scrittori di lingua inglese, come Sujata Bhatt, una poetessa quasi cinquantenne nata ad Ahmedabad da una famiglia bramina e cresciuta tra New Orleans, la città di Pune, in India e il Connecticut dove il padre è chiamato a dirigere un programma di ricerca all’università di Yale.&lt;br /&gt;Formatasi nel cuore pulsante della teoria americana su un canone esemplarmente “occidentale” (Hardy, Yates, Eliot, Stevens, Bishop, Williams etc.) Sujata Bhatt ha tradotto la poesia Gujarati per la &lt;em&gt;Penguin Anthology of Contemporary Indian Women Poets &lt;/em&gt;e in inglese («lingua d’elezione della scrittura poetica» e «unica vera patria») ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie (&lt;em&gt;Brunizem&lt;/em&gt;, Manchester, The Carcanet Press, 1988, premiata con il prestigioso "Commonwealth Poetry Prize") cui hanno fatto seguito &lt;em&gt;Monkey Shadows &lt;/em&gt;(1991) &lt;em&gt;The Stinking Rose &lt;/em&gt;(1995) &lt;em&gt;Augatora&lt;/em&gt; (2000) e &lt;em&gt;The color of Solitude &lt;/em&gt;(tutte pubblicate dall’editore Carcanet e tutte ampiamente antologizzate nella scelta compiuta dalla curatrice italiana coadiuvata dall’autrice stessa). Determinanti per la sua formazione sono il contatto con un poeta di rilievo come Eleanor Wilner (1937) (presente nella prestigiosa &lt;em&gt;Norton Anthology of Poetry&lt;/em&gt;) e la frequentazione di un Writers’ Workshop organizzato dall’università dell’Yowa dove incontrerà anche il suo futuro marito, un giornalista e scrittore di Brema. “La lingua come condizione d’esilio” e “la viva restituzione della corporeità e dell’eros in un’ottica femminile” connotata da esperienze usualmente private di rappresentazione (Chi parla mai delle forti correnti / che scorrono nelle gambe, nei seni / di una donna incinta / al quarto mese?”) sono indubbiamente una delle cifre dominanti della poesia della Bhatt che tuttavia ha il suo valore in quanto poesia pubblicata nell’idioma più parlato al mondo e impostata su presupposti culturali tutt’altro che “marginali”, almeno nel mondo anglofono.&lt;br /&gt;Lo dimostra il fatto che il problema del multiculturalismo cominci a farsi udire anche in Italia, e per di più in un “genere” o meglio “in uno spazio di mercato”, relativamente angusto come quello della poesia. Ma la poesia multiculturale cantata in &lt;em&gt;The Multicultural poem &lt;/em&gt;«La poesia multiculturale  è una creatura, un essere  il cui spirito respira  come un’orchidea al sole  ancora umida di pioggia» assomiglia tanto a quella “ruota lucidata da due scrosci di pioggia” da cui "così tanto dipendeva", ed è avvicinabile &lt;em&gt;in primis&lt;/em&gt; allo stile di quel poeta radicalmente monoculturale, in perenne lotta con il chiassoso (e paradossalmente reazionario) cosmopolitismo poundiano, che fu William Carlos Williams. L’equivoco dei “margini” porta ad una sovrapposizione dell’immaginario estetico e sociale non sente da rischi. Già è difficile decidere se e come esportare un modello politico, peggio coltivare &lt;em&gt;in vitro &lt;/em&gt;un’idea di un valore letterario “anatomico” e “di genere”, perché l’abbaglio “dei cinque cubiti”, come il &lt;em&gt;faquir&lt;/em&gt; della tradizione araba, è sempre lì pronto a sbucare ad ogni svolta d’angolo. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-712831638834703557?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/712831638834703557/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=712831638834703557' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/712831638834703557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/712831638834703557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/10/letteratura-postcoloniale-e-della.html' title='Letteratura Postcoloniale e della migrazione. Il caso Bahatt.'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RxIz_0L_pkI/AAAAAAAAAD8/B9VpjzoBsB0/s72-c/Sujata_Bhatt.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-308123120403637642</id><published>2007-10-10T10:25:00.000-05:00</published><updated>2007-10-10T10:32:51.544-05:00</updated><title type='text'>Moresco saggista (2) il conflitto di un uomo pacifico.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Rwzvc2glxuI/AAAAAAAAADs/IK6QIuIQQIY/s1600-h/copamj.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5119730155360995042" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Rwzvc2glxuI/AAAAAAAAADs/IK6QIuIQQIY/s320/copamj.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ho detto che la critica di Moresco nasce come sfida ma ho anche parlato di una estrema gentilezza che caratterizza ogni suo scritto, una grazia che rende poetiche e miracolose anche le efferatezze dello stupratore di donne gravide, della bambina venduta al porno, della donna senza buchi, di quella avvolta nella carta stagnola e così via nei &lt;em&gt;Canti&lt;/em&gt;. Ho usato il termine nel senso che gli conferisce il regista Davide Maderna quando scrive:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi viene in mente quella battuta di &lt;em&gt;Nazarin&lt;/em&gt; (1958) di Luis Buñuel: la storia di un giovane prete fuori del comune, che vive ospitando prostitute e, ogni volta che riceve delle elemosine le offre ad altri, comportandosi da puro tramite; non possiede nulla, rifiuta qualsiasi ruolo sociale, perfino il ruolo sociale del prete. A un certo punto qualcuno gli chiede: “Ma lei sfida la società, sfida le ingiurie, gli insulti del popolo, dei suoi parrocchiani?”. E lui risponde: “No, io non sfido proprio nulla. Io accetto le cose come sono”. È un personaggio stralunato e non lo dice con boria. Il valore del termine ‘accettazione’ di cui vorrei parlare è un po’ questo: di qualcosa che si contrappone a quel germe di odio, di competizione insito nella parola ‘sfida’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Moresco accetta di parlare. Non si butta nella mischia per avere il primo posto sotto i riflettori e poi non dire più niente. Un amico mi faceva notare che nell’ultimo aggiornamento della canonica &lt;em&gt;Storia della Letteratura Italiana&lt;/em&gt; di Cecchi Sapegno viene dato a Moresco il “giusto spazio” e mi dice “e allora che vuole ancora”. Moresco stesso lo ripete in un intervento al salone del libro e in diverse occasioni. “No, non mi basta”.&lt;br /&gt;Il grande merito, la superconvenienza, per così dire citando Céline in &lt;em&gt;Mea Culpa&lt;/em&gt;, che Antonio Moresco poteva portare ad un lettore ventitreenne in procinto di laurearsi in letteratura italiana era di aprire gli occhi su un conflitto culturale in atto, sordo e senza spigoli: lamette da barba affondate nel cotone. Per comprendere &lt;em&gt;Il paese della merda e del galateo &lt;/em&gt;il rimando a &lt;em&gt;Pasolini contro Calvino &lt;/em&gt;è d’obbligo. Dei due saggi feci una lettura contigua e di seguito ci furono le &lt;em&gt;Lettere a nessuno&lt;/em&gt; pubblicate sempre con Boringhieri, dove lavorava Berardinelli come consulente editoriale. Erano il quadro di un paesaggio desolante e la descrizione di un passaggio storico in prima persona. L’euforia per &lt;em&gt;Gli Esordi&lt;/em&gt;, l’esplosione dei &lt;em&gt;Canti del Caos&lt;/em&gt;, la loro novità creativa attutirono il primo colpo di quei saggi, che, tuttavia, negli anni continuarono a parlare adunando tacitamente non veri e propri interlocutori ma effetti di risonanza che portano più o meno tutti ad una rotazione dell’asse critico del discorso e al riesame di alcuni valori: Calvino, Eco,  &lt;em&gt;in primis&lt;/em&gt;, ma anche un certo Magris e Del Giudice e poi ancora tanti autori... Sintomatico leggere le diverse recensioni di Pent alla prima e alla seconda parte dei &lt;em&gt;Canti del caos&lt;/em&gt;. Nella prima diceva in sostanza che l’autore se la canta e se la suona; nella seconda lodava la serietà e la coerenza del progetto o qualcosa di simile. In ogni caso io nell’accusa di Moresco ci vedevo anche qualcosa della mia generazione; ci vedevo tanta narrativa einaudi (Galiazzo e Bajani ad es.); ci vedevo anche una critica a certi miei racconti usciti sul «Maltese». Aveva colto nel segno, e aveva ragione. Certo prima di lui l’avevano capito altri: Fortini ad esempio aveva notato che Calvino, “l’ottimista all’ombra del potere”, tendeva a ridurre i conflitti e gli antagonismi storico-sociali a mero sistema di conflitti, ma Moresco mi aveva fatto capire in modo concreto quale era il limite di quella idea di letteratura. Me lo aveva fatto toccare con mano con due opere potenti e senza paragoni nel mercato editoriale italiano che si presentavano come una risposta all’&lt;em&gt;impasse&lt;/em&gt; denunciata. Molti altri coetanei allora riconobbero la potenza di quella scrittura, la sua novità e anche negli anni di Dottorato, le persone cui parlavo della sua opera si facevano interessate, attente, oppure polemiche, comunque vive. Cosa rara nei corridoi dei dipartimenti. Quando feci conoscere la sua opera ad un amico che insegnava letteratura italiana all’università di Barcellona, quasi immediatamente decise di farla tradurre in spagnolo. Da allora Antonio si ricorda di me come il “motore immobile” e la cosa mi fa spesso sorridere. Queste sono le ragioni personali che mi hanno spinto a cominciare questo saggio e a scrivere questo preambolo. Dalla prossima puntata, i testi nel dettaglio. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-308123120403637642?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/308123120403637642/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=308123120403637642' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/308123120403637642'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/308123120403637642'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/10/moresco-saggista-2-il-conflitto-di-un.html' title='Moresco saggista (2) il conflitto di un uomo pacifico.'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Rwzvc2glxuI/AAAAAAAAADs/IK6QIuIQQIY/s72-c/copamj.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-6661756902113838848</id><published>2007-10-09T12:10:00.000-05:00</published><updated>2007-10-10T10:36:33.091-05:00</updated><title type='text'>Antonio Moresco saggista (parte I)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Rwzw2mglxvI/AAAAAAAAAD0/iqZ8JvmvxY0/s1600-h/copamj.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5119731697254254322" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Rwzw2mglxvI/AAAAAAAAAD0/iqZ8JvmvxY0/s320/copamj.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Leggo Moresco dai tempi di &lt;em&gt;Lettere a nessuno&lt;/em&gt;. È lo scrittore italiano vivente che più ammiro. Abbiamo parlato in quattro o cinque occasioni e la mia simpatia si è ulteriormente incrementata conoscendo la persona. Date queste premesse è difficile imbastire un discorso ma mi piacerebbe riuscirci. Nelle puntate di questo irregolare feuilleton critico ci proverò.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;*****&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"E’ saltato questo, è saltato quello, abbiamo rotto i ponti con questo, abbiamo rotto i ponti con quello… Sono le letture teoriche di questi anni, le semplificazioni di questi anni, ad opera di un personale intellettuale che si è andato a chiudere da sé in questo vicolo cieco […] Una sorta di ceto intellettuale in perdita di statura e di status che legge tutta la realtà attraverso i propri piccoli schemi teorici e sociologici separati, che crede di essere in un posto e invece si trova in un altro infinitamente più drammatico e grande. Il tutto stando bene al caldo nel suo piccolo posticino, senza neppure le sia pur risibili furie modernistiche astratte delle Avanguardie Storiche, prese in contropiede dai tempi a venire. C’è in giro una lettura annichilente della vita e della “letteratura”, da parte di figure che si sono già date per vinte. Sono anni, sono decenni che lo stesso sguardo si ripresenta sotto aspetti diversi ma con lo stesso piccolo obiettivo di fondo. Adesso non si può più questo, non si può più quello… No, si può ancora, si può sempre. Siete voi che non potete. Non bisogna avere paura della grandezza perché la grandezza è sempre possibile. Tutte queste piccole teorie da macchine celibi, da spaventati, da figure specializzate che hanno paura di sapersi e di sentirsi dentro la stessa terribile grandezza e lo stesso rischio che vedono nel passato, in un passato pietrificato e disinnescato che leggono attraverso le loro lenti culturali consolatorie. Bisogna davvero essere molto insicuri della propria grandezza e dei propri sogni per avere una simile paura della grandezza!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per avere un’idea di come agisce Antonio Moresco scrivendo si può citare questo passo come innumerevoli altri dalla &lt;em&gt;Visone&lt;/em&gt; (1998) allo &lt;em&gt;Sbrego&lt;/em&gt; (2004). La scrittura di Moresco ripete, affabula si dispiega in cellule omogenee, ripetibili in sequenze variate, per partenogenesi. Moresco è il monolinguismo del nuovo secolo, la digestione del tempo traslata in uno stile immutabile che ha una propria inconfondibile impronta che si innesta direttamente nella lingua italiana, “letteraria” e non (chi mai d’ora in avanti potrà un periodo con l’aggettivo “fiorita” preceduto da virgola?) Moresco vive una tensione una sfida costante. Fin troppo facile attaccarlo. Il suo essere ferocemente disarmato mette di fronte ad un’immediata empatia o ad un aperto rifiuto, ad una simpatia senza limiti, o a un fervore da barricata. E le barricate, inevitabilmente sono sorte. Carla Benedetti, Tiziano Scarpa, Giuseppe Genna, Massimilano Parente sono lì a testimoniarlo; attorno a Moresco è concresciuta negli ultimi dodici anni una legittimazione spontanea, fondamentale, una cordata. Impossibile però prendere il pacchetto schierato sul “fronte occidentale” o nella Nazione Indiana &lt;em&gt;in toto&lt;/em&gt;: e poi cosa c’entra il pur ottimo e trascuratissimo Drago, o il meno dotato Bajani con questo discorso? Posso amare Moresco e ritenere Parente un perfetto imbecille? E come non vedere in questa dinamica la ragione della diserzione critica dalla sua opera, il bisogno di prendere le distanze da un qualcosa che si compatta e fa gruppo? Viene da dire "il suo codazzo di accoliti ce l'ha e si lamenta ancora, quel mafioso, arriva lui e tutti un passo indietro a riverire... ma da dove cazzo arriva questo piantagrane" Moresco cammina per la sua strada, con furore e grazia (grazia che dimostra ad esempio rispondendo allo scomposto intervento di Cortellessa su Evangelisti) e ci riporta come una scheggia sottopelle agli anni Settata e poi alla dispersione degli anni Ottanta. Moresco è l’autore che ha transitato valori letterari e codici del secolo scorso verso il secolo nuovo delineando una traiettoria intellettuale che emerge chiaramente negli scritti a carattere saggistico, anche se parlare di saggistica ad Antonio Moresco forse non piacerebbe. La saggistica è settoriale, professionale “disinnescata”, inaccettabile. Moresco non intende accettare le regole del gioco fin nel loro fondamento più remoto. Neanche la lettura è lettura nel senso tradizionale del termine, ma visione. Bisogna sfondare le paratie stagne dei settorialismi e dei generi. Tanti lo dicono, pochi a parte lui sono capaci di farlo davvero. Per saggistica intendo però quei luoghi in cui Moresco parla dei libri o dell’arte, intendo quelle pagine in cui parla di una cosa scritta o dipinta che esiste e poi magari si sfonda in un'altra, come nello &lt;em&gt;Sbrego&lt;/em&gt;, o secondo il titolo originale, nell’&lt;em&gt;Adorazione&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Per arrivare a rifondare la condizione epistemologica il saggio (scusate i paroloni) bisogna però non solo rifondare l’atto di lettura, azione aleatoria e non comprovabile, ma aggirare il canone, espanderlo evolvendo, cercando di evolvere la società e la civiltà italiana. Questo è il Moresco saggista che affronta il peso del mondo; quello che riconsegna al campo letterario italiano il mandato imperativo della grandezza, quello che piglia i soldi di Silvio per consegnare lo &lt;em&gt;Zibaldone&lt;/em&gt; al bacino linguistico dominante al momento, quello che ci fa scoprire che Dante in Giappone era una donna, quello che combatte per i Rom e intanto ci porta a ripercorre strade impensabili, da Bilenchi a Walser, da Louis-Auguste Blanqui al &lt;em&gt;Il principe Genji&lt;/em&gt;. Moresco odia il termine “letteratura”, penso che odi anche il termine “intellettuale” e forse anche “storia” e chissà quanti altri patetici tentativi linguistici di limitare qualcosa che non deve stare chiuso in scatole predigerite e precostiutuite. Eppure se un critico si mettesse a scrivere seguendo la sua lingua e i suoi strumenti non farebbe un buon servizio, né all’autore, né ai lettori né alla critica letteraria nel cui scaffale in fin dei conti finirà il libro. Per questo dovendo scrivere qualcosa su Moresco non mi metterò a lavorare con dei “trasferelli stilistici” ma cercherò di indagare “la posizione storica dell’intellettuale e saggista Moresco nel Campo della letteratura italiana”. Quasi tutte le parole potrebbero essere cassate come castranti ma le uso apposta. Ho sempre trovato poco giustificato e un po’ snob il desiderio di Montale di “non essere conficcato nella storia” soprattutto dopo che hai lavorato tanto, davanti e di dietro, per essere il poeta-giornalista del «Corriere»; per questo pur ritenendo fondamentale “l’uscita dallo stato di minorità” di cui parla Antonio, il servizio che mi sentirei di rendere (anche a chi quella novità non volesse o non potesse intendere) sarebbe spiegare il nuovo con il linguaggio vecchio. Pigrizia intellettuale? Omogeneizzati? Algidi companion da future adozioni da curriculum e nient’altro? Forse. Se qualcosa ho imparato, mi esporrò anch’io a qualche rischio. Perché ci sono ancora le cattive digestioni, le piccole mediocrità, la pigrizia. Partirei con un confronto: ad esempio tra la forma saggistica di &lt;em&gt;Amore Lontano&lt;/em&gt; di Sebastiano Vassalli e &lt;em&gt;Lo Sbrego&lt;/em&gt;… (continua) &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-6661756902113838848?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/6661756902113838848/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=6661756902113838848' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/6661756902113838848'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/6661756902113838848'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/10/antonio-moresco-saggista-parte-i.html' title='Antonio Moresco saggista (parte I)'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Rwzw2mglxvI/AAAAAAAAAD0/iqZ8JvmvxY0/s72-c/copamj.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-5419506541497892626</id><published>2007-10-09T11:27:00.000-05:00</published><updated>2007-10-09T11:49:19.967-05:00</updated><title type='text'>Belpoliti e il Settanta che manca</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RwuwfGglxtI/AAAAAAAAADk/gDW7FsRWnME/s1600-h/hippies-1970-rotterdam.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5119379449806440146" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RwuwfGglxtI/AAAAAAAAADk/gDW7FsRWnME/s200/hippies-1970-rotterdam.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Alla fine del maggio 2002 alla Festa degli Autori di Cuneo presentai il saggio &lt;em&gt;Settanta&lt;/em&gt;, di Marco Belpoliti, recentemente definito da &lt;a href="http://www.booksblog.it/post/1270/alfonso-berardinelli-il-critico-come-intruso-2"&gt;Emanuele Zinato &lt;/a&gt;come “postmoderno” e “smaterializzante” (p.18); ne riparlai poi nel marzo 2006 all’Università di Salford (Manchester, UK) nel convegno internazionale “&lt;em&gt;Italian Fiction in the Sixties and Seventies&lt;/em&gt;”, sponsorizzato dalla British Academy. A Manchester ebbi modo di confrontarmi con Ernesto Livorni e di ascoltare una splendida lezione di Enrico Palandri. In ogni modo, stuzzicato da Zinato riprendo il testo e alcune delle considerazioni scritte allora. Il libro è composto da sette saggi e lettore può trovare in essi il proprio percorso di lettura, oppure mano a mano familiarizzando con i protagonisti, leggere questi saggi come ideali "storie della letteratura" parallele, intese come vicende di quello spazio indefinibile e ideale che definiamo piano della letteratura; piano su cui scorre ed evapora un discorso critico da Belpoliti portato avanti con stile chiaro e di piacevole lettura, bilanciato tra Calvino e di Celati (la scelta di rendere discorsivo anche l'apparato di note bibliografiche, ricorda le &lt;em&gt;Finzioni Occidentali&lt;/em&gt;, cui è dedicato parzialmente l’ultimo capitolo). Il titolo però è ingannevole perché molto si parla degli anni Sessanta e poco del decennio successivo. Si tratta di una serie di colloqui a volte reali, desunti da carteggi editi e inediti, a volte invece ipotetiche tra Calvino e Manganelli per il fantastico, tra Sciascia e Primo Levi per l'ordine delle somiglianze assimilato all'interesse per la radice antropologica del narrare comune anche a Pasolini e Calvino; abbiamo poi il dialogo a distanza tra Pasolini, Calvino e Parise di fronte a problemi come il ’68, la povertà, l’aborto, il divorzio, l’omosessualità (ostacolo per un aperto dialogo con Sciascia, che dichiarando «di essere comunque dalla parte di Gide e non di Claudel» dopo la morte del primo, si pente di quest'incomprensione). Parise con Pasolini vive un rapporto particolarmente tormentato principalmente dovuto (lascia intuire Belpoliti) alle diversità di temperamento. Calvino a Parise che «la miglior cosa da fare è ignorarlo», Viene poi evocata la contrapposizione Pasolini-Pavese avanzata da Fortini (nella &lt;em&gt;Verifica dei poteri &lt;/em&gt;sarebbe però da ricordare anche il suo dialogo-contrasto a distanza su Spitzer con il Cases de &lt;em&gt;Il testimone secondario&lt;/em&gt;, con la risposta di Spitzer a quest'ultimo). Negli anni Sessanta l'attesa del classico non viene rimossa o sopita ma semplicemente transitata dalla letteratura al mito, dal mito all’antropologia, dall’archetipo alla &lt;em&gt;tachigrafy&lt;/em&gt;, al “documento” di Foucault. Così mentre Manganelli e Calvino che si interrogano sul valore del classico (e ancora il confronto obbligato è con Eliot) dall’altra parte ci sono i documenti dei pazzi, la storia della clinica, la dietetica e l'erotica, il comico di Folengo Rabelais etc…E poi l'Aretusi di Camporesi, che affianca il Pinocchio di Manganelli… C'è in vista il &lt;em&gt;mare magnum &lt;/em&gt;della teoria letteraria, che transita, anfibia, tra le case editrici e l'università, con il suo carico di fascino coinvolgente: Calvino tra Bactin, Frye, Leiris, Queneau, Perec; Celati tra Frye e Deleuze (non quello di &lt;em&gt;Différence et répétition&lt;/em&gt; ma quello della &lt;em&gt;Logique du sens&lt;/em&gt;), la divaricazione tra mito e il sogno l'interesse di entrambi per il &lt;em&gt;Romance&lt;/em&gt;. Ecco dunque gli anni Settanta, stretti tra storicismo e marxismo e il mito (di Pavese, Leone e Natalia Ginzburg e che transitano nella Einaudi e poi nella Adelphi e in Bollati Boringhieri), anni che scoprono la comprensione affettiva, il carnevale Bolognese, l'espressività la corporeità, la fantasia. Per Belpoliti i maestri sono Calvino e Manganelli (e in posizione defilata ma non meno importante Comisso e Parise) ma si parla anche di Camporesi, del &lt;em&gt;gorilla Quadrumano &lt;/em&gt;di Giuliano Scabia, del &lt;em&gt;Camion&lt;/em&gt; di Carlo Quartucci con i testi di Alberto Gozzi. È la Bologna di &lt;em&gt;Penthotal&lt;/em&gt;, di Pazienza, della &lt;em&gt;Traumfabrick&lt;/em&gt; dell’arrivo del fumetto. E qui si chiude il saggio di Belpoliti ammettendo nell’ultima pagina delle note che «la storia letteraria di quegli anni deve essere ancora scritta e dovrebbe probabilmente includere un capitolo in cui insieme a Tondelli, Palandri, Piersanti, si parli di Andrea Pazienza come narratore»: non un’apologia o una denigrazione «ma un la “storia di un modo di raccontare” che attinge da Celati, Scabia, Camporesi, Roberto Leydi, Gianni Scalia, e poi del rapporto tra utopie politiche e sentimenti, e di altro ancora». Peccato che siamo a pagina 302 e il libro è finito. L’analisi di una ricreazione intesa come un “ritorno partecipativo alle convenzioni” è ancora là da venire (anche se la liberazione della convenzione dallo spettro della retorica deve indubbiamente qualcosa all'estetica della ricezione e alla fusione degli orizzonti di cui invece in sede teorica s’è abbondantemente discusso dagli anni Settanta in qua). Quello che manca invece è l’incastro tra i due piani (teorico e storico). Come negli anni Settanta alla fantasia "ordinatrice", leggera e geometrica di Calvino (la retta, il cristallo) subentri la petite musique da “vita matta” lo raccontano ancora molto meglio i testimoni come Palandri e lo Scòzzari di &lt;em&gt;Prima pagare poi ricordare,&lt;/em&gt; che i saggisti. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-5419506541497892626?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/5419506541497892626/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=5419506541497892626' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/5419506541497892626'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/5419506541497892626'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/10/belpoliti-e-il-settanta-che-manca.html' title='Belpoliti e il Settanta che manca'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RwuwfGglxtI/AAAAAAAAADk/gDW7FsRWnME/s72-c/hippies-1970-rotterdam.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-3370412072809129428</id><published>2007-10-06T10:27:00.001-05:00</published><updated>2007-10-07T04:48:07.944-05:00</updated><title type='text'>Una fonte per la botte...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5118249924947199682" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="200" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RwetMGglxsI/AAAAAAAAADc/mp_xhu2UY4M/s200/Tale-Title.gif" width="120" border="0" /&gt;Se Jonathan Swift avesse letto l'opera tedesca di cui si parla nella &lt;em&gt;Prefazione&lt;/em&gt; a G. A. Junker-Liebault, &lt;em&gt;Théatre Allemand: ou Recueil des meilleures pièces dramatiques, tant anciennes que modernes, qui ont paru en Langue Allemande, Précédé d’une dissertation sur l’origine, les progrès et l’état actuel de la Poèsie Théatrale en Allemagne&lt;/em&gt;, 2 Voll., Paris, 1772 (vedi anche &lt;em&gt;Sketch of the Origins and Progress of Dramatic Poetry in Germany&lt;/em&gt;, «The Edimburgh Magazine», IV, August 1786, pp. 92-94), ad opera dei suddetti “antologisti”, potremmo forse avere una fonte per la sua celebre &lt;em&gt;Favola della Botte&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Tale of a Tub, &lt;/em&gt;1704), magnificamente tradotta da Gianni Celati, che, ormai molti anni fa (si parla del 1998 o 1999) nell’ &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/i-dottori-di-mash-e-il-27-di-bovary.html"&gt;Hangar &lt;/a&gt;di &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/passi-in-direzione-della-fermata.html"&gt;Palazzo Nuovo&lt;/a&gt;, mi disse che per trovare un italiano adeguato e paragonabile a quello di Swift stile non poté rifarsi all'italiano del Settecento, quello di Beccaria e Verri per &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RwetEGglxrI/AAAAAAAAADU/WShfFOeCOWI/s1600-h/GianniCelati_G.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5118249787508246194" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RwetEGglxrI/AAAAAAAAADU/WShfFOeCOWI/s200/GianniCelati_G.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;intenderci, ma ebbe bisogno di ricorrere alle &lt;em&gt;Operette Morali &lt;/em&gt;del Conte Leopardi. Questo perché la storia letteraria di una lingua si muove seguendo non la cronologia storica, ma gli autori, che se la portano in bocca. Gianni Celati mi regalò allora alcuni suoi testi che forse un giorno pubblicherò su queste pagine clandestine: per ora mi limito a riportare qualche sua parola da un intervento su Swift per far capire qualcosa del suo ammirevole stile e per ricordare di quanta passione, impegno e levità ci sia bisogno per fare buona saggistica, indicando, fra l’altro, il suo &lt;em&gt;Finzioni Occidentali &lt;/em&gt;come assoluto modello saggistico, note comprese. È l’unico libro di critica di cui nel 2001 feci un intera sinossi scritta fitta fitta su un quadernino delle elementari. Dopo aver ricordato la recente riedizione della geniale &lt;em&gt;Modesta Proposta, &lt;/em&gt;testo il cui lunghissimo tiolo imparai a memoria in quarta liceo, affascinato e divertito,  gli lascio la parola:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi parlerò di Jonathan Swift, e il mio racconto comincia quando facevo l'università e mi è venuta la passione per Swift, ma una passione così forte che volevo tradurlo tutto. Avevo poco più di vent'anni, e mi sono messo a tradurre per conto mio quella che forse è la sua opera più stupefacente, intitolata &lt;em&gt;Tale of a Tub&lt;/em&gt;, che fino ad allora non era mai stata tradotta in italiano. In realtà dopo sono andato avanti per oltre vent’anni a rifare quella traduzione, che finalmente è giunta in porto ed è stata pubblicata col titolo &lt;em&gt;Favola della botte&lt;/em&gt;. Finita l’università ho avuto una borsa di studio che mi ha permesso di passare due anni a Londra, a studiare nella biblioteca del British Museum, e lì quello che volevo studiare e tradurre erano &lt;em&gt;I viaggi di Gulliver&lt;/em&gt;, l’opera a cui è legata la fama universale di Swift. Ma anche questa traduzione si è arenata, ed è riuscita a vedere la luce solo due anni fa, soprattutto per via di lunghe rimuginazioni sull'autore che non riuscivano a trovare una conclusione. In breve, tanta è stata la mia passione per Swift, altrettanto forte è sempre stata la mia sensazione di non riuscire ad afferrarlo bene. Più precisamente dirò che, anche se letti e riletti per anni, i suoi discorsi restano elusivi e sfuggenti rispetto ai giudizi e le opinioni che ce ne facciamo… &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-3370412072809129428?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/3370412072809129428/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=3370412072809129428' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/3370412072809129428'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/3370412072809129428'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/10/una-fonte-per-la-botte.html' title='Una fonte per la botte...'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RwetMGglxsI/AAAAAAAAADc/mp_xhu2UY4M/s72-c/Tale-Title.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-5031579259801372914</id><published>2007-09-24T05:36:00.000-05:00</published><updated>2007-10-06T10:57:44.724-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><title type='text'>Es war einmal… Noventa - Fortini</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RveYl2glxlI/AAAAAAAAACk/aW-4iB1d33c/s1600-h/noventa_b.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5113723677957277266" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="186" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RveYl2glxlI/AAAAAAAAACk/aW-4iB1d33c/s200/noventa_b.jpg" width="180" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Esistono giochi crudeli. Talvolta inutili, talvolta no. Esistono gli appelli in classe per contare i presenti, esistono le antologie. Sfogliando l'ormai vecchiotta antologia Garzanti di Gelli-Lagorio accanto alla vistosa esclusione di Gozzano (da anni annotata sulla prima pagina che contiene l'elenco dei nomi, tra Saba e Govoni) credo di scoprire oggi la mancanza anche di Giacomo Noventa. Poi mi accorgo che ero io che a matita avevo tirato una riga sopra il suo nome. Ora la cancello. Una giustificazione per allora: forse non lo credevo un poeta italiano. Ma quando leggo Fortini che lo traduce, capisco che il mio "canone" s'è perso un altro pezzo importante. Noventa all'appello che feci molti anni fa era assente, oggi lo riapprezzo grazie ad una serie di letture convergenti tra cui oggi segnalo il rencente saggio di &lt;strong&gt;Valentino Cecchetti &lt;/strong&gt;che, dopo &lt;em&gt;Adriano Olivetti, &lt;/em&gt;&lt;em&gt;Giacomo Noventa e il socialismo magico &lt;/em&gt;(Bibliotheca), torna nuovamente ad occuparsi di Noventa con &lt;em&gt;Una polemica sul frontespizio. Noventa e Giuseppe De Luca antimoderni, &lt;/em&gt;pubblicato quest'anno per l'editore Nuova Cultura. Per lo stessso editore ha pubblicato &lt;em&gt;Tre studi sulla recezione di Péguy in Italia negli anni Trenta &lt;/em&gt;e&lt;em&gt; &lt;/em&gt;una recente &lt;em&gt;Introduzione agli studi culturali.&lt;/em&gt; (Nuova Cultura) che mi piacerebbe leggere. Cecchetti è autore anche di &lt;em&gt;Cento Romanzi &lt;/em&gt;(Fazi) e &lt;em&gt;Roberto Calasso &lt;/em&gt;(Cadmo).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ora il testo.&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Es war einmal… &lt;/strong&gt;&lt;em&gt;di Giacomo Noventa &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Es war einmal ein Dichter,&lt;br /&gt;Dessen namen keiner ehrt:&lt;br /&gt;Von Menschen und von Dichtern&lt;br /&gt;Zeigen Namen nicht den Wert. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nach dem Sieg wurde er gerufen&lt;br /&gt;Zum König vom deutschen Land.&lt;br /&gt;Den Krieg wurde er berufen&lt;br /&gt;Zu rühmen in manchem Band.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“König”, sagte nun der Dichter,&lt;br /&gt;“Gott schütze dir deinen Sieg.&lt;br /&gt;Jeder Deutsche sei dein Dichter,&lt;br /&gt;Mir fiel mein Freund in dem Krieg.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Er war in dem Dorf geboren.&lt;br /&gt;Wo auch ich geboren bin.&lt;br /&gt;Und er ist für dich gestorben,&lt;br /&gt;Lasse mich weinen um him!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Der König lässt ihn nicht weinen,&lt;br /&gt;(Kaiser kennen nicht diese Not)&lt;br /&gt;“Die heute im Deutschland weinen,&lt;br /&gt;Die begegnen morgen den Tod!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;So starb einmal ein Dichter,&lt;br /&gt;Dessen Namen keiner ehrt:&lt;br /&gt;Von königen und von Dichtern&lt;br /&gt;Zeigt dieses Maerchen der Wert.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;C’era una volta un poeta (&lt;em&gt;trad. di F. Fortini&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;C’era una volta un poeta,&lt;br /&gt;Quel suo nome onore non ha;&lt;br /&gt;ma né di uomini né di poeti&lt;br /&gt;dicono i nomi la verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando vinta ebbe la guerra&lt;br /&gt;il re dei tedeschi lo chiamò&lt;br /&gt;ed in più tomi quella sua guerra&lt;br /&gt;di cantare gli comandò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sire, ti salvi Dio la vittoria,&lt;br /&gt;(rispose il poeta così)&lt;br /&gt;canti ogni tedesco la tua gloria…&lt;br /&gt;A me in guerra un amico morì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il paese dove era nato&lt;br /&gt;ha veduto anche nascere me.&lt;br /&gt;Lasciami dunque piangerlo,&lt;br /&gt;ora che è morto per te”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il re non vuole che pianga&lt;br /&gt;(quel bisogno, chi regna non lo sa):&lt;br /&gt;“Chiunque in Germania oggi piange,&lt;br /&gt;domani morirà”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così una volta è morto un poeta.&lt;br /&gt;Quel suo nome onore non ha;&lt;br /&gt;ma dice di re e di poeti&lt;br /&gt;questa favola la verità. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-5031579259801372914?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/5031579259801372914/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=5031579259801372914' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/5031579259801372914'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/5031579259801372914'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/09/es-war-einmal-noventa-fortini.html' title='Es war einmal… Noventa - Fortini'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RveYl2glxlI/AAAAAAAAACk/aW-4iB1d33c/s72-c/noventa_b.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-7226365000206576611</id><published>2007-09-20T11:03:00.000-05:00</published><updated>2007-09-24T04:23:27.963-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='minuetto'/><title type='text'>Recensire un editoriale tv. prosa lirica</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RvKhKFCCpGI/AAAAAAAAACc/Qe5U7R5VWvQ/s1600-h/bangnk5.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5112325721540437090" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RvKhKFCCpGI/AAAAAAAAACc/Qe5U7R5VWvQ/s200/bangnk5.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Politici condannati fuori dal parlamento. Pare ragionevole, non anarchia. Sarà anche un po' brusco dire un vaffanculo che ci porta un po' sul piano di "Elio e le Storie Tese" o Masini, a seconda dei gusti... però, però con infelicissima, involontaria, grottesca piaggeria del potere, colpevolmente confondere il terrorismo con quanto oggi accade, rimescolare le carte in tavola con finto senso storico; e fare tutto questo dal servizio pubblico, come servizio d'opinione, fa veramente accapponare la pelle... &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=tGpyTg8AT8U&amp;amp;NR=1"&gt;Sentite qua&lt;/a&gt;. L'umana superficialità miope, il pressapochismo, il farsi affascinare dalla ripetizione di un infelicissimo "grilletto"... peccati d'intelligenza mortale. E poi, l'appello al senso di prudenza di responsabilità, "evitiamo di creare vittime del fanatismo"... E poi, poi far salire invece il grado del &lt;em&gt;pathos&lt;/em&gt;, ultimo rivolo di gabrieldannunziano, evidenza estetica della verità. Come a dire vuoi dei morti eh? No che centra, io volevo i politici condannati fuori dal parlamento. Pare anarchia ma assomiglia alla legge.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-7226365000206576611?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/7226365000206576611/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=7226365000206576611' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7226365000206576611'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7226365000206576611'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/09/recensire-un-editoriale-tv-prosa-lirica.html' title='Recensire un editoriale tv. prosa lirica'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RvKhKFCCpGI/AAAAAAAAACc/Qe5U7R5VWvQ/s72-c/bangnk5.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-7148859666461549759</id><published>2007-09-20T10:41:00.000-05:00</published><updated>2007-09-20T10:49:05.513-05:00</updated><title type='text'>Periferia Pavese International suicide</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RvKWOFCCpFI/AAAAAAAAACU/1ZatF5Dr3OE/s1600-h/Pavese,_Cesare.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5112313695632008274" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RvKWOFCCpFI/AAAAAAAAACU/1ZatF5Dr3OE/s200/Pavese,_Cesare.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Quest’ estate in Spagna ho comprato un numero di «Camp de L’arpa» del novembre 1979 dedicato a Cesare Pavese. Articoli di G. Mario Golodoff, J. E. Ayala-Dip, &lt;a href="http://www.escriptors.cat/autors/saladrigasr/"&gt;Robert saladrigas&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.literatura.org/Cohen/Cohen.html"&gt;Macelo Choen&lt;/a&gt; eccetera…sfogliando quelle pagine, pensai a quanto scriveva Wisława Szymborska nelle sue &lt;em&gt;Letture facoltative&lt;/em&gt;: "L’Europa è un continente piccolo, diviso in piccoli stati, per di più. Si può dire che a ogni passo vi s’incontra un confine. Questa è ormai la specificità della nostra Europa, questa è la sua irripetibile bellezza…"&lt;br /&gt;E d’altronde poi... Cinese e Hindi insieme fanno 1.100 milioni di parlanti. Le lingue occidentale più diffuse, Inglese e spagnolo, insieme neanche 700. L’ Arabo lo parlano 220 milioni, il Bengali, 190 milioni; il Portoghese, circa 180 milioni, Francese, 180 milioni, Russo, 170 milioni, Giapponese, 127, Tedesco, 100, Coreano, 78, Vietnamita, e Italiano 70 milioni, Polacco, quasi 50 milioni.&lt;br /&gt;Sento spesso dire in giro che l’Italia è un paese minore. “Minore, minore… minore per forza” dico io. Le stime pubblicate da «Veranstaltungsskript von Christian Lehmann» e da «Ethnologue» nel 2005 parlano chiaro. Demograficamente parlando la struttura dell’immaginario dovrebbe conformarsi nel futuro secondo tutt’altri canoni rispetto a quelli cui siamo abituati. Le masse spaventano la reazione,: bisogna consolidare il canone; ma poi avvedendosi al solito che la forma della replica è la farsa, tutti ben felici di transitare latinità, dal formaggio ai grattaceli. La versione soft, la “meraviglia” e il “possesso” e poi, passo passo verso un auspicabile “negoziato”, tanto per rifarsi a tre termini chiave di Stephen Greenblatt.&lt;br /&gt;Immaginiamo di comparare, con metodi empirici, il campo letterario dei tre ultimi paesi della lista di cui sopra, il Vietnam, la Polonia, l’Italia. Una sorta di dialogo umanistico in forma di “cimelio”. Tre intellettuali che discutono i valori per il nuovo millennio e della storia loro e dei loro paesi negli ultimi trent’anni, mettendosi in gioco in maniera personale, presentandosi e parlando dal crollo delle ideologie, delle utopie, della rivoluzione francese, dello stato costituzionale, del dialogo interreligioso, dei valori estetici, del Novecento, della morale sessuale, di quello che preferiscono insomma, così, a braccio, magari in forma breve, quasi aforistica… Ne verrebbe fuori un libro se non altro curioso per i tre rispettivi bacini.&lt;br /&gt;E splendido bersaglio per i critici dei rispettivi paesi attratti da un boccone di così facile lettura: è nel contratto dover spiegare ad “altri” che non sanno o in ogni caso e per forza di cose sanno meno. Una bella tentazione per ogni scrittore di quel genere di fiction che è la saggistica. […] Andando più in giù nella lista di «Ethnologue», ai piani più bassi, tutte le lingue dell’Africa, il continente anche linguisticamente più sfracellato. Penso in particolare lo Hausa, che presenta una letteratura davvero interessante. Ma quando troverò il tempo di leggere capolavori lontani e sconosciuti: chi pubblicherà ( o Ha pubblicato) Muhammadu Garzo e Abubakar Imam; Abubakar Tafawa Balewa e Zaynab Alkali. O i poemi di Okot p’Bitek e di Sa’adu Zungur? E soprattutto, cosa più importante, saprò ascoltare? Riflettere su quanto in fondo l’Italia si senta “meglio” di Vietnam e Polonia. I bookmaker sarebbero tutti a favore dei campioni del mondo, dello stato più ricco, ma quante volte siamo capitolati?&lt;br /&gt;Riguardo alla provincia universale, alla Polonia, e alla mia Spagna di «Camp de L’arpa» riporto infine da &lt;a href="http://ellisse.altervista.org/"&gt;Imperfetta Ellisse&lt;/a&gt; una poesia di Jaroslav Mikolajewski, poeta nato a Varsavia nel 1960 tradotta dal polacco da Lorenzo Pompeo ed Eliza Piotrowska. Il titolo è “Cesare Pavese” e ovviamente tratta dello scrittore nato all’inizio di settembre novantanove anni fa a Santo stefano Belbo. Niente pettegolezzi, ha detto l’ultima volta. E ancora per un anno gli va bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cesare Pavese”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Collina, vigne e la densa polvere della strada&lt;br /&gt;Che sempre più dura si scioglie nella nebbia del mattino.&lt;br /&gt;Un uomo con gli occhiali si sdraia sul ciglio&lt;br /&gt;sotto una vite morta e rimembra&lt;br /&gt;il paesaggio nascosto dietro le umide nubi. Alza la testa&lt;br /&gt;soltanto quando i germogli secchi che gli solleticano la nuca&lt;br /&gt;sono caldi e il sole ha spazzato via la nebbia dalla strada e dalle colline.&lt;br /&gt;Tutto è rimasto uguale, solo la luce è diversa&lt;br /&gt;ricorda un ragazzo di quella stessa terra&lt;br /&gt;osservava gli animali e la gente sui campi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Respirando il profumo delle foglie fumanti l’uomo cammina&lt;br /&gt;verso la città dietro la collina. Quelli attorno ai quali passa,&lt;br /&gt;non si distraggono dal lavoro, non volgono lo sguardo&lt;br /&gt;dalla strada. Neanche le donne fanno caso al cielo&lt;br /&gt;e scoprono i fianchi al sole, come grappoli d’uva&lt;br /&gt;assorbono il pomeriggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando in periferia&lt;br /&gt;sente sotto i piedi l’asfalto duro, l’uomo&lt;br /&gt;pensa a se stesso come un mare, che non genera niente,&lt;br /&gt;nel quale il futuro è già morto e sepolto. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-7148859666461549759?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/7148859666461549759/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=7148859666461549759' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7148859666461549759'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7148859666461549759'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/09/periferia-pavese-international-suicide.html' title='Periferia Pavese International suicide'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RvKWOFCCpFI/AAAAAAAAACU/1ZatF5Dr3OE/s72-c/Pavese,_Cesare.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-1454748313269910356</id><published>2007-09-03T10:34:00.000-05:00</published><updated>2007-09-03T12:28:37.671-05:00</updated><title type='text'>I premi: polemiche bilanci. Le scarpe gialle di Fruttero e Claudel</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RtxCCmjTm_I/AAAAAAAAACM/a8ahEpO1EM4/s1600-h/belve.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5106028690007104498" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RtxCCmjTm_I/AAAAAAAAACM/a8ahEpO1EM4/s200/belve.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Tempo di veleni e di premi, di indignazioni e cronache, di fastidi. Campiello e Viareggio. Nel primo caso il poeta e giornalista &lt;strong&gt;Mario Baudino &lt;/strong&gt;propone l'inversione della cinquina scelta dalla giuria proponendo Fruttero, Zaccuri, Bugnaro (d'accordo ma propongo un ex equo tra i due secondi). Nel secondo caso c'è solo da leggere il carteggio &lt;a href="http://www.premioletterarioviareggiorepaci.it/"&gt;on line del premio Viareggio &lt;/a&gt;per capire il clima in cui si gioca il tutto. &lt;strong&gt;Berardinelli&lt;/strong&gt; si dimette, &lt;strong&gt;Ficara&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Rasy&lt;/strong&gt; sono tra i dieci firmatari della lettera di protesta indirizzata al sindaco. &lt;strong&gt;Franco Loi &lt;/strong&gt;con le sue &lt;em&gt;Voci di osteria&lt;/em&gt; (Mondadori) se l'era gia battuta dichiarando di non voler parteciare alla gara, i tre aspiranti vincitori per l'opera prima &lt;strong&gt;Simona Baldanzi&lt;/strong&gt; (1977) &lt;strong&gt;Paolo Colagrande &lt;/strong&gt;(1960) (già vincitore del "Campiello opera prima") e &lt;strong&gt;Paolo Fallai &lt;/strong&gt;(1959) sono in inbarazzo per essere venuti fino alla serata per niente. Finita la stagione, un bilancio, pensando anche allo &lt;strong&gt;Strega&lt;/strong&gt;.&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;La&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;vittoria di &lt;strong&gt;Amanniti&lt;/strong&gt; mi pare abbia rivelato e consacrato un salto nel campo dei valori economici ed estetici (la breccia, però era di Veronesi), poi salta agli occhi il successo di una scrittrice di forza e maniera, &lt;strong&gt;Milena Agus&lt;/strong&gt; (seconda anche al Campiello) una macina-tam-tam-"libro da niente"- che fa la gioia di &lt;strong&gt;Nottetempo&lt;/strong&gt; e assicura qualche futuro. &lt;em&gt;I giorni innocenti della guerra&lt;/em&gt; di &lt;strong&gt;Mario Fortunato &lt;/strong&gt;è interessante per ragioni che ora non dico ma che hanno a che fare con la "postcolonialità" di Saviano, &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/09/ancora-al-sud-il-giovin-saviano-e-gli.html"&gt;incautamente introdotta&lt;/a&gt; e che attiene anche la &lt;em&gt;Vestaglia Blu &lt;/em&gt;di Simona Baldanzi. Ma di ciò diremo. Preferisco tacere invece di &lt;em&gt;Le stagioni dell'acqua&lt;/em&gt; di Laura Bosio e de &lt;em&gt;Il profumo della neve&lt;/em&gt; di Franco Matteucci in concorso allo Strega e della vincitrice del Campiello Mariolina Venezia (&lt;em&gt;Mille anni che sto qui&lt;/em&gt;" Einaudi) che avrebbe dovuto essere stracciata dal &lt;strong&gt;Romolo Bugaro&lt;/strong&gt; di &lt;em&gt;Il labirinto delle passioni perdute&lt;/em&gt; (Rizzoli) e da &lt;strong&gt;Alessandro Zaccuri&lt;/strong&gt; con &lt;em&gt;Il signor figlio&lt;/em&gt; (Mondadori). Venendo alla &lt;strong&gt;poesia&lt;/strong&gt;, credo di preferire &lt;strong&gt;Michele Mari &lt;/strong&gt;e la sua "Ladyhawk" al "marmo" di &lt;strong&gt;Silvia Bre &lt;/strong&gt;e anche nella saggistica mi dissocio dalle votazioni e propendo decisamente a favore de &lt;em&gt;il Testo Visivo&lt;/em&gt; di &lt;strong&gt;Agamben&lt;/strong&gt; della piccola editrice Marinotti piuttosto che con la solita Einaudi-piglia-tutto.&lt;br /&gt;Venendo infine al tanto patito Viareggio, &lt;strong&gt;Filippo Tuena &lt;/strong&gt;l'ha spuntata sul forse più blasonato (e a me sempre simpatico) &lt;strong&gt;Ermanno Cavazzoni&lt;/strong&gt;. Il romanzo di Tuena non l'ho letto ma conosco le sue poesie. Sull'intelligentissimo e meritorio sito "&lt;a href="http://www.nonleggere.it/default.asp?content=%2Fpoesia%2Fblu3%2Ffilippo%5Ftuena%5Ftesto%2Fschedatesto%2Easp"&gt;Nonleggere&lt;/a&gt;" potete ascoltarlo mentre ne legge. Vi invito a notare il nome dell'editore che pubblica i &lt;em&gt;Quattro Notturni &lt;/em&gt;(La collana "Le Remore" di &lt;strong&gt;Giuseppe Aletti&lt;/strong&gt;) e notare la solita sproporzione tra due linguaggi, uno che è sul mercato, e uno no. Mi stupisce poi vedere che tanta parte di quella scrittura che vende così tanto è fatta da persone che, da subito, di primo acchito, d'isitnto hanno praticato quella scrittura che vende così niente. Gli esempi si sprecano, dagli anni di Pirandello a quelli di Baudino, Fois e Paola Mastrocola, tanto per citare i primi tre nomi che mi vengono in mente. Cosa diceva Croce dello scrivere poesia dopo in vent'anni? Se aveva ragione lui lo si dica a chiare lettere. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ripenso infine a Vespa intrvisto l'altra notte disquisire di scarpe gialle con il vincitore morale del Campiello. Ironizza sulle calzature. Sta bene, &lt;em&gt;ne sutor ultra crepidam&lt;/em&gt;, ma mi viene in mente anche un aneddoto poco conosciuto che riguarda &lt;strong&gt;Dino Buzzati&lt;/strong&gt;. Sorpreso mentre guardava una fotografia a colori di &lt;strong&gt;Paul Claudel&lt;/strong&gt;, il poeta e drammaturgo e diplomatico francese, il pingue Claudel contro cui Celine aveva (a ragione) schiumato la sua bile, si era sciaguratamente fatto ritrarre con un ginocchio a terra, sul viale di un giardino, nell’atto di cogliere un fiore da un cespuglio. Buzzati, uomo di attenta eleganza, commentò: “Però ha le scarpe gialle”. L’occhio dell'interlocutore corre alle sue, di scarpe; anche l'arguto &lt;strong&gt;Rinaldo De Benedetti&lt;/strong&gt; le aveva gialle. Buzzati cercò di dissipare l’imbarazzo, osservando che Claudel, un poeta, avrebbe dovuto stare più attento. L'imbarazzo delle scarpe, ciclicamente ritorna, come a ricordare che in tutti i giochi c'è sempre qualcuno cui "vogliono fare le scarpe"...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-1454748313269910356?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/1454748313269910356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=1454748313269910356' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/1454748313269910356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/1454748313269910356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/09/i-premi-polemiche-bilanci-le-scarpe.html' title='I premi: polemiche bilanci. Le scarpe gialle di Fruttero e Claudel'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RtxCCmjTm_I/AAAAAAAAACM/a8ahEpO1EM4/s72-c/belve.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-2794055238577135776</id><published>2007-09-02T10:17:00.000-05:00</published><updated>2007-09-02T10:47:06.257-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cronache dalla restaurazione'/><title type='text'>Ancora al Sud: il giovin Saviano e gli altri.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RtrU_WjTm-I/AAAAAAAAACE/9wtobWmhqo0/s1600-h/Saviano%2520a%2520Scampia2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5105627312428391394" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RtrU_WjTm-I/AAAAAAAAACE/9wtobWmhqo0/s200/Saviano%2520a%2520Scampia2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Dalla &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/arance-di-sicilia-provincia-e-capitale.html"&gt;Sicilia &lt;/a&gt;alla città di Basile, Della Porta e Matilde Serao. Sotto l’egida bonaria di Raffaele la Capria e di Enzo Golino (ma esiterà poi, l’egida?), come vanno le cose? Se penso all’abisso che separa l’intransigenza offensiva del “provinciale cuneese” Giorgio Bocca (&lt;em&gt;Napoli siamo Noi&lt;/em&gt;, Mondadori, 2006) mi rendo conto che “l’armonia” è davvero “perduta”, per parafrasare un libro di La Capria uscito nello stesso anno. Eppure, tra le grandi città, Napoli è oggi quella in cui il panorama letterario pare più fiorente. O quello che oggi ha maggior portata di “capitale simbolico”. Troppo facile dire che l’esordio di Saviano (che come numeri supera di gran lunga i numeri dell’esordio di Brizzi) “tira su” tutta quanta un’area geografica, e che sposta le attenzioni, gli equilibrii, i temi: Gomorra arriva su un terreno editoriale e contenutistico molto preparato: quello dei “disertori” pubblicati nell’omonima antologia del 2000 nella collana Stile Libero per la cura di Giovanna De Angelis. Che comprende Antonio Pascale (1966) Giosuè Calaciura (1960), Antonio Franchini (1958) Maurizio Braucci (1966), Diego de Silva (1964), Davide Moranti (1965). Lasciamo perdere i forse troppo sponsorizzati Erri de Luca, o Marosia Castaldi e ricordiamo invece i policentrici irregolari e colti, come Gabriele Frasca (1957) o più “miltanti”come il citato Braucci ed il fulmineo e vulcanico &lt;a href="http://www.lellovoce.it/"&gt;Lello Voce&lt;/a&gt; (1957), animatore indiscusso di un movimento di “democratizzazione poetica” non da poco quale lo "&lt;em&gt;Slam Poetry&lt;/em&gt;". Tra i narratori di territorio segnaliamo almeno Peppe Lanzetta (1954) e Giuseppe Montesano (1959). Tra i giovani Piero Sorrentino (1978) e “the big one” ovvero: il giovane autore di &lt;em&gt;Gomorra&lt;/em&gt;, che da qualche tempo anche firma regolarmente pezzi e reportage per l’«Espresso».&lt;br /&gt;Nel numero del 23 agosto parla della sua ossessione per la “questione meridionale” e cita Salvemini, Giustino Fortunato e Ernesto Rossi. Pensatori che del sud avevano capito tutto. Tra i politici cita Berinotti come unico politico recatosi a Casal del Principe e ricorda con rispetto l’Msi legalitario di Almirante. Come a dire: salviamo il radicalismo della base, la spinta che muove a compiere l’atto, accettando le gioie (il successo) e i dolori (la scorta, e la paura) che ne conseguono. Per quanto mi riguarda ammiro Saviano e credo che lui sia il primo scrittore post-coloniale italiano. Non è una boutade: chi legga l’articolo del colloquio con Gianluca di Feo può sentirlo, anche nel suo modo di riproporre la questione, importantissima.&lt;br /&gt;La gloria, per gli antichi, per Esiodo, era una dea. Ma già in Virgilio, sotto il nome della fama, cominciava a prendere aspetti paurosi. Un orrido mostro che possiede tanti vigili occhi, tante lingue e orecchie quante piume ha sul corpo. Saviano suppongo potrebbe affrontare e meditare ogni giorno la questione. Il suo “differente posizionamento” non è da cercarsi nei riferimenti a Pamuk, Rushdie, ma nel fatto quasi unico nella letteratura scritta in Italia negli ultimi anni, non solo di un intellettuale “protetto”, in pericolo per quello che ha detto, ma anche di uno scrittore liberato della scrittura. E anche per questo Saviano lo definisco post-coloniale. &lt;em&gt;Mutatis mutandis &lt;/em&gt;tale liberazione era toccata anche a Gavino Ledda, che quando andavo a scuola si faceva leggere alle medie o al primi anni delle scuole superiori; lo stesso sta succedendo a Saviano, già "adottato" in molte scuole. Saviano dice che non è la scrittura che libera lo scrittore. No. È il lettore che rende libero lo scrittore. Il lettori liberano, distruggono la censura, l’omertà. Chissà se anche lui dopo il successo ed un possibile film cercherà l’intransigenza incomunicativa e bucata di un &lt;em&gt;Aurum Tellus&lt;/em&gt;? Non credo, in ogni caso, si vedrà. La storia rilassa e Pirandello aveva parlato più di una volta del «piacere della storia». «Nulla di più riposante della storia, signori» aveva esclamato un suo personaggio. «Tutto nella vita si cangia continuamente sotto gli occhi. Nulla v’è di certo. Mentre nella storia tutto è determinato, tutto è stabilito.» E ogni effetto segue obbediente alla sua causa con perfetta logica, e ogni avvenimento si svolge preciso e coerente in ogni particolare, col signor duca di Nevers, che il giorno tale, anno tale ecc. ecc. Rilassa meno, la storia, se qualcuno ha l’ansia di fartici passare. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-2794055238577135776?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/2794055238577135776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=2794055238577135776' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/2794055238577135776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/2794055238577135776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/09/ancora-al-sud-il-giovin-saviano-e-gli.html' title='Ancora al Sud: il giovin Saviano e gli altri.'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RtrU_WjTm-I/AAAAAAAAACE/9wtobWmhqo0/s72-c/Saviano%2520a%2520Scampia2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-6762858993000795398</id><published>2007-08-23T11:37:00.000-05:00</published><updated>2007-08-23T11:59:43.922-05:00</updated><title type='text'>Badiou, la Metapolitica, Il secolo, Achmed. Un primo sguardo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Rs24YGjTm9I/AAAAAAAAAB8/63nuU7RY7z4/s1600-h/badiou.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5101936677095709650" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 206px; CURSOR: hand; HEIGHT: 254px" height="320" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Rs24YGjTm9I/AAAAAAAAAB8/63nuU7RY7z4/s320/badiou.jpg" width="206" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Alain_Badiou"&gt;Alain Badiou&lt;/a&gt; accusa: “Lo stato non pensa”. Franco Buffoni nel dialogo-romanzo &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/08/tentativo-di-luce-su-franco-buffoni.html"&gt;già recensito &lt;/a&gt;gli risponde: “lo stato non deve pensare”. In Badiou il significato di concetti come politica, democrazia, stato, sono qualcosa di molto particolare. Lo stato, come la vera politica per Alain Badiou o è singolare o non è. E qui si fanno strada gli aspetti anche più appariscenti e letterariamente interessanti del suo pensiero che la scorsa primavera ho affrontato brevemente leggendo alcuni suoi testi e appocciando alcune sue questioni tra cui le domande: “Lenin è o non è il prosecutore di Marx, Mao è o non è il prosecutore di Lenin, il Termidoro è o non è la Rivoluzione francese?” Badiou non nutre dubbi: le sequenze politiche non mettono mai capo a scansioni omogenee e continue, sono sempre affette da una discontinuità radicale. È lo stesso tema che su un altro terreno Badiou ha posto a proposito di San Paolo: che rapporto ha Paolo con Gesù? Non è forse avvicinabile, dice Badiou in &lt;em&gt;Saint Paul. La fondation de l’universalisme &lt;/em&gt;(1997) al rapporto che Lenin intrattiene con Marx? È la stessa domanda, che Gramsci si poneva nei suoi &lt;em&gt;Quaderni del Carcere&lt;/em&gt;, ma Badiou la risolve in maniera opposta, mettendo in rilievo, cioè, la funzione inaugurale di San Paolo, e così “salvandolo”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Badiou ha orrore della democrazia mercantile, la democrazia elettorale, quella che si esplica con un voto elettorale che è come scegliere al mercato. In questo modo, la politica, la democrazia e l’eguaglianza non sono nient’altro che pure appendici dello Stato, forme di manifestazione di quella figura che sopprime il pensiero collettivo nell’Evento che è lo Stato parlamentare. C’è un altro modo, invece, per ricongiungere democrazia e eguaglianza ridando nel contempo significato ad entrambi i concetti: si tratta di intendere la democrazia come pura esposizione del collettivo sulla scena pubblica; un’ esposizione che non tollera che si applichino ad esso prescrizioni particolari, vale a dire enunciati non egualitari. Insomma, per Badiou la democrazia è egualitaria nel suo senso più profondo proprio perché permette di sfuggire alle codificazioni particolaristiche cui è costretto a ricorrere lo Stato come entità. In &lt;em&gt;Metapolitica&lt;/em&gt; (Napoli, Cronopio, 2001) egli propone la dismissione delle categorie di “immigrato”, “arabo”, “francese”, in quanto parole che «rinviano necessariamente la politica allo Stato e lo Stato stesso nella sua funzione più essenziale e più bassa: il novero non egualitario degli uomini» (ivi, p. 110). Di questo passo si arriva anche alle ragioni della soppressione del nome, all’anonimato come garanzia di difesa e presa di posizione politica. E tuttavia penso che dovrà passare ancora un bel pezzo perché “Uomo bianco sfruttatore” venga percepito come un insulto razzista sanzionabile e non come una verità storica. Penso dunque con inquietudine al bastone di Achmed puntato contro gli spettatori, alle conseguenze estetiche del trascurare la forza degli archetipi occidentali, ai recenti problemi legati al padiglione africano, e non solo, della &lt;a href="http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=66573"&gt;Biennale &lt;/a&gt;di Storr; problemi legati al fatto di pensare che non abbiamo altro che la storia. La storia, l’impresentabile curriculum del mondo, non va confusa con le sue bellissime e misteriose rovine. L’arte si vuole storia dopo le ubriacature formali e decostruzioniste, ma Pascal e Pirandello, per motivi differenti, se la riderebbero. Il primo screditando la storia con la solita questione del naso di Cleopatra, il secondo opponendogli una più efficace storia di maschere nude. Badiou parla di stato come evento richiamando l’Heidegger “timpaneggiato” in &lt;em&gt;L'être et l'événement &lt;/em&gt;&lt;u&gt;(&lt;/u&gt;1988) ma non lo cita direttamente e, anche se non lo dice, mi pare di capire che salvi S. Paolo infondo proprio in nome della maschera. Penso allora ad &lt;em&gt;Achmed il filosofo&lt;/em&gt; (Genova, Costa e Nolan, 1992) come ad un epigono di Ubu passato per Beckett - ma qualche tratto è davvero bello come quello su che cos’è un “bel falso allarme”(p. 34-37. Mi stupisce però che poco si noti dell’ironica forse involontaria nostalgia che suscita tutta questa messinscena di maschere. Eppure in &lt;em&gt;Il secolo &lt;/em&gt;(Milano, Feltrinelli, 2006)&lt;em&gt; &lt;/em&gt;Badiou&lt;em&gt; &lt;/em&gt;ha scritto cose pregevoli anche su Pirandello… ma forse la coscienza della maschera, che così bene ha agito in lui, non lo logora perché il tempo si rinnova e perché, oltre il siciliano, nel suo teatro c’è molto di Brecht. Ma qualcosa del suo pensiero e del suo teatro, o meglio del rapporto che trascorre tra i due, lo devo ancora definire, e mi disturba. Da meditare e leggere ancora. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-6762858993000795398?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/6762858993000795398/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=6762858993000795398' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/6762858993000795398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/6762858993000795398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/08/badiou-la-metapolitica-il-secolo-achmed.html' title='Badiou, la Metapolitica, Il secolo, Achmed. Un primo sguardo'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Rs24YGjTm9I/AAAAAAAAAB8/63nuU7RY7z4/s72-c/badiou.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-5243905528378144542</id><published>2007-08-23T10:43:00.000-05:00</published><updated>2007-08-23T12:30:26.713-05:00</updated><title type='text'>Nori vs. Ammaniti sulle metafore. Critica e vivente (ma anche Gualtieri, O’Connor, Hotakainen, Morena, Michele, mia sorella…)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Rs2ta2jTm7I/AAAAAAAAABs/gP-1JSoYxqY/s1600-h/nori.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5101924629712444338" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 196px; CURSOR: hand; HEIGHT: 207px" height="300" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Rs2ta2jTm7I/AAAAAAAAABs/gP-1JSoYxqY/s320/nori.jpg" width="209" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Tre flash dall’estate. Una notte di luglio con guida apparentemente spericolata ho condotto a casa Morena, una giovanissima costumista teatrale sottopagata che gira l’Italia a cucire spendidi vestiti. Dopo uno o due punch che forse erano rum e cola avevamo parlato del comune apprezzamento per la poesia di &lt;strong&gt;Mariangela Gualtieri&lt;/strong&gt; e del teatro Valdoca che lei aveva visto dalle sue parti e forse ci aveva anche lavorato, lassù, tra i laghi. Avevamo letto qualcosa dalla sua copia di &lt;em&gt;Fuoco Centrale&lt;/em&gt; e poi cambiando discorso mi aveva detto che cercava il testo sullo scrivere di &lt;strong&gt;Flannery O’Connor&lt;/strong&gt;. Io lo trovo il giorno dopo nella libreria sotto casa, a Milano, in via Cesare da Sesto. Alla fine del mese in spiaggia mia sorella dopo anni di letture dedite a una notevole quantità di &lt;em&gt;best sellers &lt;/em&gt;americani, da un po’ di anni legge e apprezza Ammaniti che quest’anno vince lo strega e lei è contenta. Io gli dico che recensivo &lt;em&gt;Fango&lt;/em&gt; in prima edizione per la rivista universitaria un bel po’ di anni fa e provo un discorso teorico, ma pare comunque abbia vinto lei. Oggi invece a fine agosto mi scrive Michele, un amico che in primavera mi ospitò a Trento in occasione di un convegno su Primo Levi; mi parla di &lt;strong&gt;Paolo Nori&lt;/strong&gt;. Stà leggendo tutto quello che trova di suo dopo &lt;em&gt;Noi Farem Vendetta&lt;/em&gt;, romanzo storico che, passata la breve stagione &lt;em&gt;flamboyant&lt;/em&gt; della &lt;em&gt;working novel&lt;/em&gt;― e pensando al prossimo libro di Antonio Scurati ― potrebbe essere la nuova tendenza del triennio. Gli dico che di Nori conosco poco e come in molti altri casi mi sono fermato ai primi due libri pre-Einaudi, ovvero all’ormai consolidata vicenda di Learco.&lt;br /&gt;Ma di strada nel frattempo Nori ne ha fatta. E tanta. Senza ragione letta la mail riprendo in man&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Rs2tbGjTm8I/AAAAAAAAAB0/VQwHTxI6dNY/s1600-h/amanniti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5101924634007411650" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Rs2tbGjTm8I/AAAAAAAAAB0/VQwHTxI6dNY/s320/amanniti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;o l’edizione del &lt;em&gt;Cielo dei Violenti &lt;/em&gt;dei miei genitori, letta molti anni fa e mi convinco che la letteratura intreccia le persone viventi che leggono. Leggere significa diventare parte dell’intreccio grande, «come gocce dell’Oceano, come voti». Queste metafore non a caso introducono il discorso di cui si parla oggi: al solito, critica e vivente. E caso, appunto. Dal sito dell’infaticabile Rossano Astremo riporto l’articolo di Paolo Nori &lt;em&gt;Colpi di tuono e lezioni di sguardo &lt;/em&gt;(da «Il Manifesto»,13 gennaio 2007) che spiega l’intreccio dei casi di cui sopra:&lt;br /&gt;«Mi sembra che il modo migliore per dare un'idea del romanzo &lt;em&gt;Colpi al cuore&lt;/em&gt;, sottotitolo &lt;em&gt;Come fu girato il padrino&lt;/em&gt;, del finlandese &lt;strong&gt;Kari Hotakainen&lt;/strong&gt; (Iperborea 2006, pp. 353, euro 16, traduzione di Tullia Baldassarri Höger Von Högersthal), che ho letto recentemente, sia paragonare l’uso delle sue metafore con quelle del romanzo di &lt;strong&gt;Niccolò Ammaniti&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;Come Dio Comanda&lt;/em&gt; (Mondadori 2006, pp. 496, euro 19), che ho letto subito dopo. Fare proprio due elenchi. In Ammaniti: «Cristiano Zena aprì la bocca e si aggrappò al materasso come se sotto ai piedi gli si fosse spalancata una voragine» (p. 7). «Ci fu uno scoppio assordante, e la zuppiera si disintegrò come se fosse stata colpita da un Cruise e rigatoni, schizzi di ragù e pezzi di plastica si sparsero per un raggio di dieci metri» (p. 102). «Dopo mangiato i tre rimasero in coma sul divano» (p. 103). «Ora che era arrivato il grande momento si sentiva sereno come un samurai prima della battaglia» (p. 187). «Si trascinò attraverso l'appartamento in cui sembravano esser passati i lanzichenecchi» (p. 281). «Era completamente zuppo di sudore e il piumino d'oca gli pesava addosso come se fosse sepolto sotto un quintale di terra» (p. 365). «Crollò sul divano sofferente e cominciò a lagnarsi come se gli stessero facendo una rettoscopia» (p. 398). «Il cancro se lo stava mangiando, proprio come una serpe si mangia un uovo» (p. 403). «E lei, a quel punto, come un capretto, un Bambi o quel diavolo che era, cominciò ad agitarsi, a urlare, a dimenarsi, a farfugliare» (p. 429). «Dovevano avere una sessantina d'anni. Una era alta e affilata come una mantide religiosa e l'altra era piccola e verde come un goblin. Il goblin si trascinava dietro un quadrupede che sembrava un diavolo della Tasmania» (p. 439). «Aveva visto i gabbiani volteggiare come avvoltoi che hanno puntato una bestia morta» (p. 446). «Poggiò una mano sul cofano come se fosse stremato da una lunga maratona» (p. 455). «Girò la testa verso la televisione con la velocità di una scimmia da laboratorio sotto oppio» (p. 477).&lt;br /&gt;In Hotakainen: «Gli uomini sono fatti di carta, di acciaio non ce ne sono mai stati» (p. 177). «Coppola si sentiva come uno scolaretto tenuto per mano a cui viene spiegato per la prima volta come si monta un modellino» (p. 190). «Sonny era emozionato, sopra le righe, come una pustola che si irrita al minimo contatto» (p. 216). «L'uomo tenta di chiamare i figli e i nipoti, e la sua voce cigola come la sedia su cui è seduto» (p. 262). «L'uomo aveva replicato che se nel film c'era quella musica e c'erano anche dei massacri sarebbe andato a vederlo più che volentieri e ci avrebbe portato anche il cognato, che non è un patito di film d'azione ma più un tipo da pesca sul ghiaccio» (p. 264). «Per quarant'anni Keränen era sempre riuscito ad andare in bagno quando gli scappava, ora si sentiva come se entrambi i bisognini stessero per finirgli nei pantaloni senza il permesso del legittimo proprietario» (p. 269). «Le donne sono creature indomabili. Sono elettricità e acqua» (p. 281). «Laatikainen le sembrava una foca pronta a tornare alla sua vita originaria sulle rive del Saimaa. Dal naso e dalle orecchie gli spuntavano i peli, e dalla camicia sbottonata compariva un ciuffo di lanugine grigiastra. A parte il reddito, non vedeva altro che lo distinguesse da una foca» (pp. 288-9). «Il film mi piacque, anche se era fatto male. Brando era il migliore, bisognava ammetterlo. Che sia o meno un brav’uomo, recitare sa recitare. Il suo Vito Corleone era come mia nonna, una persona fragile che dice a bassa voce il fatto suo. La nonna passava le ore sulla sedia a dondolo in soggiorno a rammendare le reti da pesca del nonno. La sedia cigolava, e dalla sua bocca uscivano vecchi proverbi. Non erano regole di vita, erano colpi di tuono» (p. 344).&lt;br /&gt;Adesso, a parte le foche, è singolare che l'esperienza di un mio quasi coetaneo finlandese mi sia più familiare dell'esperienza di un mio quasi coetaneo italiano.&lt;br /&gt;A me sotto i piedi non si è mai spalancata una voragine, non ho esperienza diretta di qualcosa disintegrato da un Cruise, non ho mai visto una persona in coma, né un samurai prima della battaglia, né un luogo nel quale erano passati i lanzichenecchi (né un lanzichenecco), non son mai stato sepolto sotto un quintale di terra, non mi hanno mai fatto una rettoscopia, non ho mai visto serpi che mangiano un uovo, né un capretto, un Bambi o quel diavolo che era agitarsi, urlare, dimenarsi, farfugliare. Non ricordo di aver visto una mantide religiosa e non ho idea di cosa sai un goblin, e tantomeno un diavolo della Tasmania, non ho memoria di avvoltoi che puntano una bestia morta, non ho mai fatto una lunga maratona (neanche una breve), non ho idea della velocità con cui gira la testa di una scimmia sotto oppio.&lt;br /&gt;La carta, i modellini, le pustole, il cigolio delle sedie, la pesca, i bisognini, l'elettricità, l'acqua, le conosco. Le foche poco, ma avevo una nonna che parlava così, con dei colpi di tuono.&lt;br /&gt;Un mio amico con cui avevamo parlato poco tempo fa del fatto che i libri si scrivono con gli occhi, mi ha chiamato ieri e mi ha letto al telefono un pezzo di &lt;strong&gt;Flannery O’Connor&lt;/strong&gt; preso da &lt;em&gt;Nel territorio del diavolo&lt;/em&gt;, Sul mistero di scrivere (Minimum Fax 2002, pp. 150, euro 7,50, a cura di Robert e Sally Fitzgerald, edizione italiana a cura di Ottavio Fatica). Oggi sono stato in libreria e ho comprato il libro. Il pezzo è questo: «La narrativa opera tramite i sensi, e uno dei motivi per cui, secondo me, scrivere racconti risulta così arduo è che si tende a dimenticare quanto tempo e pazienza ci vogliano per convincere tramite i sensi. Se non gli viene dato modo di vivere la storia, di toccarla con mano, il lettore non crederà a niente di quello che il narratore si limita a riferirgli... Ho un amico che sta prendendo lezioni di recitazione, a New York, da una signora russa che ha fama di essere un'ottima insegnante. Mi scriveva questo mio amico che per tutto il primo mese non hanno pronunciato neanche una battuta, ma solo imparato a guardare. Imparare a guardare, infatti, è la base per l’apprendimento di qualsiasi arte, tranne la musica. Molti dei narratori che conosco dipingono, non perché siano particolarmente dotati, ma perché dipingere li aiuta a scrivere. Li costringe a osservare le cose». &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-5243905528378144542?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/5243905528378144542/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=5243905528378144542' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/5243905528378144542'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/5243905528378144542'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/08/nori-vs-amanniti-sulle-metafore-critica.html' title='Nori vs. Ammaniti sulle metafore. Critica e vivente (ma anche Gualtieri, O’Connor, Hotakainen, Morena, Michele, mia sorella…)'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/Rs2ta2jTm7I/AAAAAAAAABs/gP-1JSoYxqY/s72-c/nori.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-3281142541902489382</id><published>2007-08-03T07:19:00.001-05:00</published><updated>2007-08-16T08:07:30.532-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><title type='text'>chiara d'Assisi : seconda lettera alla beata agnese di praga</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RsRLjGjTm6I/AAAAAAAAABk/6Gk5kb7z6Tk/s1600-h/stachiara.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5099283744516447138" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RsRLjGjTm6I/AAAAAAAAABk/6Gk5kb7z6Tk/s320/stachiara.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ciò che hai, tienilo, ciò che fai, fallo senza smettere, ma con rapida corsa, con passo leggero, senza ostacoli ai piedi perché non raccolgano la polvere del tuo cammino, sicura, gioiosa e vivace, cammina prudentemente sul sentiero della beatitudine, non credere a nulla, non consentire a niente che ti voglia allontanare da questo proposito o che ti presenti un intoppo sulla via. [...] Se qualcuno ti dicesse altre cose, o ti suggerisse altro, che possa impedire la tua perfezione [...] rifiuta senz'altro di seguire il suo consiglio.&lt;/div&gt;...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-3281142541902489382?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/3281142541902489382/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=3281142541902489382' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/3281142541902489382'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/3281142541902489382'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/08/chiara-dassisi-seconda-lettera-alla.html' title='chiara d&apos;Assisi : seconda lettera alla beata agnese di praga'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RsRLjGjTm6I/AAAAAAAAABk/6Gk5kb7z6Tk/s72-c/stachiara.gif' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-7712995581772502011</id><published>2007-08-03T06:59:00.001-05:00</published><updated>2007-08-13T08:40:15.577-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><title type='text'>Giorgio Seferis: l'ultima tappa</title><content type='html'>&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5098179397048537106" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="193" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RsBfJnpLEBI/AAAAAAAAABM/XdbIkfrEHkI/s320/00000092.jpg" width="140" border="0" /&gt;....&lt;br /&gt;Veniamo dall'Arabia, dall'Egitto&lt;br /&gt;e dalla Palestina e dalla Siria:&lt;br /&gt;Veniamo dalla sabbia del deserto&lt;br /&gt;e dai mari di Pròteo, anime raggrinzite da pubblici peccati&lt;br /&gt;ciascuno col suo rango come l'uccello in gabbia.&lt;br /&gt;E l'autunno piovoso in questo buco a sdegnare la piaga di ciascuno&lt;br /&gt;- per usare altri termini: la nemesi, il destino,&lt;br /&gt;forse solo abitudini cattive, "frode, inganno"&lt;br /&gt;o l'egoismo di speculare sopra il sangue altrui.&lt;br /&gt;...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-7712995581772502011?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/7712995581772502011/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=7712995581772502011' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7712995581772502011'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7712995581772502011'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/08/giorgio-seferis-lultima-tappa.html' title='Giorgio Seferis: l&apos;ultima tappa'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RsBfJnpLEBI/AAAAAAAAABM/XdbIkfrEHkI/s72-c/00000092.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-555631416987241525</id><published>2007-08-03T05:23:00.000-05:00</published><updated>2007-08-13T08:51:58.031-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cronache dalla restaurazione'/><title type='text'>Il brutto potere, il comune danno, l'impero.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrMQPXpLD-I/AAAAAAAAAA0/OyZZ0A5Ubwc/s1600-h/leopardi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5094433459716952034" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrMQPXpLD-I/AAAAAAAAAA0/OyZZ0A5Ubwc/s320/leopardi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; In uno dei &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/delia-ratzinger-bloch.html"&gt;primi post&lt;/a&gt; scrissi di Ratzinger e della sua critica al principio speranza di Broch. Qualche giorno dopo apprendo del "motu proprio" del Papa ed attendo un profluvio di reazioni. Ma inizialmente leggo solo della messa in latino cui plaude Ceronetti dalle colonne de "La Stampa", a fronte però del latino stento e pieno di "bruttezze" utilizzato nel documento vaticano evidenziato ironicamente da Carlo Ossola sulle pagine del "domenicale" del "Sole 24 Ore". Ma la questione del latino è minore. Ratzinger con questo suo documento in sostanza chiude con la &lt;em&gt;lunatic fringe&lt;/em&gt; di chi voleva una lettura eterodossa di alcuni passi del &lt;em&gt;Gaudium et spes, &lt;/em&gt;là dove si parla dell'unicità e universalità della Chiesa Ratzinger riprende alcune idee già avanzate nell'agosto 2000 &lt;a href="http://www.ratzinger.it/documenti/dominus1.htm"&gt;&lt;/a&gt;in una "dichiarazione circa l'unicità e l'universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa". Dopo il '68 un punto di apertura verteva proprio sull'idea di unicità e universalità. Detto in parle povere: Gesù è venuto per salvare tutti, quindi la chiesa è una perchè si deve identificare con l'intera umanità. &lt;strong&gt;L'unicità e l'universalità della chiesa dopo il Concilio vennero interpretati come principi di non esclusione&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;degli altri&lt;/strong&gt;. &lt;strong&gt;Non ci sono i "sommersi e i salvati". Siamo salvi tutti.&lt;/strong&gt; Ratzinger invece corregge significativamente il tiro bruciando trent'anni di progresso, per cui quelli di "Rocca" e tanta altra sinistra cattolica da Gozzini in avanti dovrebbe mettersi le mani tra i capelli. La Chiesa è unica perchè c'è nè una, ci ricorda Benedetto, e quell'una è la sola chiesa cattolica romana, con buona pace dei fratelli orientali. E poi, è universale non perchè riguarda tutti, ma perchè il suo magistero deve estendersi e valere su tutti: tutti sono chiamati ad uniformarsi ad essa ed è legittimo che il suo potere si estende all'universo-mondo. Mi si perdoni la volgarità dell'esposizione non degna del pronipote del teologo traduttore del &lt;em&gt;Nuovo Catechismo Olandese, &lt;/em&gt;ma sono sicuro che lo zio non me ne vorrà se cerco di essere chiaro a rischio di apparire irriverente. Sì perchè la situazione è seria. La restaurazione e la chiusura alzano la voce: basta con la poltiglia postmoderna dove va bene tutto: "La chiesa è questo e non addolciamo la pillola. Prendere o lasciare". Se la strategia di Giovanni Paolo fu &lt;strong&gt;portare la Chiesa al mondo&lt;/strong&gt; , aprendosi alle istanze della modernità (della comunicazione se non altro) e affrontando qualche rischio eterodosso, la strategia dell'intelligentissimo Benetto è opposta, ed oggi vincente. Si tratta di &lt;strong&gt;portare il mondo alla Chiesa&lt;/strong&gt;. Non è un gioco di parole capzioso. Benedetto ha capito una cosa fondamentale, una punto che lo accomuna e lo mette in perfetta sintonia con molti giovani della mia generazione, che dall'ormai postumo post-moderno hanno appreso prima una lezione del relativismo, e poi da questo relativismo hanno tratto una forza, relativa ma indiscutibile. Quella di una verità del "particulare" di guicciardiniana memoria. In un mondo dove manca il fondamento assoluto della verità, è paradossalmente lecito tifare per una verità assoluta e per una fede assoluta anche se infondata. Infondo si muore spesso in nome di una fede, e spesso questa fede è per un gagliardetto, una divista, la maglia in una società calcistica quotata in borsa. Questa fede anche se irrazionale è reale e fattuale. Muove milioni. Non serve la verità per l'entusiasmo. Non serve la verità per attaccare. Non serve alcuna verità per fondare il potere che domina o alimenta le nostre vite. Questo è un primo punto preoccupante. La seconda preoccupazione mi viene dalla politica e dal conflitto con il potere giudiziario, e non mi rifersico al problema delle intercettazioni per la scalata ad Antonveneta ma ad una una risoluzione approvata all'unanimità dal Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura il 4 luglio 2007 e non troppo pubblicizzata in proporzione all'importanza della notizia che praticamente ci informava di un pericolo reale per la democrazia: di un conflitto di potere di proporzioni immani. La risoluzione riguarda i servizi segreti e dice che è stato il Sismi in sè stesso e non i “settori deviati” del servizio a svolgere l'attività di spionaggio nei confronti di magistrati. Dell’archivio segreto di Pio Pompa in via Nazionale a Roma è emerso che il servizio segreto ha svolto un’attività “estranea” ai suoi compiti con lo scopo “intimidire” e far “perdere credibilità” ai magistrati. Perchè metto vicini questi due elementi? Perchè se il reciproco controllo che è base dello stato costituzionale di diritto mostra le sue debolezze in una dinamica di delegittimazione o conflitto, ancora una volta ad uscirne vincitore è il carismatico &lt;em&gt;appeal&lt;/em&gt; di una posizione che eticamente afferma di conoscere il bene, e di fronte a tanto disordine, pacata, ci propone le sue soluzioni assolute. Nette, semplici, apparentemente non del tutto ingiuste. Per questo tabto ripenso a Giacomo Leopardi e quei magnifici e terribiuli versi di &lt;em&gt;A se stesso &lt;/em&gt;dove cita il "brutto / poter che a comun danno impera"... dove la potenza immobile dell'&lt;em&gt;enjambenment&lt;/em&gt; perfettamente bilanciato tra &lt;em&gt;rejet&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;contra-rejet&lt;/em&gt; pare interrogare insensibile, me ed il lettore futuro, come una sfinge. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-555631416987241525?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/555631416987241525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=555631416987241525' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/555631416987241525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/555631416987241525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/08/il-brutto-potere-il-comune-danno.html' title='Il brutto potere, il comune danno, l&apos;impero.'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrMQPXpLD-I/AAAAAAAAAA0/OyZZ0A5Ubwc/s72-c/leopardi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-3686292663193652688</id><published>2007-08-02T08:09:00.000-05:00</published><updated>2007-08-03T05:00:08.529-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Segnalazioni - Letture'/><title type='text'>Tentativo di luce. Su Franco Buffoni.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrHb9XpLD5I/AAAAAAAAAAM/xmeuEu-FMZU/s1600-h/imgpigpen.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5094094500897951634" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrHb9XpLD5I/AAAAAAAAAAM/xmeuEu-FMZU/s320/imgpigpen.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Accade che un libro, al di là delle premesse su cui è fondato, susciti nel lettore un particolare entusiasmo. È quello che mi è accaduto leggendo l’ultimo libro di Franco Buffoni, &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/brevi-consigli-di-lettura-per-lestate.html"&gt;già segnalato &lt;/a&gt;tra i consigli di lettura per l’estate. Difficile stabilirne il genere: l’autore lo ha descritto come un romanzo ma la definizione non mi pare del tutto calzante, e personalmente lo trovo più affine alla saggistica memoriale, sebbene presentata in forma inusuale. Si tratta infatti di testo dialogico tra l’autore e il nipote Piero, un giovane di poco meno di trent’anni che si definisce marxista, partecipa ai cortei anti globalizzazione e simpatizza con i frati di Assisi. Il testo è inframmezzato da poesie o parti di poesie e da diverse lettere: tre al padre, una a Giacomo Leopardi, due al nipote, e una conclusiva, impietosa &lt;em&gt;Lettera di Piero allo zio &lt;/em&gt;― che in una recente presentazione Stefano Raimondi ha saggiamente deciso di leggere come incipit.&lt;br /&gt;“Dio, la guerra, l’omossessualità”, come recita il sottotitolo, sono i temi principali ma, anche se già così ce ne sarebbe da dire, nel libro sono presenti elementi di riflessione che aprono su prospettive per quanto mi riguarda ancora più interessanti: &lt;em&gt;in primis &lt;/em&gt;il problema della “falsificazione culturale” e della relatività delle varie “tradizioni culturali” e “civiltà letterarie”. Tra le letture esemplari in questo senso Buffoni cita ovviamente il &lt;em&gt;De Falso credita et ementita Constantini donatione &lt;/em&gt;(1440) di Lorenzo Valla ed il &lt;em&gt;Defensor Pacis &lt;/em&gt;(1324) di Marsilio da Padova (in cui, riguardo la religione, miglior espressione trova la successiva idea volterrana di “pia frode”), ma anche la parabola di Cecco d’Ascoli che di fronte alla &lt;em&gt;pietas&lt;/em&gt; virgiliana e dantesca osò proporre «non pietate ma raxone».&lt;br /&gt;Secondo Buffoni la &lt;em&gt;pietas&lt;/em&gt; deve diventare una virtù civile slegata dalla metafisica cristiana, un’ "eredità umana", un valore ateo come lo stato costituzionale di diritto: erede di Mill, Hume e Gladstone quanto di Mosca e Pareto, Buffoni non descrive tuttavia un percorso banalmente “laicista” ma, sulla scia di Berkley, Clarke, Leibniz, Jacobi, Muratori, e Genovesi, si apre al cristianesimo e alle “religioni positive” proprio partendo da una domanda cruciale sulla ragione del male nella vita umana. Pur riconoscendo l’importanza degli amati maestri Fortini e Raboni nello specifico ne prende le distanze quando i due paiono schierarsi a favore del “santo vero” manzoniano, per riallacciare invece i ponti con il genio solitario di Leopardi lettore di Lucrezio e anticipatore della teoria del "tempo profondo" di S.J. Gould; il Leopardi che di fronte al faute de mieux dei terrorizzati “atei devoti” ancora oggi risponde col coraggio della sua &lt;em&gt;Ginestra&lt;/em&gt;, «mentre Manzoni, ricordiamolo, dopo la morte di Carlo Imbonati aveva abbandonato gli ideali di Verri e Beccaria per volgersi al cattolicesimo più retrivo, in perfetta sintonia con gli ideali della nuova leadership austriaca» (p. 161). Nell’ottocento di Rosmini e Manzoni concepire un universo non costruito per l’uomo e le sue esigenze era follia. Era questa la solitaria “follia” di Leopardi, una “follia” che con beffa atroce dell’evidenza scientifica storicamente riconosciuta, ci viene ancora fatto passare per “pessimismo”.&lt;br /&gt;Il lettore di questo libro peraltro si trova anche di fronte ad un’autobiografia famigliare e intellettuale, posta però sul piano della distinzione tra stato etico e stato di diritto (e sulle conseguenze derivanti dallo scegliere se stare dall’una o dall’altra parte). Se Montale dichiarava “ciò che non siamo e ciò che non vogliamo”, Franco Buffoni, come Sandro Penna, chi è e cosa vuole lo dice a chiare lettere: «Sì sono ateo, omosessuale, illuminista e antiproibizionista. E sostengo il darwinismo materialista scientifico puro» (p. 145). In questo dialogo filosofico, in cui la controparte ha la funzione di “mandare avanti il discorso”, Buffoni esplora quelle zone di reticenza che impediscono un reale progresso nella letteratura e nella società, o il cui valore appare dominante e onnipresente, anche se non ragionevolmente fondato. La traiettoria intellettuale che emerge dalla lettura di questo testo mi pare inedita nel “campo letterario” nazionale o almeno abbastanza rara nel Novecento italiano, anche per l’aperta chiarezza con cui presenta le sue idee, agevolato in questo dall’artificio stilistico del dialogo:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;em&gt;Tra i tuoi maestri chi non si gingilla? &lt;/em&gt;[chiede il nipote]&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Te l’ho detto Zanzotto. Ammiro il suo&lt;br /&gt;coraggio nell’affrontare il dato scientifico e lo sforzo di assorbirlo,&lt;br /&gt;inglobandolo nella sua poetica.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Però non lo ami &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Amo di più Cattafi, o Caproni…&lt;/blockquote&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Continuatore della tradizione illuminista che fonda lo stato di diritto in contrapposizione allo stato etico, Buffoni si oppone dunque con fermezza al potere simbolico e materiale di quelle istituzioni che pretendono di prevaricare la libertà civili, e lo fa affidandosi al modello intellettuale di Richard Rorty e a quella tradizione anglosassone di empirismo e logica che va da Ockham e Bacone e, per venire a tempi più recenti, trova i suoi modelli di riferimento in G. E. Moore ed in tutta quella tradizione “analitica” che parte dal rasoio di Ockham e arriva alla cosiddetta “forca” della ragione di Hume. Sulla scia dei "fondamenti della conoscenza epirica" di A.J. Ayer, rifiutando l’esistenza di poposizioni etiche giustificate: «mi trovo infatti a sostenere che le uniche proposizioni genuine sono quelle della logica e della matematica (la cui verità non dipende dall’esperienza) oppure quelle delle scienze empiriche, (che vengono enunciate sulla base di osservazioni)» (p. 129).&lt;br /&gt;In nome di questa visione atea, che qualcosa deve anche alla consigliata &lt;em&gt;Storia dell’Ateismo&lt;/em&gt; di George Minois, Buffoni legge le debolezza umana dei poeti attratti dai grandi miti, dai grandi uomini e dai grandi ideali. Ed è qui che si trova un pezzo di storia letteraria che non trova una scansione così sistematica e chiara nemmeno nei manuali di letteratura. E non si parla del solito abbaglio di Ungaretti per il fascismo: piuttosto, si tratta di ricostruire il fascismo come "categoria dello spirito", ed a proposito Buffoni menziona tanto Isherwood simpatizzante per la U&lt;em&gt;nion of Fascist&lt;/em&gt;, quanto Auden attratto dalla potenza di Stalin.&lt;br /&gt;Ci sono dunque i &lt;em&gt;phares&lt;/em&gt; ma non sono quelli che ci si aspetterebbe da un poeta. Pochi infatti i poeti, “perché la poesia si ama”, molti gli scienziati che in nome della ricerca si trovano a sostenere posizioni "scomode". Appartengono a questo novero coloro che nella storia seppero non farsi sedurre dai totalitarismi etici o chi disertò i “valori eterni” di “onore” e “dovere”. Certo gli ufficiali diplomati e laureati come Vittorio Sereni erano eticamente obbligati al fronte, ma diventare ufficiali significava anche carriera, &lt;em&gt;status&lt;/em&gt; e solo rinunciando anche a questa controparte materiale inerente il “fare il proprio dovere” si poteva sottrarsi a quella dinamica storica.&lt;br /&gt;Ma come vederlo allora? Come pensare la diserzione come valore? Raboni analizzando il carteggio Bertolucci-Sereni evidenzia questa discontinuità tra i due: Bertolucci resta soldato semplice e si imbosca molto presto a tradurre il suo Ronsard, Sereni invece risponde “presente!” all’appello ― per poi dolersi nei decenni a venire di non aver potuto rispondere a quell’altro appello, quello della resistenza, che avrebbe dato ad alcuni dei suoi valori di &lt;em&gt;Cameraderie&lt;/em&gt; tutto un altro senso. Sì perché Buffoni ci dice di non prendere sotto gamba i valori, per così dire, “della trincea”, che non sono fuffa. Il cameratismo inteso come &lt;em&gt;Camaraderie&lt;/em&gt; infatti ha voluto dire molto nell’idea sociale dell’uomo. In guerra si sono criminalmente spesi (e spenti) grandi valori. Bianciardi ricordava che sono sempre i sottotenentini studentelli di vent’anni a portare contadini e operai al massacro. Questa innocenza che guida l’innocenza, la buona fede, il sacrificio, lo spirito di corpo, la solidarietà, “l’allegria”, la vita, i valori umani, tutto questo bene era qualcosa di ben visibile e presente nelle coscienze di chi lo aveva provato sulla propria pelle, e si parla di almeno un paio di generazioni nate tra il ’75 e il ’99 dell’Ottocento. Più difficile cogliere la dinamica per cui questo bene, al soldo dell’etica di uno stato belligerante, si trasformasse in male. Questo è l’osceno. Questo l’inaccettabile, per Franco Buffoni. Ma, ancora, come vederlo? Alcuni ci riuscirono anche in quegli anni, qualcuno, come il Tarchetti di &lt;em&gt;Una nobile Follia, &lt;/em&gt;che&lt;em&gt; &lt;/em&gt;precorreva i tempi parlando della carneficina della Crimea, ma i più, supini, si bevevano le balle della “religiosa ecatombe” promossa da Croce, la “risvegliatrice degli infiacchiti” di Papini, la “sola igene del mondo dei futuristi” e via dicendo. Pochi, anche tra i professori, dissero di no al duce quando chiese loro di giurare fedeltà al regime (quattordici ne conta Buffoni, aggiungendo Fabio Luzzatto e Piero Sraffa ai dodici analizzati da Giorgio Boatti nel suo bel libro dal titolo melvilliano &lt;em&gt;Preferirei di No&lt;/em&gt;, Torino, Einaudi, 2001). Ci furono dunque i “non allineati” come il gruppo di Giustizia e Libertà feondato a Parigi nel 1929, ci furono Arturo Carlo Jemolo e Ernesto Bonaiuti, Ernesto Rossi e Mario Pannunzio ma i più agirono come Sabato Visco e Nicola Pende che, pur riluttanti furono responsabili di avvallare le leggi razziale con la loro autorità scientifica. I casi come quelli del socialista Torquato Nanni (primo biografo di Mussolini per la «Voce» di Prezzolino) che si frappone tra i proiettili dei partigiani e il corpo del fascista “critico e massimalista” Leandro Arpinati, sono memorabili proprio per la loro unicità.&lt;br /&gt;Tuttavia come ho detto, nel libro non c’è solo la storia sociale delle idee ma anche la vita in “prima persona” e l’intreccio strettissimo dei due piani. E questa ultima caratteristica, questo tentativo di procedere in un discorso unitario, mi pare la cifra più originale di questo "romanzo saggistico": c’è la lotta con un padre cattolico reazionario, lettore del «Corriere» fino alla “scandalosa” direzione Ottone che portò Pasolini in prima pagina, un padre ovviamente incapace di accettare l’omosessualità del figlio, che si irrigidisce persino quando apprende che i gesuiti hanno portato gli alunni a vedere il Vangelo secondo Matteo. Un ufficiale che ha combattuto quella che Alessando Natta in un suo libro del 1997 definisce come &lt;em&gt;l'altra resistenza&lt;/em&gt;, ovvero la resistenza di chi non prestò giuramento alla “Repubblica Sociale Italiana” di Salò e per questo fu internato nei campi di prigionia tedeschi. Il padre di Franco Buffoni e altri come lui avevano giurato fedeltà al re ed erano insofferenti di quella parola “repubblica”, che non a caso nella parlata lombarda indica qualcosa di davvero residuale, come ricorda Luciano Erba in una sua poesia «Quando andavo a comprare la mostarda / Mia madre mi diceva: già che ci vai / fatti dare un po’ di repubblica, / intendeva gli avanzi quali che fossero / rimasti sul banco del salumiere». (A chi interessasse ricordo che &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/mappa-e-graffito-il-sociale-e-il-non.html"&gt;qui&lt;/a&gt; può leggere un altro aneddoto su Erba). Il padre, un reazionario cattolico, fervente monarchico educato dai fascisti, viene dunque fatto prigioniero degli “alleati” tedeschi in nome di un “onore” il cui valore sarà disconosciuto nell’Italia post-fascista e si fa due anni come internato nei campi di detenzione tedesca. Liberato dai “nemici” Russi, Americani e Inglesi si trova davanti ad una grnade crisi. Quale poteva esserne il risultato? Purtroppo non un (pur difficile) ripensamento e messa in discussione dei propri valori, ma un cortocircuito dalle nefaste conseguenze…&lt;br /&gt;avendo debordato, voglio concludere ricordando cosa mi ha detto l’autore in occasione della presentazione del libro, nella libreria di un Parco Sempione arroventato dal sole di luglio: "Michaux dice che per comprendere l’intelligenza deve sporcarsi, essere ferita". Ricordo che un tempo volentieri mi affiabiavano il nomignolo “Pig Pen”, come il personaggio dei &lt;em&gt;Peanuts&lt;/em&gt;; quanto alle ferite, non posso che stupirmi del meraviglioso funzionamento dei globuli bianchi dell’anima. Quando ci permette di rialzarci.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-3686292663193652688?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/3686292663193652688/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=3686292663193652688' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/3686292663193652688'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/3686292663193652688'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/08/tentativo-di-luce-su-franco-buffoni.html' title='Tentativo di luce. Su Franco Buffoni.'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrHb9XpLD5I/AAAAAAAAAAM/xmeuEu-FMZU/s72-c/imgpigpen.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-3494532482938661228</id><published>2007-07-28T09:53:00.000-05:00</published><updated>2007-08-03T06:36:46.784-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Segnalazioni - Letture'/><title type='text'>Nacci e Orgiazzi: due volenterosi cacciatori.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrHdfHpLD6I/AAAAAAAAAAU/I-ntpOONltw/s1600-h/Nacci.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5094096180230164386" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrHdfHpLD6I/AAAAAAAAAAU/I-ntpOONltw/s320/Nacci.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Molto di quanto detto nel &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/antologia-e-critica.html"&gt;precendente post &lt;/a&gt;viene dalle analisi apparse su settembre per il numero (87- speciale) di &lt;a href="http://www.fucine.com/"&gt;Fucine Mute &lt;/a&gt;ad opera del triestino Luigi Nacci (1978) che si propone di fare sia una mappa analitica dei festival (comprensiva delle politiche da cui sono mossi) sia di avere una data, il 2009 per un lavoro di sintesi sul decennio 1999-2009. Le analisi sociologiche aventi come oggetto l’ambiente della poesia sono state in passato, soprattutto tra la fine degli anni ’70 e i primi ’80, numerose e le conclusioni di tali indagini sono per la gran parte valide anche oggi. A tal proposito Nacci riporta due osservazioni di Antonio Barbuto datate 1981, a prefazione del volume Da Narciso a Castelporziano. Poesia e pubblico negli anni settanta (Roma, Edizioni dell’Ateneo). Il volume include più di 60 interventi firmati da poeti e critici molto differenti tra loro, come Barberi Squarotti, Sereni, Porta, Sica, Cucchi, Sanguineti, Bellezza, Giuliani, Pecora, etc.) da lui stesso curato: «è pressoché impossibile catalogare una enorme produzione poetica disseminata perlopiù in riviste e rivistine introvabili o in plaquettes quasi clandestine [...]. Se finora l’antologia veniva definita come strumento di storicizzazione o museo, ovvero come manifesto di tendenza, oggi è forse più corretto chiamarla raccolta per la difficoltà obiettiva di costruire un’antologia per così dire storica o di tendenza». Come Nacci anch’io credo che uno studio socio-antropologico dell’ambiente della poesia odierno sia oggi quanto mai necessario. Lui ci ha provato in una prospettiva territoriale con L. Nacci, &lt;em&gt;Trieste allo specchio. Indagine sulla poesia triestina del secondo Novecento, &lt;/em&gt;Trieste, Battello stampatore, 2006: una ricerca in cui, dopo aver analizzato i dati di un questionario compilato da 110 poeti, ha costruito un archivio di tutte (o &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrHdfHpLD7I/AAAAAAAAAAc/uUq87paZM_k/s1600-h/massimo+orgiazzi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5094096180230164402" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrHdfHpLD7I/AAAAAAAAAAc/uUq87paZM_k/s320/massimo+orgiazzi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;quasi) le pubblicazioni di poesia da parte di triestini (nati a Trieste o a Trieste vissuti, anche per poco) dal 1950 al 2002. Una fatica immane: più di 350 poeti elencati.&lt;br /&gt;Analoga generosità muove il meritorio blog &lt;a href="http://www.liberinversi.splinder.com/"&gt;LiberInVersi&lt;/a&gt; di Massimo Orgiazzi fondato nel giugno 2005. Da allora ha ospitato, senza preclusioni di sorta, più di 70 poeti, in buona parte giovani. Da vedere inisieme alla sua nuova rivista-blog on line: &lt;a href="http://lattenzione.com/"&gt;L'attenzione.&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-3494532482938661228?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/3494532482938661228/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=3494532482938661228' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/3494532482938661228'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/3494532482938661228'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/nacci-e-orgiazzi-due-volenterosi.html' title='Nacci e Orgiazzi: due volenterosi cacciatori.'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrHdfHpLD6I/AAAAAAAAAAU/I-ntpOONltw/s72-c/Nacci.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-134700721232835455</id><published>2007-07-28T08:16:00.000-05:00</published><updated>2007-08-02T08:48:51.849-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Segnalazioni - Letture'/><title type='text'>Antologia e critica</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrHgCXpLD9I/AAAAAAAAAAs/CJg5m2G1BQs/s1600-h/wrobinson4-10-17s.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5094098984843808722" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrHgCXpLD9I/AAAAAAAAAAs/CJg5m2G1BQs/s320/wrobinson4-10-17s.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; È vero, sull’onda del neo-comunitarismo-panacea di cui parla Bauman in &lt;em&gt;Modernità liquida &lt;/em&gt;(Laterza, 2002) si avverte una frammentazione dell’ambiente poetico in zone auto-sussistenti come questa, “riserve”, come sostiene Roberto Galaverni nel suo &lt;em&gt;Dopo la poesia&lt;/em&gt;, che trovano il proprio spazio ideale nella rete. Infatti chi volesse seguire qualcosa delle produzione poetica italiana fino agli autori nati negli anni settanta, in libreria non ha molte possibilità di documentazione. Realisticamente parlando negli ultimi tre anni il lettore medio che vede un po’ di tutto (ma solo di “quello che c’è”) in libreria può aver trovato i &lt;em&gt;Nuovissimi poeti italiani&lt;/em&gt;, a cura di Maurizio Cucchi e Antonio Riccardi, Milano, Mondadori 2004; &lt;em&gt;Samiszdat. Giovani poeti d’oggi&lt;/em&gt;, a cura di Giorgio Manacorda e Paolo Febbraro, Roma, Castelvecchi, 2005 (allegato a Annuario di poesia 2005) e, ma solo se si ha avuto la fortuna di comprarla subito (anche un critico attento ed aggiornato come Davico Bonino mi diceva di non averla fatta), la poderosa &lt;em&gt;Parola Plurale&lt;/em&gt;, a cura di Giancarlo Alfano, Alessandro Baldacci, Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Massimiliano Manganelli, Raffaella Scarpa, Fabio Zinelli e Paolo Zublena, Roma, Luca Sossella, 2005, cui si affianchino i due volumi critici del già citato Galaverni e il corposo volume di Cortellessa uscito per Fazi. E se quelle antologie non erano ancora “il momento critico”, pare che tale momento, il momento del confronto ora sia giunto. Diverso infatti il caso di due altre antologie abbastanza recenti come &lt;a href="http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=885152341X"&gt;Maledetti Italiani &lt;/a&gt;a cura di Davide Brullo, per le Edizioni Net del gruppo editoriale Saggiatore, e &lt;a href="http://www.hoepli.it/libro.asp?ib=9788843040810&amp;pc=000031002002000"&gt;Poesia contemporanea dal 1980 a oggi. Storia linguistica italiana&lt;/a&gt;, Roma, Carocci, 2007 a cura di Andrea Afribio. Nel primo Brullo offre un vero e proprio canone alternativo del “secondo novecento poetico”, dando rilievo ad autori meno noti rispetto al loro reale potenziale ed alcune scelte mi trovano assolutamente d’accordo, ricordandomi tra l'altro la dimenticata antologia romana di Bordini negli anni Settanta. L’antologia di Afribrio (recensita con interesse da Cortellessa su «Tuttolibri» e da Giuseppe Tomasin sul domenicale de «Il Sole 24 Ore») si propone invece un percorso critico, una scelta antologica che è anche ricerca non tanto o non solo di una poetica, ma di un valore letterario comune ai diversi autori. In entrambi casi si trova il lodevole tentativo di fare una critica che sia anche espressione di un giudizio di valore, a carte scoperte, cercando di leggere, comprendere e mettersi in gioco. Questi testi ovviamente sono la punta dell’iceberg di un discorso molto più ampio e chi volesse entrare in un terreno meno certo e più difficile da seguire, ma anche più affascinante nelle sue mutazioni, dovrebbe prima di tutto mettere momentaneamente tra parentesi il giudizio di cui sopra e cominciare ad affrontre l'argomento con strumenti più empirici quali ad esempio il criterio biografico delle nascite o il criterio "sociale" dell'uscita a stampa; e tali dati incrociare con la teoria letteraria, magari con la nozione di campo, con l'analisi statistica della presenza territoriale, regionale e nazionale, considerando il grado di "capitale simbolico" dell'ubicazione geografica eccetera. In rapporto alla definizione di campo è importante tenere in assoluta cosiderazione i "gradi di forza" che determinano le nascite di antologie e nuovi poeti, ovvero essere in grado di analizzare lucidamente il lodevole desiderio comune di molti poeti affermati, di veder "proseguire il discorso", di sperare un giorno onorata la loro memoria. Per fare ciò e già l'esempio di &lt;em&gt;Parola Plurale&lt;/em&gt; lo dimostra, ci vogliono anche dei critici.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Uno strumento fondamentale per addentrarsi nel terreno di cui sopra sono sicuramente i &lt;em&gt;Quaderni italiani di poesia contemporanea &lt;/em&gt;a cura di &lt;a href="http://www.francobuffoni.it/"&gt;Franco Buffoni &lt;/a&gt;usciti dal 1991, nove volumi ad oggi, con presenze di poeti nati dal 1955 in poi. (Per una storia dei quaderni vedi &lt;a href="http://www.lietocolle.it/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;amp;pageid=600"&gt;qui&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;Si vedano poi le antologie &lt;em&gt;Nodo sottile. Antologia di Poesia Under35&lt;/em&gt;, a cura di V. Biagini e A. Sirotti (due volumi per Cadmo nel 2001-02, il terzo per Crocetti nel 2003); nonché le antologie &lt;em&gt;Parco Poesia &lt;/em&gt;dell’omonimo festival riminese (l'e-book lo trovate&lt;a href="http://www.ebookmall.com/ebook/82177-ebook.htm"&gt; qui &lt;/a&gt;ma si paga ). Gratis invece potete scaricare &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.lellovoce.it/spip.php?article313"&gt;Ma il cielo è sempre più blu. Album della nuova poesia italiana&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, a cura di Aldo Nove e Lello Voce, 2002 e l’importante &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.railibro.rai.it/pdf/antologiapoesiaitaliana.pdf"&gt;Lavori di scavo. Antologia di poeti nati negli Anni Settanta&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, a cura di Giuliano Ladolfi. Buona ricerca.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-134700721232835455?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/134700721232835455/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=134700721232835455' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/134700721232835455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/134700721232835455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/antologia-e-critica.html' title='Antologia e critica'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrHgCXpLD9I/AAAAAAAAAAs/CJg5m2G1BQs/s72-c/wrobinson4-10-17s.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-2796733114569356835</id><published>2007-07-24T04:53:00.001-05:00</published><updated>2007-10-05T05:58:54.729-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memoria di uno qualsiasi'/><title type='text'>Primi Tempi dell'Hangar</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrHfSnpLD8I/AAAAAAAAAAk/7SLM32T02po/s1600-h/ballerini2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5094098164505055170" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 198px; CURSOR: hand; HEIGHT: 140px" height="215" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrHfSnpLD8I/AAAAAAAAAAk/7SLM32T02po/s320/ballerini2.jpg" width="254" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Negli anni d'Università 1995-1999 vissi a Torino. Un giorno, avrò avuto ventuno anni, venne dalla California Luigi Ballerini a tenere una bella lezione su Cavalcanti, invitanto da Carlo Ossola. Mi piacque, era dinamico, colto, una bella moglie, una gioia e un modo di fare spigliato, un'ironica lontananza dalle posture romantiche, un' amore ad oltranza per il letterario, per il &lt;em&gt;trobar clus&lt;/em&gt;, per la bellezza a frammenti di Pound, e poi l'interesse per la poesia visiva... insomma quei valori mi piacevano e qualche tempo dopo aver letto e molto amato &lt;em&gt;Il terzo gode&lt;/em&gt; (Marsilio) dissi non so per quale motivo a Barbara Lanati che la sua poesia mi sembrava meglio di quella del resto della neoavanguardia. Lei amava la poesia di Ballerini ma invitò a tenere presente che il nome del figlio di Luigi Ballerini era Edoardo. Ovviamente Barbara alludeva a Sanguineti di cui ho &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/mappa-e-graffito-il-sociale-e-il-non.html"&gt;già detto&lt;/a&gt;. Qualche tempo dopo rividi Luigi Ballerini ad una presentazione dei suoi &lt;em&gt;Stracci shakespeariani &lt;/em&gt;presentato da Giorgio Ficara, un critico che pareva a suo agio tanto con quelle poesie incomprensibili, quanto con quelle diversissime di Giuseppe Conte (di cui postillò un edizione de &lt;em&gt;L'oceano e il ragazzo&lt;/em&gt; per Bur). Pensai: "io sarò incoerente ad apprezzare l'epigono Ballerini e non il protoripo Sanguineti, ma almeno a me Conte non piace". &lt;em&gt;Uno monta la luna &lt;/em&gt;(Manni)&lt;em&gt; &lt;/em&gt;è il suo testo di poesia più risuscito; meno mi convinse &lt;em&gt;Cefalonia. &lt;/em&gt;Negli anni chiedendo in giro vedo che Ballerini piace a pochi che non siano in qualche modo epigoni di una posizione avanguardistica ed il suo caso mi parve paradigmatico di una realtà della poesia abbastanza sconcertante: la verità è a priori: nessuno "stava su" con la sua opera. Nessuno "stava su" con la sua voce. Era quasi tutta una questione non solo di correnti, ma di vere e proprie carte bollate, di certificati e patenti. Non è una questione di generi come per la prosa. dove è lecito dire : "Io scrivo gialli. tutti quelli che leggono e buona parte di quelli scrivono gialli rispettano il mio lavoro, tu che cazzo vuoi?". Impossibile fare lo stesso in poesia, o almeno nel 1994-1995 mi parve impossibile, e trovarmi un nume tutelare mi parve inutile. Scrivevo poesia ma qualsiasi sfrorzo per farsi conoscere in un mondo così privo di legittimità benché carico di passione, mi sembrava un inutile esercizio di narcisismo. Eppure l'ansia di essere conosciuto era grande quanto la paura di cadere nel vuoto. Al salone del libro nel 1997 o 1998 non ricordo lessi nel laboratorio di poesia di fronte a Krumm, De Angelis, Cucchi, Ricciardi. La mia poesia piacque a Krumm e non dispiacque affattp agli altri. Ebbi allora il vecchio biglietto da visita con la bici di Cucchi, quello Mondadori di Ricciardi e poi il numero di Ermanno Krumm. A De Angelis invece la poesia non era piaciuta molto e solo il verso "divani sfoderati una volta per tutte, / il velo d'asfodeli prima del vuoto" aveva incontrato il suo gusto. Mi trovava troppo ironico e quel giorno mi pareva un po'incazzato. Comunque il risultato e l'attenzione ci furono. Qualcosa c'era stato. Tuttavia negli anni a venire non chiamai mai nessuno di loro. Mi spaventai forse, fatto sta che mi chiusi a riccio per una decina di anni e cominciai a cercare di leggere i libri di tutti quelli che cercavano di essere poeti o lo erano diventati. Prima della mia poesia volevo fondare il mio giudizio ma il dolore fu grande quando constatai di non sapere mai se la pula l'avevo io negli occhi e tra le mani: nei primi tre volumi dei quaderni dei &lt;em&gt;Nuovi poeti italiani &lt;/em&gt;Einaudi, la prima cosa che mi capitò di leggere, trovai poco e niente e la ragione di tanti poeti mi sfuggiva. Il giudizio delle letture di quegli anni era un'ecatombe: meglio tacere che parere ingrati, ma ogni tanto qualche scintilla... che dopo qualche lettura si riduceva... poi mi accorgevo d'essermi ingannato e dicevo che era inutile stare con la testa sotto in quello sforzo...ma poi ripensavo a quante litigate con stronzi che scrivevano poesie senza aver letto mai niente di altri poeti e a quanto odiavo quel sordo altezzoso dibattersi: "ma scusa se suoni la chitarra elettrica possibile non avere mai voglia di ascoltare un'assolo di Hendrix, di Gilumur, di Frank Zappa?" Un primo criterio di distinzione c'era e l'avevo trovato. Ogni serio poeta leggeva molto. Leggeva gli altri, li pensava spesso come esseri umani e come poeti. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-2796733114569356835?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/2796733114569356835/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=2796733114569356835' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/2796733114569356835'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/2796733114569356835'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/passi-in-direzione-della-fermata.html' title='Primi Tempi dell&apos;Hangar'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_VnOabPDZlHg/RrHfSnpLD8I/AAAAAAAAAAk/7SLM32T02po/s72-c/ballerini2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-8389836344002208356</id><published>2007-07-24T03:42:00.000-05:00</published><updated>2007-08-13T08:51:24.016-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cronache dalla restaurazione'/><title type='text'>Mappa e graffito: Nove, Sanguineti, Erba, il sociale e il non.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Una volta a Pozzolo Formigaro ho visto sulla sarracinesca di un Garage la scritta: "è tutto loro quello che luccica". Risi perchè agli anonimi restano le idee che non stanno sulla mappa. Ma non fraintendiamo, vero è come ci ricorda Alfred Korzybski che "la mappa non è il territorio che essa rappresenta" (&lt;em&gt;Science and sanity&lt;/em&gt;, 1933) ma se è esatta, la mappa ha una struttura simile a quella del territorio, che ne spiega l'utilità". Ma alla mappa manca la profondità e la profondità come corpo e dimensione di qualcosa in qualcos'altro, in letteratura è tutto. Preferisco pensare allora che la mappa è, secondo l'antica etimologia fenicia ripresa da Quintilliano, la tovaglia da pranzo. Viviamo in un tempo in cui tutto s'apparecchia e non si mangia mai. E tuttavia in questo forzato digiuno ogni briciola sazia come le dolci barette che mangia chi va verso il polo, e resta sazio per quattro o cinque giorni. Cerco di immaginare Aldo Nove, ad otto anni di fronte a Guido Ballo che declama l'inconprensibile a Viggù. E lì, di fronte il nascere di mille altri ripenso che ho visto molto in ritardo a diciotto anni il mio primo poeta in carne ed ossa in una grande sala di Torino. Sotto un lampadario scintillante a dodici braccia lui diceva alle vecchiette azzimate di scrivere per la lotta di classe e il proletariato. A me che gli unici poeti che avevo letto erano Yates, Esenin, Eliot, Seferis e Beckett mi pareva di essere subito convinto che quella era la strada di oggi, ma lì mi ci aveva portato un amico coetaneo molto più addentro alle cose di poesia mentre io sentii solo Sanguineti un po'alticcio di due o tre negroni ed ero già disposto ad applaudire incondizionato. Invece uscimmo prima e fuori con l'amico portammo via un cartone pubblicitario di quelli che stanno a terra vicino alle edicole. Sopra ci scrivemmo un "manifesto demistificazionista": lui aveva le idee chiare e Sanguineti non gli era piaciuto. Lui amava Sereni. Insomma a me un po' l'idea di avanguardia invece piaceva perchè non riguardava Milano, la resistenza, la storia etc... mi piaceva perché la sentivo pura letteratura che era quello che mi piaceva e anche se non si capiva, anche se non dava emozioni-perugina tanto meglio. In ogni caso di quel manifesto in versi ricordo il verso "Sanguineti sei stato, non lo nego / e me ne frego". Che pessimo inizio nel campo. Sì perché io qui già nel campo ho già fatto un tremendo passo falso e chi leggesse potrebbe dedurre dall'insoffernza per la poesia del compagno Edoardo che ero un diciassettene reazionario. E invece per me era lo stesso spirito che quando Sanguineti era allo zenit, faceva scrivere negli anni Settanta sui muri di Bologna "Gaime Pintor chi legge" come avevo visto in una vignetta di Pazienza, o, ad un livello storico del tutto diverso, andando ancora a ritroso nel tempo, lo spirito che mosse inpolitici nati a gesti nuovi: Luciano Erba in spalla ad un amico nell'attuale via Washington a Milano, allora dedicata ad un figlio di Mussolini morto in un incidente aereo nel 1941. "Via Bruno Mussolini". Sotto il nome della via Luciano scrive "Adesso via anche il padre". Talento. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-8389836344002208356?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/8389836344002208356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=8389836344002208356' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/8389836344002208356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/8389836344002208356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/mappa-e-graffito-il-sociale-e-il-non.html' title='Mappa e graffito: Nove, Sanguineti, Erba, il sociale e il non.'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-1777340645843643724</id><published>2007-07-23T09:08:00.001-05:00</published><updated>2007-07-23T09:22:47.278-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fumetto e letteratura'/><title type='text'>Censura di stato: Frigidaire &amp; C.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Sul &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/fumetto-e-letteratura-per-uno.html"&gt;già trattato &lt;/a&gt;tema di "letteratura e fumetto" segnalo il bell'intervento di Andrea Spartaco&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;sulla rivista "&lt;a href="http://www.lucidamente.com/default.asp?page=articolo&amp;amp;id=170"&gt;LucidaMente&lt;/a&gt;", II (6) EXTRA, 15 luglio 2007, supplemento al n. 19. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-1777340645843643724?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/1777340645843643724/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=1777340645843643724' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/1777340645843643724'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/1777340645843643724'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/censura-di-stato-frigidaire-c.html' title='Censura di stato: Frigidaire &amp; C.'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-2659019293281423305</id><published>2007-07-23T03:50:00.000-05:00</published><updated>2007-09-02T10:44:26.576-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cronache dalla restaurazione'/><title type='text'>Arance di sicilia: provincia e capitale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;«I fatti fisici non hanno realtà, è l'arte sommamente reale» dice Croce nel suo &lt;em&gt;Breviario di Estetica&lt;/em&gt;. In una teoria del campo questo non è propriamente vero, anzi. Proseguendo la "&lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/il-clic-di-mozzi-e-la-civilt-della.html"&gt;proposta velleitaria&lt;/a&gt;" di Mozzi che già abbiamo fatto nostra, e tentando di fornire un’elementare mappa meramente geografica del campo possiamo dire che uno scrittore nato e vissuto in Piemonte e uno nato e vissuto in Sicilia partono da presupposti e tradizioni differenti. Sono i diversi i termine della loro dialettica che si appuntano su elementi diversi precostituiti. Vero è che il &lt;strong&gt;Gruppo ’63 &lt;/strong&gt;vide la luce a Palermo ma per quanto ad esempio i percorsi di un &lt;strong&gt;Sebastiano Vassalli&lt;/strong&gt; (piemontese) e un &lt;strong&gt;Michele Perreira &lt;/strong&gt;(siciliano) furono convergenti?. Certo entrambi, e tutto il gruppo tentavano di dare risposte proprio al soffocante provincialismo di una cultura che si era improvvisamente svegliata in ritardo rispetto all’Europa e agli Stati Uniti. Il recupero dell’avanguardia storica e la scoperta del formalismo (nei paesi dell’est già vecchio di settanta anni) rappresenta un effettiva anche se momentanea liberazione da una serie di vincoli oppressivi, tra cui anche la liberazione dal vincolo geografico; e d’altronde per una teoria che invitava a mettere da parte la servitù dal dato biografico ed affermava il primato del letterario come materiale e sistema quale spazio avrebbe potuto avere un’opzione geografica? Quaranta anni fa questo discorso sarebbe parso fuori moda, forse reazionario; andando indietro di altri quaranta anni i futuristi ormai in cattedra probabilmente mi avrebbero dato del “passatista” e “antinazionalista”. Per una “teoria del campo” invece credo che queste elementari considerazioni siano non solo attuali, ma necessarie nel mostrare come il discorso egemonico dell’avanguardia si oppone ai limiti e alle strettoie dell’egemonia “geografica” che tiene in stato di minorità la letteratura italiana, e lo fa partendo e nascendo non a Milano, il luogo dove è più facile fingere cosmopolitismo, ma proprio in un luogo in cui la “cifra territoriale” e più marcata e in cui l’identità geografica è orgogliosamente preservata. Come ad esprimere tacitamente “se il rinnovamento parte da qui” tutta l’Italia farà a gara per essere più avanti di Palermo…”. Onestamente non credo che questo sia stato pianificato nei termini appena descritti, tuttavia così è accaduto. Lasciando da parte la questione veniamo alla descrizione della geografia letteraria siciliana, avvalendoci del prezioso sostegno di “Stylos” della &lt;strong&gt;Domenico Sanfilippo Editore&lt;/strong&gt;, uno delle più valide pagine di cultura nazionali (introvabile nelle edicole del piccolo capoluogo piemontese da cui scrivo). Inutile dire che &lt;strong&gt;Verga&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Pirandello&lt;/strong&gt; sono i numi tutelari; ad entrambi si sono votate due generazioni distinte di scrittori. Cosicché, alla rappresentazione della realtà immaginata da Verga, che ha raccontato il suo mondo secondo quanto i suoi personaggi vedevano, si sono indirizzati quanti, da &lt;strong&gt;De Roberto &lt;/strong&gt;a &lt;strong&gt;Camilleri&lt;/strong&gt;, passando per &lt;strong&gt;Vittorini&lt;/strong&gt;, certo &lt;strong&gt;D'Arrigo&lt;/strong&gt;, e &lt;strong&gt;Sciascia&lt;/strong&gt;, hanno individuato nella realtà in sé, nell’esperienza, il dato narrabile; alla rappresentazione della realtà colta da Pirandello, che ha raccontato il suo mondo secondo quanto i suoi personaggi sentivano, si sono volti invece quanti, dal dimenticato &lt;strong&gt;Francesco Lanza&lt;/strong&gt; a &lt;strong&gt;Vincenzo Consolo&lt;/strong&gt;, per il tramite di &lt;strong&gt;Bufalino&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Brancati&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Bonaviri&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Salvatore Fiume&lt;/strong&gt;, hanno invece considerato il solo elemento idealistico, non esteriore all’uomo ma interiore. Accanto o attorno a questi nomi figurano poi una lunga serie di autori viventi che hanno rinverdito i due coté, occupando posizioni mediane oppure innovando la tradizione. Penso ad autori come &lt;strong&gt;Silvana Grasso&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Silvana La Spina&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Roberto Alajmo&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Giosuè Calaciura&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Domenico Conoscenti&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Santo Piazzese&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Melo Freni&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Evelina Santangelo&lt;/strong&gt;, il già citato &lt;strong&gt;Michele Perriera&lt;/strong&gt;, e poi i poeti &lt;strong&gt;Emilio Isgrò &lt;/strong&gt;e &lt;strong&gt;Nino De Vita&lt;/strong&gt;, per i quali è valso il senso della realtà irrelata di una Sicilia meno consistente e materica e più immaginata o immaginifica, ai quali va il merito di aver superato la pregiudiziale verghiano-pirandelliana prefigurando nuove soluzioni narrative. Nei decenni del dopoguerra la critica letteraria è stata attentissima agli svolgimenti letterari siciliani anche perché oggi (Camilleri) come cinquant’anni fa (&lt;strong&gt;Tomasi di Lampedusa&lt;/strong&gt;) gli scrittori siciliani sanno essere autori di &lt;em&gt;best sellers &lt;/em&gt;o di “opere uniche”, “casi” (&lt;em&gt;Horcinus Orca&lt;/em&gt;). Non tanto e non solo la critica siciliana “d.o.c.” (i Tedesco, i Di Grado, i Traina, i Gioviale...) si è dunque occupata di questa letteratura, ma una generazione di critici più giovani non ha risparmiato studi e riflessioni, forse ricordando l’idea di Sciascia che vedeva nella Sicilia i segni di un processo degenerativo destinato ad estendersi a tutto il sistema- Italia (vedi &lt;em&gt;La palma va a Nord&lt;/em&gt;). Si pensi ai contributi di &lt;strong&gt;Silvio Perrella&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Massimo Onofri&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Filippo La Porta&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Raffaele Manica&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Andrea Cortellessa&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Domenico Scarpa&lt;/strong&gt;, per citarne solo alcuni. Resta da chiedersi chiedersi a questo punto se tanto riguardo non sia il frutto maturo del fenomeno siciliano, che riunisce un numero impressionante di scrittori in una cifra pressoché omogenea che ha come costante &lt;em&gt;leit motiv &lt;/em&gt;il fatto di parlare della Sicilia stessa, e che ha raggiunto una soglia non più revocabile né trascurabile. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La geografia diventa un elemento che assume un particolare “capitale simbolico” e le insofferenze di provincialismo degli anni sessanta almeno qui, sembrano davvero lontane. E daltronde, se qualcosa hanno davvero insegnato gli anni novanta non è proprio a “valorizzare il territorio”; la diversità, la particolarità, non ha forse insegnato a pensare “g-local”? Il punto è anche la geografia è libero mercato? Da questo punto di vista, considerato tutti i docg e i vari presidi di muffe tradizionali, si direbbe che l’italia sia il massimo del rigore filologico, tanto che non prevede il cosiddetto “panorama freedom” e le foto delle opere architettoniche di Piano, Fuksas, Piacentini, ad esempio, dovranno essere tolte da Wikipedia… e tuttavia mi pare che tutta questa ansia di particolarismo nasconda la volontà di essere rassicurati e preservati per sempre nell'immobilità arcaica e sognante di una Vigata eterna.&lt;br /&gt;Camilleri ha svecchiato la letteratura siciliana tenendo a balia nidiate di nuovi autori che adesso lo scimmiottano, ed ha risvegliato il dialetto (benché quello solo agrigentino) portandolo nella bocca anche di lettori leghisti, ma ciò avviene perchè l'archetipo del &lt;em&gt;buen retiro&lt;/em&gt; che avvenga in Sicilia o nella Fargo dei fratelli Choen, è un ememento dall'appeal universale. In questi ultimi dieci anni il "capitale simbolico" della sicilianità è dunque salito ancora, tanto che oggi si direbbe che l'isola stia diventato un “genere letterario”, come le storie di vampiri (di sponda entrambi, Sicilia e vampiri, si trovano nel nuovo romanzo di &lt;strong&gt;Flavio Santi&lt;/strong&gt;). Per scrivere questo genere ovviamente non occorre essere siciliani più di quanto occorra essere vampiri per scrivere Dracula e lo dimostra anche il &lt;em&gt;Nuovomondo&lt;/em&gt; del non siciliano &lt;strong&gt;Emanuele Crialese&lt;/strong&gt;, vero e proprio esempio di efficace ricostruzione artificiale di una realtà di appartenenza "emotiva".&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-2659019293281423305?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/2659019293281423305/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=2659019293281423305' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/2659019293281423305'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/2659019293281423305'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/arance-di-sicilia-provincia-e-capitale.html' title='Arance di sicilia: provincia e capitale'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-937551766620748214</id><published>2007-07-21T05:45:00.000-05:00</published><updated>2007-07-24T12:44:58.145-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Segnalazioni - Letture'/><title type='text'>Brevi consigli di lettura per l’estate: Varvello, Aloia, Santi, Arrabal, Fiori, Buffoni</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Qualche segnalazione per l'estate. Tra gli esordi assoluti dell’anno segnalo &lt;a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788860440259/VARVELLO-ELENA/LECONOMIA-DELLE-COSE.html"&gt;i racconti &lt;/a&gt; di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elena_Varvello"&gt;Elena Varvello&lt;/a&gt; primi nella classifica dei lettori del domenicale del «Sole 24 Ore» (&lt;a href="http://www.scuolaholden.it/holdenlibri/?ID=159&amp;ls="&gt;qui &lt;/a&gt;potete ascoltare una sua recensione delle &lt;em&gt;Città Invisibili&lt;/em&gt;) , quindi il romanzo d’esordio di &lt;a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp"&gt;Fabio Geda&lt;/a&gt; (&lt;a href="http://www.fabiogeda.it/"&gt;qui &lt;/a&gt;il suo blog). Dopo due raccolte di racconti per &lt;a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp"&gt;Minimum Fax &lt;/a&gt;esordisce nel &lt;a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788817015820/ALOIA-ERNESTO/I-COMPAGNI-DEL-FUOCO.html"&gt;romanzo&lt;/a&gt; anche Ernesto Aloia con un libro dalle tematiche che potrebbero far discutere parecchio. Nella stessa collana è pubblicato anche l'ultimo romanzo del talentuoso &lt;a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788817012621/SANTI-FLAVIO/LETERNA-NOTTE-DEI-BOSCONERO.html"&gt;Flavio Santi &lt;/a&gt;la cui opera seguo ormai da molti anni ― dai tempi di “Frasca cava gli ochi” sulla rivista «&lt;a href="http://www.maltesenarrazioni.it/maltese3/index.php"&gt;Maltese&lt;/a&gt;» e forse da qualche tempo prima (sue poesie le avevo lette in un libro ricevuto dalla rivista universitaria «Baretti» su cui poi pubblicammo anche un suo racconto; si parla del 1996-97...). Insomma di lui ho grandissima stima e ammirazione. Nonostante non lo conosca personalmente, di lui ho letto molto (anche le recensioni e la polemica su Quasimodo sulle pagine di «Testo a Fronte» etc…). In questo caso tuttavia Santi scrive un’opera che rispetto ad altre sue cose mi ha convinto meno. Da vedere comunque perché ritengo che tra gli scrittori-poeti-intellettuali della mia generazione sia tra i più preparati. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In primavera ho avuto modo di conoscere l’istrionico e folle Fernando Arrabal di cui consiglio le &lt;a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp"&gt;opere&lt;/a&gt;, poche settimane dopo nella stessa città di provincia in cui avevo conosciuto Arrabal in una tenda che puzzava di gnu un giustamente irritato Umberto Fiori ha letto alcune sue belle poesie. Di lui consiglio anche alcuni recenti &lt;a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp"&gt;saggi critici&lt;/a&gt;. Sempre sul versante della prosa scritta da poeti, segnalo infine il bel libro di &lt;a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788889829165/BUFFONI-FRANCO/PIU-LUCE-PADRE-DIALOGO-SU-DIO-GUERRA-LOMOSESSUALITA.html"&gt;Franco Buffoni, &lt;em&gt;Più luce, padre&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;, un testo da discutere. E per il chi non ne avesse abbastanza, ecco un &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788804564652/ZZZ/BONUS-TRACKS-SCRITTORI-ITALIANI-PER-ROLLING-STONE-MAGAZINE.html"&gt;Bonus Track&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt; Buona lettura.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-937551766620748214?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/937551766620748214/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=937551766620748214' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/937551766620748214'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/937551766620748214'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/brevi-consigli-di-lettura-per-lestate.html' title='Brevi consigli di lettura per l’estate: Varvello, Aloia, Santi, Arrabal, Fiori, Buffoni'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-7597189743531807668</id><published>2007-07-17T12:21:00.000-05:00</published><updated>2007-07-21T04:54:36.931-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cronache dalla restaurazione'/><title type='text'>Il clic di mozzi e la civiltà della scrittura verticale continua</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il 26 giugno 2007 ha ripreso le pubblicazioni della storica rivista &lt;a href="http://www.vibrissebollettino.net/"&gt;Vibrisse&lt;/a&gt;, con nuovi intenti. Faccio mia la &lt;a href="http://www.vibrissebollettino.net/archives/2007/06/unintenzione_qu.html#more"&gt;proposta velleitaria&lt;/a&gt; di Giulio Mozzi comunicando che l'idea di &lt;em&gt;Verde Memoria&lt;/em&gt; si situa esattamente in quella ricerca sul "&lt;a href="http://www.compalit.net/?p=151"&gt;campo letterario&lt;/a&gt;" proposta chiaramente da Mozzi, che qui riporto: "La cosa che vorrei fare con &lt;a href="http://www.vibrissebollettino.net/"&gt;Vibrisse&lt;/a&gt; nei prossimi mesi, diciamo nel corso del prossimo anno, è: tentare una descrizione del campo letterario italiano contemporaneo. Si tratta di un'intenzione quanto mai velleitaria. Per "campo letterario italiano contemporaneo" intendo: l'insieme delle relazioni che sono in atto tra i soggetti che hanno che fare con la letteratura, in Italia, oggi: lettori, scrittori, editori, funzionari editoriali, agenti letterari, critici, giornalisti, tipografi, autori di programmi televisivi, librai, grossisti, promotori, insegnanti di ogni ordine e grado, vetrinisti, dirigenti di catene di librerie, eccetera. Scrivo "eccetera" perché mi sembra il caso di essere, almeno all'inizio, inclusivi piuttosto che esclusivi. [...] Le ricerche sul reale funzionamento del "campo" o "ecosistema" letterario italiano contemporaneo sono assai poche. La ragione di questa scarsità sembra evidente: non fa piacere a nessuno che si svelino le "reti di relazioni", che sono un "capitale" fondamentale per la sopravvivenza, e che tanto meglio funzionano quanto più sono inconosciute e inaccessibili. Per giungere a questa descrizione del campo letterario italiano contemporaneo (Clic), propongo di scegliere un punto di osservazione e un metodo. Il punto di osservazione è: poiché dentro il clic si entra solo e soltanto per cooptazione, il momento dell'ingresso mi sembra talmente decisivo da poter essere scelto come punto di osservazione (o, meglio, punto da osservare) [...]" &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un altro punto di partenza (oltre oltre le interviste proposte da mozzi, che lui stesso definisce "difficili" poiché è problematico stanare questi "interni") potrebbe essere una "geografia dell'avanguardia" i cui estremi lembi di dibattito a mio avviso si hanno nella violenta stroncatura all'&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.miserabili.com/2005/05/17/stroncature_lannuario_poetico.html"&gt;Annuario di poesia &lt;/a&gt;&lt;/em&gt;dell'illuminato Genna (che ai tempi di &lt;em&gt;Clarence&lt;/em&gt; ahimé stroncava anche il &lt;em&gt;Cinema Naturale &lt;/em&gt;di Gianni Celati) che ripropone l'antica, spiacevole, asse di conflitto Milano-Roma. E poi si potrebbero rivedere epigoni di luoghi comuni ancora persistenti: la Firenze ermentica, Torino esoterica e neoorfica, Genova avanguardistica, Vicenza psicologa e bigotta, il Friuli e la frontiera, la Sicilia e il mediterraneo e così via. &lt;strong&gt;La persistenza di questi elementi geografici nel campo ha ancora più peso di quanto si potesse pensare&lt;/strong&gt;. Ma il problema è sempre nella &lt;strong&gt;dialettica tra legittimità e consenso&lt;/strong&gt;. Internet ha smosso un po' le carte in tavola guadagnandosi visibilità e consenso ma tutta l'accademia ancora diffida e le ragioni sono molte, dalla perdita di controllo sull'attendibiltà dell'informazione alla "sindrome da copia e incolla" e alla fobia del furto. Eppure, la "scrittura verticale senza pagine" esercita ed ha esercitato una modifica forse più violenta dell'impatto della stampa descritto nella &lt;em&gt;Gutemberg Galaxy  &lt;/em&gt;dello smilzo Mc Luhan visto ieri in &lt;em&gt;Annie Hall&lt;/em&gt; (1977). Con la stampa la scrittura verticale senza pagine condivide una componente di fondo: l'espansione della comunicazione porta ad un radicalizzarsi delle posizioni. In certe schermate vedo il germe "protestante" dei libelli di Martin Marprelate del XVI secolo o la violenza verbosa e allusiva degli "University Wit" come Thomas Nashe, assoldati a difendere la corte o i puritani... Anche in quel caso la polemica si indirizzava su canali impensabili fuori da una civiltà a stampa. Analogamente, il discorso della &lt;em&gt;Clarence&lt;/em&gt; di Genna e della società delle menti mi pare fu unico proprio nel suo utilizzare la libertà di un mezzo che tuttavia, oggi come allora, determina in modo incofondibile espressione e discorso. Un'informazione dislocata per un pubblico "dislocato" che autoapprende. Ci torneremo. Per ora un bocca al lupo a Mozzi. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-7597189743531807668?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/7597189743531807668/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=7597189743531807668' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7597189743531807668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7597189743531807668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/il-clic-di-mozzi-e-la-civilt-della.html' title='Il clic di mozzi e la civiltà della scrittura verticale continua'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-6153045969171397027</id><published>2007-07-17T06:14:00.000-05:00</published><updated>2007-07-21T04:56:54.856-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fumetto e letteratura'/><title type='text'>Fumetto e letteratura, per uno sfondamento delle barriere. Eco e Zanzotto.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;C’era una volta chi oziosamente si domandava se &lt;strong&gt;Salgari&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Jack London&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Stevenson&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Wells &lt;/strong&gt;o &lt;strong&gt;Zane Gray &lt;/strong&gt;fossero letteratura. A costoro gli enzimi digestivi del tempo e le “misteriose fiamme” delle regine postmoderne, dagli anni trenta in qua, hanno dato una qualche risposta; lo stesso accadrà con &lt;strong&gt;Alan Moore &lt;/strong&gt;e &lt;strong&gt;Neil Gaiman&lt;/strong&gt;; con &lt;strong&gt;Craig Thompson &lt;/strong&gt;e &lt;strong&gt;Art Spiegelman&lt;/strong&gt;, per citare qualche nome a caso.&lt;br /&gt;Esistono provocazioni inutili e fuori tempo massimo ― e chi ha ascoltato &lt;em&gt;Accordo&lt;/em&gt; di Franco Mussida o ha sfogliato la &lt;em&gt;Coazione a contare &lt;/em&gt;di Gian Pio Torricelli (Marcatre, 1968) sa cosa voglio dire ―; non è dunque una provocazione ma nemmeno acqua calda, dire che “le barriere tra letteratura e fumetto sono crollate”. Anche questo crollo infatti è frutto di una finta dialettica storica perché la distinzione tra letteratura e “paraletteratura” di fatto non ha mai convinto gli &lt;strong&gt;Oreste Del Buono&lt;/strong&gt; (1923-2003) ed i tanti anonimi collezionisti, onnivori, come il matematico valdostano &lt;strong&gt;Demetrio Mafrica&lt;/strong&gt; i cui volumi oggi vengono ad arricchire la biblioteca della F&lt;strong&gt;ondazione Sapegno&lt;/strong&gt;. Un ulteriore passo in questa direzione è segnato dall’anfibilogia delle traiettorie di scrittori passati, per amore o per forza-denaro, dalla fiction al fumetto (il caso più noto: &lt;strong&gt;Tiziano Sclavi&lt;/strong&gt;) o al contrario dei tanti autori di fiction il cui successo in termini di copie vendute è stato determinante per passare al fumetto; e parlo di &lt;strong&gt;Evangelisti&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Pinketts&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Carlotto&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Danzeri&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Cacucci&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Lucarelli&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Wu Ming 2&lt;/strong&gt;. In queste opposte traiettorie verso la letteratura disegnata, determinate da opposte ragioni di mercato, “l’insuccesso” di Sclavi e “il successo” di Lucarelli &amp; company, si consuma, in ciò che l’orizzonte d’attesa del mercato certifica: uno slittamento percettibile dei generi. Le generazioni passano e se nel superuomo di massa le sue analisi semiologiche del fumetto potevano parere all’avanguardia, La "misteriosa fiamma" pare veramente retrò e non nel modo previsto dall’autore, credo. Lì dal fumetto si è appreso “l’artificiale senza il sogno”. Un artificiale che, come un chiodo a espansione in un muro, va a saturare un intera memoria d’archivi prevedibili, morti.&lt;br /&gt;Un verso di Zanzotto basti invece ad esemplificare come far saltare le barriere dell’espressione. viene da &lt;em&gt;Gli sguardi i fatti e senhal&lt;/em&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Vivo sarò la tua peste morto sarò la tua morte&lt;br /&gt;- Il sempre è accoltellato è in ira&lt;br /&gt;È in un fumetto in ik Ci sei?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so chi ci sia ancora ma da un testo così complesso ci sarebbe troppo da dire. È già l’ambiguità del titolo la dice lunga. Fino al Petrarca il senhal era nome fittizio con cui i rimatori provenzali e per imitazione quelli italiani designavano la donna amata, ma Senhal è un termine che nella storia ha assunto anche diversi significati: uno dei più emblematici, con una valenza apertamente negativa, è quello che designa un medaglione o una moneta imposti al bambino sorpreso a parlare occitano a scuola. Una specie di “scarlet letter”. Il senhal veniva messo al collo o doveva essere tenuto in mano, o addirittura fatto stringere tra i denti ed il malcapitato poteva liberarsene solo sorprendendo e denunciando un altro bambino che parlava occitano, al quale veniva passato il senhal. Questo atto discriminatorio è stato praticato per tutto l'Ottocento e fino ai primi anni di questo secolo nelle scuole della Francia Meridionale, con lo scopo di imporre la lingua francese e tali pratiche ovviamente sconfinarono anche nelle valli occitane del Piemonte. A Zanzotto la stigmate maudit di dire che “il sempre” è stato accoltellato, che è “in ira” ovvero è incazzato ma è anche nel momento in cui il lattante mette i denti; è nell’aurora di un esordio subito ripetuto e consunto, è nel delitto raffigurato nelle copertine di uno dei tanti fumetti alla Diabolik, Satanik, Cattivik etc... &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-6153045969171397027?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/6153045969171397027/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=6153045969171397027' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/6153045969171397027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/6153045969171397027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/fumetto-e-letteratura-per-uno.html' title='Fumetto e letteratura, per uno sfondamento delle barriere. Eco e Zanzotto.'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-9199013808298004870</id><published>2007-07-17T05:04:00.000-05:00</published><updated>2007-07-17T05:07:07.440-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Segnalazioni - Letture'/><title type='text'>L'ultimo Hernry Miller</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;«Nonostante tutti i sotterfugi e le menzogne, io credevo in lei. Io le credevo anche quando sapevo che mi stava mentendo. Qualunque cosa sbagliata, stupida, sleale facesse, riuscivo sempre a trovare una scusa […]; non riuscivo a dimenticare […]. Volevo vedere, e aspettavo con calma di vedere, che cosa lei si sarebbe ricordata di ricordare. Ma lei non era molto il tipo da ricordi o rievocazioni. Lei era sempre pronta ad aprire nuovi campi di esplorazione, mentre seppelliva il passato sotto cumuli di terra come si fa con una bara. Non c’era mai un domani. Era sempre ieri. E il giorno prima di ieri era un’altra storia. Mi riferisco alla sua vita con gli altri, la sua vita amorosa… In qualche modo tutta quella parte sembrava chiusa a chiave negli scantinati della sua memoria. Solo un candelotto di dinamite sarebbe riuscito ad aprirli. In fondo, era davvero importante, davvero necessario ripercorrere tutta quella storia?». Se, come disse Victor Hugo, “il bordello è il mattatoio dell’amore”, il piano bar è l’anticamera della sala da masturbazione. Ed, in anticamera, inchiodato al suo delizioso uccellino canoro, e poi insonne, nel suo appartamento, un Henry Miller ormai prossimo alla fine passò notti intere, acquerellando le sue angosce, ispirato dalla musica di Czerny e Busoni e dalle immagini di Blake e Bosch. Intrappolato, lui, nella gabbia del suo impossibile amare fuori tempo massimo una cantante giapponese dai tratti non propriamente rassicuranti ― figura di donna orientale che affianca la Michiyo Watanabe con cui Henry imparò il giapponese (tacitamente menzionata nel testo a p. 18) e Hoki Tokuda, che fu sua moglie. Nell’ultimo testo di Miller affiorano memorie da Hesse, Mann, Lawrence e trova posto persino una breve dislocazione del personaggio Moricand, protagonista di A Devil in Paradise (1961).&lt;br /&gt;Pubblicato a Las Vegas all’inizio degli anni ’70, il testo è oggi disponibile per i lettori italiani grazie agli sforzi congiunti dell’intraprendete scout Martina Rinaldi e dell’agenzia letteraria di Elfriede Pexa, che in una libreria antiquaria di Philadelphia hanno rintracciato copia del manoscritto in un’edizione a tiratura limitata.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Henry Miller, &lt;em&gt;Insomnia ovvero il dèmone dell’Amore&lt;/em&gt;, con quattordici acquerelli e riproduzione fotostatica del manoscritto, Roma, Castelvecchi, 2006, pp. 124, euro 13 (&lt;em&gt;Insomnia or the Devil at Large&lt;/em&gt;, 1970; trad. dall’inglese di Costanza Rodotà). &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-9199013808298004870?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/9199013808298004870/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=9199013808298004870' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/9199013808298004870'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/9199013808298004870'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/nonostante-tutti-i-sotterfugi-e-le.html' title='L&apos;ultimo Hernry Miller'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-7771690848051025819</id><published>2007-07-14T06:12:00.000-05:00</published><updated>2007-08-13T08:52:28.575-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='idee e ricerche'/><title type='text'>Paralipomeni di individuazione dell’Io</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Oggi, chi voglia afferrare il proprio tempo con il pensiero deve soffermarsi a lungo sul rapporto che intercorre tra ciò che è massimamente comune e ciò che è massimamente singolare: i versi di un poeta, le cui parole abbiano suscitato la nostra approvazione o la nostra stizza “nella misura in cui” differiscono o coincidono con le parole di coloro che hanno preso la parola prima. Ma lui differisce dagli altri poeti, costituendo un ente singolare, proprio e soltanto perché condivide con essi una “natura comune”, ossia la facoltà del linguaggio che possiede un proprio codice. La differenza è garantita da una comunità e da un codice che in qualche modo rappresentano una manifestazione dell’omogeneo. La capacità di articolare suoni significanti, requisito biologico della specie &lt;em&gt;Homo sapiens&lt;/em&gt; non può manifestarsi altrimenti che individuandosi in una pluralità di parlanti; ma, all’inverso, tale pluralità di individui sarebbe inconcepibile senza la preliminare partecipazione di ciascuno e di tutti a quella realtà preindividuale che è, per l’appunto, la capacità di articolare suoni significanti. Lungi dall’elidersi, il Comune e il Singolare rimandano l’uno all’altro e tutto sta nel comprendere in che cosa consiste, di preciso, questo reciproco rimando.&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Comune è forse il risultato di un’astrazione mentale o viceversa è qualcosa di realissimo indipendente dalle nostre rappresentazioni? E poi: il singolo locutore è distinto dai suoi simili perché, accanto alla comune facoltà di linguaggio, fa valere caratteristiche ulteriori, esse sì uniche e irripetibili (per esempio, un desiderio o una passione)? Oppure, al contrario, quel locutore è distinto dai suoi simili già solo perché rappresenta una modulazione peculiare della comune facoltà di linguaggio? L’individuazione avviene in virtù di qualcosa che si addiziona al Comune o ha luogo in seno a quest’ultimo ? Ecco alcuni dei dilemmi che attanagliano, oggi più che mai, la discussione sul &lt;em&gt;principium individuationis&lt;/em&gt; del poeta nella società attuale. E’ quasi superfluo osservare la posta in palio, in questa discussione: per pensare adeguatamente la “natura comune” (o preindividuale) da cui discende l’individuo individuato, occorre rinunciare, forse, al principio di identità e a quello del terzo escluso. Metafisica: alla luce del nesso Comune-Singolare, è lecito postulare l’esistenza di una intersoggettività preliminare, anteriore alla stessa formazione di soggetti distinti. La mente umana, a differenza di quanto suggerisce il solipsismo metodologico delle scienze cognitive, è originariamente pubblica o collettiva. La politica: dal modo di intendere il processo di individuazione dipende in larga misura la consistenza del concetto di “moltitudine”. Quest’ultima è una rete di singolarità che, invece di convergere nell’unità posticcia dello Stato, perdurano come tali proprio perché fanno valere sempre di nuovo, nelle forme di vita e nello spaziotempo della produzione sociale, la realtà preindividuale che hanno alle spalle, ossia il Comune da cui derivano.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Gilbert_Simondon"&gt;Gilbert Simondon &lt;/a&gt;ha polemizzato con il modo consueto di intendere il &lt;em&gt;principium individuationis&lt;/em&gt;, e soprattutto con la sua riduzione a questione circoscritta, priva di vere conseguenze sull’ontologia generale. La riflessione di Simondon sulla “realtà preindividuale”, al pari di ogni movimento del pensiero che determini una situazione inedita, consente di leggere altrimenti certi autori del passato, ovvero crea i propri predecessori. Le tesi di Simondon &lt;a href="http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/020417c.htm"&gt;recensite da Deleuze&lt;/a&gt; tentano dunque di mettere a fuoco un rapporto teoretico per decifrare il rapporto Comune-Singolare e, quindi, il modo di essere della moltitudine contemporanea. Delle obiezioni di Bernard Stiegle a proposito, diremo un'altra volta. Intanto, &lt;a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Bernard_Stiegler"&gt;prepariamoci&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Su Simondon, vedi anche &lt;em&gt;L’individuation psychique et collective &lt;/em&gt;(Aubier, Paris 1989), e la monografia di Muriel Combes, &lt;em&gt;Simondon. Individu et collectivité&lt;/em&gt; (Puf, Paris 1999). &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-7771690848051025819?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/paralipomeni-di-individuazione-dellio.html' title='Paralipomeni di individuazione dell’Io'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/7771690848051025819/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=7771690848051025819' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7771690848051025819'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7771690848051025819'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/paralipomeni-di-individuazione-dellio.html' title='Paralipomeni di individuazione dell’Io'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-7016850627592003584</id><published>2007-07-14T05:26:00.000-05:00</published><updated>2007-07-14T05:42:13.038-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Segnalazioni - Letture'/><title type='text'>Belén Gopegui: una narratrice di razza.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Sempre per restare in ambito ispanofono, segnalo brevemente le opere di &lt;a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Bel%C3%A9n_Gopegui"&gt;Belén Gopegui&lt;/a&gt;, nata a Madrid nel 1963. Nel 1993 ha pubblicato il suo primo romanzo &lt;a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788871666952/GOPEGUI-BELEN/QUESTIONE-SCALA.html"&gt;&lt;em&gt;La escala de los mapas &lt;/em&gt;&lt;/a&gt;(Premio Tigre Juan e Premio Iberoamericano per l’opera prima). Nel 1998 pubblica &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788809025806/GOPEGUI-BELEN/LA-CONQUISTA-DELLARIA.html"&gt;La conquista del aire &lt;/a&gt;&lt;/em&gt;(1998) trasposto al cinema per la regia di Gerardo Herrero come &lt;em&gt;Las razones de mis amigos &lt;/em&gt;(2000). Nel 2001 ha avuto uno straordinario successo di pubblico e critica con il romanzo &lt;em&gt;Lo real&lt;/em&gt; («il miglior libro in castigliano apparso nel 2002», secondo Sebastiàn Edwards) e il suo terzo libro &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788854500471/GOPEGUI-BELEN/IL-LATO-FREDDO-DEL-CUSCINO.html"&gt;El lado frío de la almohada&lt;/a&gt; &lt;/em&gt;è stato uno dei maggiori best sellers di narrativa in Spagna oltre che «un romanzo politicamente scorretto» che ha suscitato un intenso dibattito. Forse merita una sguardo.&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-7016850627592003584?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/7016850627592003584/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=7016850627592003584' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7016850627592003584'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7016850627592003584'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/beln-gopegui-una-narratrice-di-razza.html' title='Belén Gopegui: una narratrice di razza.'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-8353458850875362863</id><published>2007-07-14T05:12:00.000-05:00</published><updated>2007-07-14T05:17:15.997-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><title type='text'>Carlos Rodriguez: Lo que asesina al limpio</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;p align="justify"&gt;La obra de Carlos Rodríguez hay que ubicarla siempre en&lt;br /&gt;el lugar más distante concebible con respecto a las tendencias escriturales de&lt;br /&gt;su tiempo. Ajeno a las modas estéticas, Rodríguez conforma un universo textual&lt;br /&gt;marcado por la constante tensión entre lo que el poeta ve del mundo y lo que&lt;br /&gt;éste le devuelve a través de las formas más insólitas de la percepción. &lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Dopo la poesia di &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/liliane-wouters-faux-dcors.html"&gt;Liliane Wouters&lt;/a&gt;, una delle migliori poetesse del Belgio, un testo di uno dei migliori poeti della Repubblica Dominicana, prematuramente scomparso a New York: si tratta di Carlos Rodríguez, autore della raccolta &lt;em&gt;El West End Bar y otros poemas y Volutas de invierno&lt;/em&gt;, inedita in Italia, che consiglio caldamente ecco de Carlos Rodríguez, la Dirección General de la Feria del Libro da un importante paso hacia la difusión de una de las voces más singulares de la poesía dominicana. León Félix Batista, il critico prefatore del volume sottolinea della sua poesia "el privilegio de profunda relevancia a los hechos cotidianos": «La poesía de Rodríguez se decanta específicamente por la lectura irónica de la banalidad urbana. Uno de los efectos de esta operación parecería ser la construcción de una imagen precisa del poeta como cronista de las prácticas de la vida cotidiana en la maraña de la ciudad. En un espacio literario como el dominicano, en donde prima la marca de una poesía fácil, embaucadora y sensiblera, ¿se le puede pedir más a un poeta?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo que asesina al limpio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo que asesina al limpio,&lt;br /&gt;al pretendidamente limpio con solapas grandes&lt;br /&gt;no es la cámara de gas del homicida.&lt;br /&gt;Lo que tumba no es el viento sucio&lt;br /&gt;que sopló en la tarde (o),&lt;br /&gt;la novedad de un paso desplazándose en la cuerda.&lt;br /&gt;Lo que asalta y enloquece verdaderamente,&lt;br /&gt;es la línea sola del equilibrista,&lt;br /&gt;su lugar-desprevención (carrera a solas) o lo que es&lt;br /&gt;la metafísica y lo opuesto.&lt;br /&gt;La ciudad en lo alto señala el rumbo en los relojes.&lt;br /&gt;En la tarde grande (auténtica)&lt;br /&gt;vístase el poeta.&lt;br /&gt;En esa misma habitación se descompone,&lt;br /&gt;se horroriza.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-8353458850875362863?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/8353458850875362863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=8353458850875362863' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/8353458850875362863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/8353458850875362863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/carlos-rodriguez-lo-que-asesina-al.html' title='Carlos Rodriguez: Lo que asesina al limpio'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-2416813440005243422</id><published>2007-07-12T05:27:00.000-05:00</published><updated>2007-07-12T05:39:22.438-05:00</updated><title type='text'>Levi a Torino: Ossola vs Belpoliti e il bel libro di Cavaglion</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Nell’incontro dedicato a &lt;em&gt;Primo Levi e i libri della dignità umana&lt;/em&gt;, al Salone del libro di Torino sono seduto stretto vicino ad Andrea Cortellessa che poi cortesemente alzandosi riassume i termini del dibattito ad una giovane giornalista un po’ confusa dal non semplice dibattito, che ha luogo nell’imponente Sala 500 del Lingotto. Parlano Walter Barberis, poi Carlo Ossola, Marco Belpoliti, Enzo Bianchi e Giovanni Conso. Ossola leggendo l’antologia di Levi &lt;em&gt;La ricerca delle radici &lt;/em&gt;parte dal noto schema del libro che va "da Giobbe ai Buchi Neri" e parla delle due salvazioni: “il riso” e “il capire” e poi di testi che certificano la “statura dell’uomo”, Marco Polo e Conrad in particolare. Argomenta poi con finezza che alcune letture hanno banalizzato la “banalità del male” di Hanna Ardent facendo di Eichmann quasi un inveramento della cupa idea luterana per cui l’uomo caduto non può salvarsi, il male radicale etc… Il primato va dunque alla senso profondo della &lt;em&gt;pietas&lt;/em&gt; leviana. Belpoliti che esordisce dicendo neanche troppo velatamente che quella di Ossola è un’icona da benpensante, sostiene che occorre andare a ben altre radici. Bisogna cioè risalire e ripercorrere le tante contraddizioni di Levi, evidenziando le discontinuità di un percorso tutt’altro che lineare nel suo sviluppo. Per quanto ricordo gli appoggi testuali di Belpoliti mi parvero meno forti di quelli del più fascinoso e canuto Ossola, ma la sua retorica meno azzimata e formale parve riscuotere maggiiori consensi. Il riferimento di Belpoliti non può non rimandare a quella fine discretamente taciuta da Ossola; quella fine che pare scardinare i presupposti della caparbia “conservazione sottrattiva ” che Levi praticò per tutta la vita… Levi continua a porre interrogativi radicali e inquietanti ponendosi come un “campo ad alta tensione simbolica” e tante sono le cose ancora da leggere nello specchio cangiante di quell’opera: si possono operare macro ingrandimenti su un particolare, come fa ottimamente &lt;strong&gt;Alberto Cavaglion &lt;/strong&gt;nel suo &lt;a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788846100832/CAVAGLION-ALBERTO/NOTIZIE-SU-ARGON-GLI-ANTENATI-PRIMO-LEVI-DA-FRANCESCO-PETRARCA-CESARE-LOMBROSO.html"&gt;ultimo libro&lt;/a&gt;, oppure, partendo da una considerazione di “generi letterari” e di intertestualità, provare a tenere insieme socialità e struttura di un testo, come ho tentato di fare in un convegno tenuto a Trento questa primavera di cui presto potrete leggere il testo.&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-2416813440005243422?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/2416813440005243422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=2416813440005243422' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/2416813440005243422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/2416813440005243422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/levi-torino-ossola-vs-belpoliti-e-il.html' title='Levi a Torino: Ossola vs Belpoliti e il bel libro di Cavaglion'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-7242911172241088225</id><published>2007-07-11T10:38:00.000-05:00</published><updated>2007-07-17T08:54:57.638-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='idee e ricerche'/><title type='text'>esperimenti curiosi e quesiti immutabili: le uova per Gillot</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;un bel modo per sapere se ci reicarna perddavvero è inventare aforsimi e controllare se esistono su Google. io ad esempio una notte ho porvato questo ed invito a ripetere l'experimento: magari darà risultati più felici. L'aforisma da me coniato tra virgolette, ricerca precisa, è "La domanda è l'ortodossia del cuore" e non dà risultati. senza le virgolette. I primi venti risultati hanno a che fare con la Chiesa a vario titolo. Se al posto di cuore metto "La domanda è l'ortodossia della mente "esce fuori Bernard Russel e l'ateismo. Mente e cuore, cari Pascal e Cartesio. Anche gli algoritmi di calcolo non calcolano che il reale statistico o casuale delle risposte che la storia produce. Siamo ancora a questo punto. Alla solita obiezione... ancora alle uova di Gillot di Beckett tradotte in italiano da Wilcok: "queste uova puzzano di fresco..."&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-7242911172241088225?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/7242911172241088225/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=7242911172241088225' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7242911172241088225'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7242911172241088225'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/esperimenti-curiosi-e-quesiti.html' title='esperimenti curiosi e quesiti immutabili: le uova per Gillot'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-314726465524342951</id><published>2007-07-11T10:20:00.000-05:00</published><updated>2007-07-17T08:54:57.638-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='idee e ricerche'/><title type='text'>Decoro e realtà</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L’idea di un falso decoro, di una voce che non appartiene, di una forma che non rappresenta in maniera adeguata, è una costante di tutto il XX secolo. Tanto che "l’inverso del decoro" ha potuto diventare quasi sinonimo di “realtà”. Quella di &lt;a href="http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/liliane-wouters-faux-dcors.html"&gt;Liliane Wouters &lt;/a&gt;è una presa di distanza dal decoro come armonia del mondo a favore del désaccord che è proprio di una voce reale, viva, autentica. È un problema formale ed emotivo insieme.&lt;br /&gt;Nella modernità il concetto classico di decoro è forse quello che più ha subito le conseguenze di quella “fine delle convenzioni a favore del realismo” a suo tempo individuata da T. S. Eliot e per avere un’idea di quanto avanti si sia spinto questo processo si può leggere quanto scrive Michal Houellebecq nel suo “méthode” del 1991:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Creusez les sujets dont personne ne veut entendre parler. L’envers du décor. Insistez sur la maladie, l’agonie, la laideur. Parlez de la mort, et de l’oubli. De la jalousie, de l’indifférence, de la frustration, de l’absence d’amour. Soyez abjects, vous serez vrais».&lt;br /&gt;M. Houellebecq, &lt;em&gt;Rester Vivant – méthode, La Différence&lt;/em&gt;, 1991 (rist. insieme a &lt;em&gt;La poursuite du bonheur&lt;/em&gt;, Paris, Flammarion, 1997, p. 27).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli anni Cinquanta e Sessanta una certa critica cattolica reazionaria, spiritualista e filomonarchica, in nome del decoro amava scagliarsi contro il “crudo realismo” di certe opere, film e romanzi soprattutto. Un esempio potrebbe aversi operando uno spoglio della critica cinematografica dell’«Osservatore Romano» tra il 1950 e il 1989. Houellebecq l’autore che oggi parrebbe più lontano da tali posizioni pare però condividere, in merito al rapporto su decoro e realtà, una posizione più vicina al Vaticano che alla nostra Wouters. L’opposto del decoro non è il disaccordo ma la verità e la realtà, “nuda e cruda”, anche nella sua abiezione. Houellebecq nel suo Metodo per restare vivi, inedito in Italia (chi si ricorda del geniale Manuale di autodistruzione di Bordini?) sostiene: “scrivete l’inverso del decoro e sarete veri”. Illusione. Non pia forse, ma illusione sempre. Montaigne si interrogava sulla “tirannia del costume”; oggi, con altrettanto pervasiva ed invisibile pregnanza possiamo interrogarci sulla “tirannia del decoro” che si manifesta a noi in forma di Comunicazione/Informazione e Tecnica. Oggi Comunicazione e Tecnica impongono il “luogo del discorso”. E il “luogo del discorso” è la base ineludibile della legittimità. “Il mezzo è il messaggio” diceva McLuhan e milioni dopo di lui, ma forse non è più così (ed alcuni businessmen lo hanno anche teorizzato p. es. Augusto Preta, Economia dei contenuti. L’industria dei media e la rivoluzione digitale). Ma il decoro non è solo il mezzo e non è neanche il messaggio. Il “tiranno-decoro” è l’opportunità. Il luogo e il tempo, l’occasione giusta perché l’impossibile accada.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-314726465524342951?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/314726465524342951/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=314726465524342951' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/314726465524342951'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/314726465524342951'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/decoro-e-realt.html' title='Decoro e realtà'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-6635380732085619247</id><published>2007-07-11T05:43:00.000-05:00</published><updated>2007-07-14T05:18:12.085-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi'/><title type='text'>Liliane Wouters, Faux décors</title><content type='html'>C’est le premier jour de son grand voyage,&lt;br /&gt;Il ouvre les yeux dans un autre univers,&lt;br /&gt;Il a fait le tour de tous nos mirages,&lt;br /&gt;Il voit bien mieux le monde à l’envers,&lt;br /&gt;Il a perdu corps, c’est pour prendre espace&lt;br /&gt;Il a trouvé mort mais vit Dieu sait où,&lt;br /&gt;Adieu faux décors, l’esprit cherche place&lt;br /&gt;Dans le désaccord de ce qui fut nous.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da Oscarine et les Tournesols&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-6635380732085619247?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/6635380732085619247/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=6635380732085619247' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/6635380732085619247'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/6635380732085619247'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/liliane-wouters-faux-dcors.html' title='Liliane Wouters, Faux décors'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-1301954881812186404</id><published>2007-07-11T04:52:00.000-05:00</published><updated>2007-08-13T08:36:28.552-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='idee e ricerche'/><title type='text'>I dottori di MASH e il 27 di Bovary: Zoilo e il chiarissimo Giusti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Torino. Via Sant’Ottavio, Palazzo Nuovo. In quell’hangar in odore di alluminio il cui nome mi pareva una presa per il culo all’inizio del 2000 a ventiquattro anni presi la laurea quadriennale in Letteratura Italiana. Allora non c’era ancora il 3+2 con il casino dei crediti e dati venti esami stop. Io dopo i venti esami scelsi di laurearmi in letteratura italiana. Liscio liscio. Liscio troppo direi. Sì perché all’Università tutti quelli che studiavano un minimo poi andavano bene e agli esami mietere trenta con un po’ di passione era il minimo che potessi chiedere alla mia coscienza, ben sapendo che moltissimi altri facevano lo stesso. Quando tre anni dopo la laurea mi capitò di essere, come si dice, “dall’altra parte”, mi parve che le cose andassero anche meglio. Una ragazza mi disse di aver letto due volte Madame Bovary, uno dei testi d’esame per Letterature Comparate. Disse che la prima volta che lo aveva letto a sedici anni la signora Bovary le era sembrata un tipo profondo; questa seconda volta, “una sciacquetta”. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;“Si vede che sei cresciuta” risposi. 27. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Interrogai quella sola volta, l’unica che mi chiamarono mentre ero lontano da Torino, a Follonica, con un’amica. “Pronto è lei?” “Si?” Lo sa che ci sono gli esami?” “No” “Guglieri e Lombardi non ci sono, venga lei”. Non mi mossi più da Torino nei seguenti tre anni. Interrogai solo quell’arroventato pomeriggio di Luglio in cui diedi 27 a chi aveva interrotto il mio idillio di Follonica facendomi fare sei ore di treno per dirmi che Madame Bovary era una sciaquetta.&lt;br /&gt;In ogni caso all’inizio del 2000 in quell’hangar mi laureai e per laurearmi dovetti inoltrare domanda al “Chiar.mo” preside della facoltà di lettere e filosofia e usare così per la prima volta in vita la parola “chiarissimo” riferendolo a persona e per di più in forma orribilmente scorciata. Mai avrei pensato di scrivere in qualcosa di ufficiale, di stampato, di mio la parola “chiarissimo” eppure lo stavo facendo e “qualcosa non va”, mi dicevo, “pare anche questa una presa in giro”. Tutti gli scrittori di un qualche valore non disdegnavano di gettare fango sull’accademia, sull’università, come se il loro successo avesse covato in un rancore fatto di volontà di rivalsa, eccetera eccetera, eppure io, all’università non ci volevo male… però anche gli autori che studi solo lì parevano dire il contrario di quello che si faceva nell’unico posto che mi pareva delegato almeno a celebrarne se non la memoria, almeno la storia. E poi infondo anch’io avevo paura di diventare un pettegolo e copione, uno di quelli cui parla Giusti in una sua poesia del 1845 intitolata appunto &lt;em&gt;Contro un letterato pettegolo e copista&lt;/em&gt; e che comincia “O chiarissimo ciuco”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;O chiarissimo ciuco&lt;br /&gt;O cranio parasito&lt;br /&gt;All’erudita greppia&lt;br /&gt;incarognito;&lt;br /&gt;Tu del corvello eunuco&lt;br /&gt;All’anime bennate&lt;br /&gt;Palesi la virtù&lt;br /&gt;colle pedate.&lt;br /&gt;Somigli uno scaffale&lt;br /&gt;Di libri a un tempo idropico e&lt;br /&gt;digiuno,&lt;br /&gt;Grave di tutti, inteso di nessuno;&lt;br /&gt;O meglio un arsenale&lt;br /&gt;Ove il&lt;br /&gt;sapere, in preda alle tignole,&lt;br /&gt;Non serba altro di sé che le parole.&lt;br /&gt;Poiché&lt;br /&gt;sfacciatamente&lt;br /&gt;Copri de’ panni altrui l’anima nuda,&lt;br /&gt;Scimia di forti&lt;br /&gt;ingegni e Zoilo e Giuda;&lt;br /&gt;Smetti, o zucca impotente,&lt;br /&gt;Di prenderti altra&lt;br /&gt;briga;&lt;br /&gt;Strascica l’ostro sulla falsariga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ben conscio del veto, sulla falsariga del modello prestampato, apposi tuttavia la "chiarissima richiesta" che fu benignamente accolta ed eccoci qui. Laureati. Testa nella mangiatoia dei &lt;em&gt;companions&lt;/em&gt; (la greppia) e pistone che non pompa più la musa (corvello); pronti a seguir la falsariga del primo debole vento mediterraneo (ostro). "Banderuolicciole", leggere leggere. Dottori. Non chiarissimi forse, non ancora così ridicoli, ma con un titolo, altrettanto buffo. Piacere, dottor Céline, e poi come in quella scena di M.A.S.H. dove tutti i dottori si danno la mano dicendosi “dottore”, “dottore”, “dottore” e così via… Chi fosse il “chiarissimo asino” della poesia che, come si dice, “eccitò la musa del Giusti”, non si sa «ma di letterati pettegoli e copisti non ci fu mai penuria in alcun tempo». Dare del “chiarissimo” ad uno per Giusti equivaleva a insultarlo e il poeta si arrabbiava molto se lo leggeva prima del suo nome in una lettera a lui indirizzata. All’Amico Matteo Trenta scriveva già cinque anni prima del testo in questione, nel 1840, che “chiarissimo” era un superlativo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote&gt;che tutti danno e tutti vogliono a tutto pasto, tanto che oramai bisognerà dire&lt;br /&gt;nelle mattutine e nelle vespertino orazioni (o correggere anco nelle preghiere&lt;br /&gt;della Chiesa) a peste, fame et clarissimo, libera nos Domine. Non so se sappiate&lt;br /&gt;che in quest’altro Congresso sarà proposto dai professori di fisica di dar&lt;br /&gt;piuttosto del Diafano o, più italianamente parlando, del Trasparente. A me&lt;br /&gt;piacerebbe molto potere scrivere: Al Diafanissimo signor, ecc. Al Molto&lt;br /&gt;Trasparente Professore, ecc.&lt;/blockquote&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il 31 dicembre 1844 Giusti scrisse anche una cicalata in forma di lettera, stampata dalla «Rivista di Firenze» col titolo: &lt;em&gt;Il capitolo delle debolezze umane: sull’uso del Chiarissimo&lt;/em&gt;. Leggiamo: «Il popolo felicissimo nei suoi paragoni, quando parla d’una cosa limpida o d’una verità manifesta, è solito dire: chiara come l’acqua, chiara come l’ambra, chiara come la luce del sole. Ma il sole, sebbene sia popolarissimo, credo che nella sua dignità debba indispettirsi d’essere messo in un fascio e quasi alla pari con l’acqua e con l’ambra, come il vero sapiente deve pigliarsela con tutti coloro che te l’annaffiano in branco coll’asperges del Chiarissimo.» E propone «di pesare bene il merito di colui cui si scrive, e dare quindi all’uno di Limpido, all’altro di Lucido, a questo di Trasparente, a quello di Folgorante; e poi di Molto sfavillante, di Scintillantissimo, e anco d’Opaco e di Nebuloso secondo il bisogno». &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sono passati 160 anni. Alla faccia che la satira è legata ai tempi in cui si scrive. Ad aver segnato il passo semmai è il linguaggio con cui è espressa per cui non sono più familiari i molti termini che fanno suonare vecchio il timbro di Giusti, forzata la sua gabbia di rime, poco chiara la funzione di quel nome astruso “Zoilo” accostato a Giuda Iscariota, il traditore per antonomasia. Questa poesia non si legge bene, non è moderna, ci vogliono le note, eccetera. È per non cadere nella spiacevole pedanteria di quell’arsenale linguistico carico di retorica che all’Università poeti come Giusti ricevono, giustamente, un attenzione marginale se non nulla (io nel mio corso di studi non ci sono mai incappato). D’altronde è proprio per non essere tacciati di arretratezza che si è mandato in pensione tutto il quest’armamentario di “greppie” “tignole” e “corvelli” dopo che per l’ultima volta Pascoli ce ne mostrò in nuova luce il fascino, come un balocco sinistro. Tra le critiche che si potrebbero muovere a Giusti infine, l’accostamento indiscriminato di un personaggio classico come Zolio, il mitico critico di Omero che si guadagnò l’appellativo di &lt;em&gt;Homeromastix&lt;/em&gt;, e il traditore dei Vangeli. Anche questa leggerezza gioca a sfavore di una composizione che non riesce a sollevare la propria riflessione al di là di una piacevole goliardia. È questo il romanticismo italiano, dei &lt;em&gt;romantegh&lt;/em&gt;. Questo fu per Leopardi e questo fu soprattutto per Ungaretti suo lettore in chiave “modernista”: è questa una poesia che crede per innocenza alla rivoluzione metrica e sociale, per poi ricadere in una “maniera”; in una serie ininterrotta di “retoriche dominanti” che suppliscono la retorica classica nella sua funzione: la &lt;em&gt;techné&lt;/em&gt; classica si coniuga alla &lt;em&gt;dianoia&lt;/em&gt; moderna. Dimenticare la funzione tecnica della retorica a favore della poetica che è riflessione e pensiero, ha portato all’equivoco rivoluzionario della &lt;em&gt;poetic diction &lt;/em&gt;romantica. Questo, in sostanza ci dice Ungaretti (le cui pagine critiche sono funzionali alla comprensione della sua opera quanto quelle di Eliot e Pound) è il limite dei romantici, dei poco amati Manzoni, Whitman e Hugo, &lt;em&gt;in primis&lt;/em&gt;. Eppure come negare la buona fede di Giusti? Come negare che il suo lamento contro i “chiarissimi ciuchi” fosse legittimo, vero, attivo, ancora agente? Non ha forse Giusti la qualità della grande poesia, ovvero la memorabilità, ma bisogna per questo continuare a sfottere lui come antiquato ed usare “a bella posta” quello stesso desueto epiteto che, per ragioni presumo nobilissime, il caro Giusti voleva veder scomparire dalla sua vista? Quando una parola cade in disuso e muore, muore con lei parte del simbolico che ha caratterizzato… probabilmente Giusti voleva sbarazzarsi della retriva pompa della vanagloria, o di quella postura tipica degli accademici suoi professori, amici o colleghi; in ogni caso, chissà che non si possa approfittare ancora della stoccata del sileno?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-1301954881812186404?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/1301954881812186404/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=1301954881812186404' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/1301954881812186404'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/1301954881812186404'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/i-dottori-di-mash-e-il-27-di-bovary.html' title='I dottori di MASH e il 27 di Bovary: Zoilo e il chiarissimo Giusti'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-381084927407724482</id><published>2007-07-10T11:18:00.000-05:00</published><updated>2007-07-11T05:01:17.431-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cronache dalla restaurazione'/><title type='text'>Restaurazione o Speranza? Gianni D'Elia, Ernst Bloch, Tonino Guerra, Ratzinger, Boy George...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nel recente &lt;a href="http://www.festivaldellapoesia.it/"&gt;festival della poesia di Parma &lt;/a&gt;al Punto Einaudi sabato per l'aperitivo arriva a sorpresa &lt;a href="http://www.girodivite.it/antenati/xx3sec/_delia.htm"&gt;&lt;strong&gt;Gianni D'Elia&lt;/strong&gt; &lt;/a&gt;che legge dal suo ultimo libro le storie dei suoi &lt;em&gt;Trovatori&lt;/em&gt;. Dice che la sua antipatia per &lt;strong&gt;Ratzinger &lt;/strong&gt;risale a quando molti anni fa lesse le sue critiche ad un filosofo per altri versi molto amato dalla cultura cattolica italiana degli anni sessanta: il filosofo marxista &lt;strong&gt;Ernst Bloch (1885-1977)&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il "principio speranza" come "ontologia del non ancora esistente" è la figura speculativa centrale della sua filosofia. Secondo Bloch una giusta filosofia non deve mirare a studiare ciò che è ma a preparare ciò che ancora non è. Dietro ci sta "l'impensato che bisogna pensare di Heidegger" ma nel suo dire che "il mondo veramente degno di essere vissuto dev'essere ancora costruito" c'è un indubbio potenziale eversivo. Il compito dell'uomo creativo è dunque quello di creare il mondo giusto che ancora non esiste e per questo elevato compito la filosofia deve svolgere una funzione decisiva: essa è il laboratorio della speranza, l'anticipazione del mondo di domani nel pensiero, anticipazione di un mondo ragionevole e umano. Un mondo che non più formatosi mediante il caso, ma che può essere pensato e realizzato . Nel contesto storico degli anni Sessanta-Settanta che smotta sul nostro presente mi pare che si confondano la speranza che si identifica con l'elpis paolina e l'ottimismo di Tonino Guerra che si becca la cagata in faccia. Per Bloch (e per alcuni dei tanti intellettuali che lo seguirono, cattolici (come Ernesto Balducci, David Maria Turoldo, Lorenzo Milani, Mario Gozzini) e laici (come Lelio Basso), l'ottimismo fu forma ed espressione della fede nella storia, ed è perciò doveroso per una persona che vuole servire alla liberazione, l'evocazione rivoluzionaria del mondo nuovo e dell'uomo nuovo. Fu questa infondo l'eredità illuminista ereditata dal romantico Hugo nella sua Prefazione a Hernani e credo che lo stesso discorso valga anche per i "miserabili" cattolici Coccolini e Zaccuri ospitati da Giuseppe Genna.&lt;br /&gt;La speranza è perciò la virtù di un'ontologia di lotta, la forza dinamica della marcia verso l'utopia. Leggendo Bloch, Ratzinger interpreta la sua speranza come ottimismo e come fiducia nel progresso e probabilmente calca un po' troppo la mano su questo punto (visto che ben nota è la critica di Bloch alla linearità del progresso). Secondo Ratzinger la "virtù teologica" di un "Dio nuovo" e di una "nuova religione" è la virtù di una storia divinizzata. Una "storia" di Dio, dunque, ma del grande Dio delle ideologie moderne e della loro promessa. Questa promessa è l'utopia, da realizzarsi per mezzo della "rivoluzione", che per sua parte rappresenta una specie di divinità mitica. Ratzinger in fin dei conti attacca la divinità illusoria della storia che pone dio al suo servizio. Peraltro chi non crede nelle "magnifiche sorti umane e progressive" non è mai visto di buon occhio, e tuttavia non potendo fare del pontefice un nichilista leopardiano, questo suo pessimismo, in un dibattito della metà degli anni Ottanta attorno al suo Rapporto sulla fede, lo rese un conservatore reazionario.&lt;br /&gt;Allora, alla metà degli anni Ottanta l'attenzione dei suoi critici si catalizzò attorno ad una parola che in questi ultimi due anni si è diffusa nel mondo delle lettere e della rete "Restaurazione". (si veda l'articolo di Antonio Moresco dell'aprile 2005 nella prima Nazione Indiana e ricordi, chi c'era, l'incontro di Torino del maggio, in cui lesse il Cantico di San Francesco e abbandonò il gruppo assieme ad altri membri fondatori). Di questa restaurazione eccone una radice appena sepolta sotto due dita di polvere storica, al tempo che Boy George era una star internazionale e non un Dj al Bajda di Noli. Di tutto questo pare che a D'Elia non importi moltissimo, e il suo accenno al pontifex conta meno di una poesia attorno al fuoco, meno delle voci che parlano in un mare di tela azzurra, meno dei muratori che lavorano sulle impalcature fuori della sua casa di Pesaro. La restaurazione pare non l'abbia sfiorato e, non me ne voglia, rispetto all'apetura a più voci dei Trovatori, mi pare si trovasse più a suo agio in una "bassa stagione".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-381084927407724482?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/381084927407724482/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=381084927407724482' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/381084927407724482'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/381084927407724482'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/07/delia-ratzinger-bloch.html' title='Restaurazione o Speranza? Gianni D&apos;Elia, Ernst Bloch, Tonino Guerra, Ratzinger, Boy George...'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9183755250815363819.post-7581801765544222169</id><published>2007-02-22T09:50:00.000-05:00</published><updated>2007-07-17T08:54:28.155-05:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='idee e ricerche'/><title type='text'>Il regno di Zoilo. Letteratura e Legittimazione.</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:78%;"&gt;«Finalmente un Blog che inizia a pagina 1» Stephen King.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non l’ho letto ma wow!» Nina Moric&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nome Verdememoria viene dall’omonima rivista argentina del giovane Rodolfo J. Wilcok. Siamo sinceri: chi se non per studio leggerebbe un Blog sulla questione della legittimità letteraria? E chi se non un letterato capirebbe cosa si intende con questo concetto? Io scrivo per loro ma anche per quelli a cui non dovrebbe fregare nulla di queste cose. Questa è una storia di maldicenza e discrezione scritta per quelli che prima di comprare un romanzo vogliono saperne la storia. Eccola qui, tutta intera, che comincia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9183755250815363819-7581801765544222169?l=verdememoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://verdememoria.blogspot.com/feeds/7581801765544222169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9183755250815363819&amp;postID=7581801765544222169' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7581801765544222169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9183755250815363819/posts/default/7581801765544222169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://verdememoria.blogspot.com/2007/02/nasce-verde-memoria.html' title='Il regno di Zoilo. Letteratura e Legittimazione.'/><author><name>a.a.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11251510561521265260</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
